Archivio per tag: Salucco

Metempsicosis – Ciò che si è perso (01)

Uff, uff…. Che fatica! Jack sentiva d’essere tornato in un corpo animale. Ma era tutto un movimento, un disagio in cerca di pace, le sensazioni non erano positive: qualunque nuovo viaggio stesse affrontando non prometteva niente di buono e il buio permeava ancora la sua irrequietezza.
Un’armonia ridondante e circolare inebriava l’aria di un dolce e inquietante suono, una melodia infantile scuoteva l’animo nella ricerca di un equilibrio tra piacere e disagio. Tutto sembrava fermo ma il corpo si muoveva autonomamente in una ginnastica perpetua. Pareva un corpo umano ma era incontrollabile e incomprensibile, uno stato non gestibile e ansiogeno.
Jack continuava a muoversi involontariamente e, mentre cercava di controllare gli spasmi dei muscoli, emise un suono, un gemito, poi uno strillo e infine si rese conto che stava piangendo come un neonato.
La sua solitudine in questo giro di vite, la sua disperata forza finalizzata alla sopravvivenza, tutto spingeva a comprendere senza impazzire. Era al buio, c’erano suoni e melodie da culla di neonato, i movimenti incontrollati e a scatto, i gemiti e l’incapacità di parlare: Jack comprese dov’era e la mente non resse l’impatto.
Cominciò a piangere, strillare, smaniare a più non posso, voleva liberarsi da quel giogo di corpo immaturo, voleva correre e scappare, uscire da quella claustrofobica sensazione ma non c’era via di scampo.
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Metempsicosis – Nuvola

[Ancora immagini: un lenzuolo in un prato, una vergine giovane e candida si masturba giocosa e chiama. La virile eccitazione di Jack si accosta a lei e nel culmine dell’atto svanisce. Riprende vita in un sobborgo metropolitano, barbone tra i rifiuti. Tutto il genere umano gli entra dentro, le membra si disintegrano e pian piano non oscilla più tra le immagini scompaginate di vite sovrapposte. Comincia a sentire di appartenere a qualcosa di “altro” e, distaccandosi dalle miserie del genere umano, non ne ha più paura.]

La Verità è nascosta nelle cose più belle ed emerge negli spazi della materia tra i meandri delle particelle sub-atomiche irradiando la Vita di luce. Jack cominciava a penetrare il senso del proprio viaggio, il suo pensiero era cosciente nonostante non sapesse cosa fosse fisicamente e dove si trovasse.
Si sentiva leggero, tutto era buio, provava una sensazione di accumulo e successiva disgregazione; vi si abbandonava, ormai aveva capito che solo lasciandosi andare a quell’esperienza sarebbe giunto a qualcosa.
Il pensiero continuava a girovagare di fiore in fiore, come un’ape che accumula nettare. Nutriva il proprio bisogno di senso, quelle esperienze, la sua vita terrena, tutto si stava fondendo in un significato più alto.
Fin da bambino Jack era sempre stato emotivo, la sua sensibilità lo portava a percepire sensazioni inspiegabili e non condivisibili. Scorgeva la sofferenza negli occhi di chi la provava, vedeva una realtà diversa, troppo intensa per non sentirsene attratto e spaventato a morte.
In tutta la sua vita si era sempre chiesto come mai certe cose, per lui scontate, non lo fossero anche per gli altri. Questa introspezione lo portava a soffrire, nel susseguirsi di fallimenti relazionali si era sempre più chiuso in se stesso e pian piano ciò che non si canalizzava in modo naturale finì per consumarlo da dentro.
Ora era così leggero, non sapeva perché, non ne aveva idea ma non gli importava più. Sentiva la felicità salire, sentiva tutto il mondo represso riemergere in rivoli d’acqua sorgiva, tornavano quelle sensazioni che aveva dovuto abbandonare per difendersi, per proteggersi, per non impazzire.
Come un miracolo inspiegabile cominciò a vedere. E quel momento di pienezza divenne estasi quando intravide il sole sorgere lontano, era in cielo, volava.
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Metempsicosis – La Preda (02)

Cominciò a pensare che in fondo si trovava lì, che ormai era certo che stava viaggiando in una dimensione totalmente sconosciuta, sapeva e sentiva di essere dove doveva essere ma senza saperne il perché. D’altra parte non era ciò che provava sulla Terra? E non era proprio questa paura a terrorizzarlo e a impedirgli di vivere sereno? Era stufo di tutto questo ragionare, pensare, analizzare, elaborare: basta, basta, basta! Gridò a se stesso, girò lo sguardo, vide un immenso prato verde, strisciò uno zoccolo per terra due o tre volte, come un toro prima dell’attacco. Cominciò a correre, il cuore pompava come un treno a vapore, la macchina perfetta del suo corpo cominciò a sbuffare ritmata. Viaggiava e rideva, Jack rideva, piangeva, libero mordeva la terra davanti a sé. La velocità era inusitata per un’abitudine umana e la pioggia scorreva sul suo corpo come su una macchina in autostrada.

