Un viaggiatore senza tempo 1/5

Un giovane era seduto al bar davanti a un cocktail pesante, così immaginai dalla sua espressione quando ne mandava giù un sorso: spingeva le labbra prima in avanti per poi risucchiarle in dentro, come fosse chiedere troppo tenerle sporgenti.
Mi sono stupito: alla dieci del mattino, un cocktail?
-Buongiorno – gli dissi avvicinandomi. Avrei voluto un approccio meno formale, mi pareva di conoscerlo da tempo.
-Buongiorno – mi rispose guardandomi dritto negli occhi e aggiunse – sto affogando la mia mancata giovinezza.
-Mancata? Ma sei giovane!
-Anche tu sei convinto che basti essere anagraficamente giovani? Ti sbagli.
-Ma cosa ti è successo di tanto terribile, da considerarla mancata?
-Non lo so – non ho ricordi, qualche flash qua e là, ma tutti uguali, probabilmente sempre gli stessi con qualche minima variante.
-Spaventoso! Come fai a sopravvivere senza nemmeno un ricordo?
-È un buco nero che si porta via tutto, in un vorticoso vorticare.
-Bello il vorticoso vorticare! Ma tu dove sei, in fondo o stai vorticando?
-Non lo so, non mi vedo.
-Prova a cercare, forse trovi qualcosa, un oggetto, una parola, un odore che ti richiami alla memoria un ricordo, anche piccolo…
-Io ci provo, ma in questo roteare non c’è niente.
-E perché bevi?
-Si beve per dimenticare ma, avendo dimenticato, se bevo forse posso ricordare.
-L’idea non è male!
-Hai presente il tè di Alice? Bene, è come se quell’unico ritaglio che ho in memoria si ripetesse all’infinito.
-Cerchiamo allora in quel ritaglio, proviamo a ingrandirlo, forse possiamo scoprire un particolare che ti è sfuggito; a furia di vedere sempre la stessa scena pensi di conoscerla bene, invece …
-Proverò.
-Stai guardando con maggiore attenzione? Allora, cosa vedi? Raccontami con tutti i particolari.
-Vedo me che corro, corro, corro…
-Sì, ma con chi, verso dove, per quale motivo?
-Non si vede, ma ho il fiatone e forse ho anche paura…
-Ma davanti a te cosa vedi?
-Una montagna altissima e variopinta.
-Ti piace andare verso quella montagna? Non potresti fermati o tornare indietro?
-Non posso, sento che sono costretto a correre e che devo raggiungere quella montagna, ma nello stesso tempo tremo all’idea di raggiungerla.
-Un vero mistero: la montagna è ripida o si può scalare oppure aggirare o scavalcare?
-È ripida ma è bella, devo andare lassù, lassù si sta bene; c’è altra gente che corre e tutti salgono salgono; qualcuno è anche quasi arrivato in cima, ma…
-Che succede? Racconta ancora, cosa vedi?
-Non vedo, tutto si è annebbiato: mi pare che in cima siano davvero pochi, in basso tanti e sono tutti sdraiati e ridono, ridono a crepapelle, sono piegati in due dal ridere.
-Forse non vale la pena affannarsi tanto per restare ai piedi di una montagna che fa morire dal ridere… e perché correre? Non è vero che arrivi prima; rischi di non arrivare o di arrivare stanco e ti sei perso tante belle cose da vedere e gustare nel piacere della pausa e del passo corto.
Nessuna risposta.

Un viaggiatore senza tempo 1/5 ultima modifica: 2015-06-29T08:13:12+00:00 da Salvina Pizzuoli

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