Gioiva. Incredibilmente era felice, in preda a una sensazione che non pone domande ma è e basta, che rende liberi nel vivere il momento presente, scevri da ogni inquietudine. Avrebbe fatto il giro del mondo di corsa se fosse stato un immenso prato, ma la materia ha un limite e, anche se lo spirito ci spinge all’infinito, davanti al bosco si fermò.

Fitti alberi creavano un muro di buio, il residuo vento del temporale faceva ondeggiare gli immensi abeti scricchiolanti. Cosa fare? Dove andare? Erano tornate le domande, c’era da affrontare la realtà (qualunque cosa stiamo vivendo, quella è la realtà).
Cominciò a camminare lungo il perimetro del bosco, passeggiando riflessivo in cerca di uno stimolo che lo indirizzasse. D’un tratto si fermò, un rumore di movimento nel sottobosco lo intimorì, cercò di frugare con lo sguardo nei meandri della fitta vegetazione ma non vide niente.

A un tratto sentì abbaiare – saranno stati tre o quattro cani – e voci di uomini concitate che rimbombavano nel bosco. Jack/cervo non capiva, d’istinto la presenza di umani lo rasserenò ma capì subito che non erano certamente lì a campeggiare.

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Metempsicosis – La Preda (01)

Jack dormiva profondamente e sognava una cascata di pioggia.
Bagnato fradicio si rotolava per terra, un percorso onirico assurdo ma quasi reale. Si rigirava nel letto immaginario, lenzuola zeppe d’acqua lo avvolgevano in una morsa fredda, cercava di svegliarsi ma non ci riusciva.
Il sonno: automatico spegnimento dello stato di coscienza, ingresso in uno “spazio altro”. Jack negli ultimi anni non aveva dormito molto. Le sue feste e i suoi eccessi lo avevano reso un automa.
Dal sonno passò al dormiveglia; come nel letto d’amore con Laura, cominciava a sentirsi ma non riusciva a svegliarsi e l’oscillazione tra il sogno e i pensieri reali si fece incessante. Pensava confuso ai momenti con Laura, al suo profumo, a quell’estasi che solo le anime che danzano insieme sanno provare. Pensava alla propria solitudine, al marcio che lo atterriva, alle lacrime che avrebbe voluto versare; ma era soprattutto la stanchezza a turbarlo, la stanchezza di un viaggio assurdo senza un tempo e senza un’apparente via d’uscita.
Jack da piccolo era stato un bambino affettuoso, sensibile e attratto dalle persone sofferenti ma la sua bontà, la voglia di aprirsi e concedersi lo aveva reso vulnerabile al mondo e alle sue invasioni. Cominciò a chiedersi se vi fosse mai stata una ragione per la sua autodistruzione. Le dinamiche familiari erano alla base del conflitto interiore ma anche il suo spirito si era ammalato, perché quando si cerca un amore assoluto per la vita, ci si rende conto (appena si cresce) di quanto l’uomo ne sia distante e pericolosamente affamato.
Jack cominciava a pensare che forse non aveva senso ancorarsi al passato. Ora era lì, in un mondo sconosciuto, senza una via da percorrere, solo, abbandonato al non-senso. Era morto ma continuava a interrogarsi come se lo fosse davvero e questo rendeva tutto così assurdo… In realtà non era meno assurdo di quanto non lo fosse stata la vita terrena.
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Metempsicosis – L’Amore che non ho avuto (04)

Le foto della casa parevano uscite da quei quadretti familiari perfetti, costruzioni di senso utili e futili, vere e precarie, sognanti e irreali ma funzionali a una decente sopravvivenza.

Laura aveva amato Jack su quel letto e questo lo turbava; era come un adolescente in preda al primo amore, immaginava di raccontarle tutta la sua storia, il suo viaggiare tra una reincarnazione e l’altra, il suo nuotare nel magma quantistico, il suo capire il senso della vita. Ma la realtà ha sempre voce per parlare, la verità brucia e continua a farlo anche se la sotterriamo per millenni e Jack si rese presto conto che stava delirando e che mai nessuno avrebbe potuto capire ciò che stava vivendo. Neanche Laura, il suo amore.

Com’era buffa quella realtà! Innamorarsi per la prima volta durante una reincarnazione sa di beffa… Questo pensava Jack mentre le chiavi giravano nella porta. Laura entrò, vide Paul/Jack nudo in mezzo al salotto che guardava attentamente una foto di Paul e Laura in gommone e sempre più perplessa gli chiese se stesse bene e cosa ci facesse lì.

Paul/Jack sorrise impalato e poco spontaneo dicendo che era rimasto felicemente sorpreso dalle emozioni provate nel fare l’amore e che si chiedeva come mai non le avessero provate più da tanto tempo. Lei si avvicinò, lo sguardo intenso, quello sguardo che solo le donne sanno rivolgere quando finalmente sentono di aver conquistato l’uomo con cui stanno da tanto tempo. Le donne conoscono i posti in cui gli uomini vanno con la mente e hanno la meravigliosa capacità di saperli aspettare, ovunque vadano.

Lui ora era lì davanti a lei che in quel momento non sapeva di amare Jack.

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