Archivio per tag: Quattro Donne E Una Cucina

La cioccolata tra storia e leggenda

Una leggenda azteca narra che una sposa, lasciata a guardia delle ricchezze dello sposo, partito per la guerra, fu uccisa da coloro che volevano conoscere il luogo segreto dei tesori che doveva custodire. Dal suo sangue nacque la pianta del cacao, il cui frutto al proprio interno nasconde un tesoro:
semi  amari come le sofferenze,  forti come la virtù della giovane sposa, rossastri come il suo sangue.
Fu il dio Quetzalcoàtl a farne dono agli uomini, quello stesso dio che  fuggito in esilio volontario  promise però di  tornare a riprendere il suo regno.
La leggenda ebbe però molto tempo dopo un peso notevole sulla storia azteca; quando infatti nel 1519, esseri straordinari, mezzi uomini e mezzi animali ( gli aztechi non conoscevano  i cavalli) sbarcarono sulla costa orientale del regno ricoperti di armature, interpretate come scaglie di serpente scintillanti al sole,  e di colorati piumaggi , il re Montezuma credette alla realizzazione della profezia ed accolse quella nave e il suo carico con la convinzione di restituire l’ antico regno a Quetzalcoàtl , con tutti gli onori e con molti doni tra i quali non mancavano i semi di cacao
Ma la nave trasportava un carico di morte e di sangue: Cortes e il suo desiderio di dominio, come per altri conquistatores spagnoli
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Cioccolata da Giulia

Non potevano avere un’idea migliore!
Per me è un invito davvero irrinunciabile; questa volta non vedo l’ora di assaggiare la tiepida fragranza in tazza preparata da Lucia, i prestigiosi cioccolatini di Marta e le soffici mousse di Giulia.
Ci siamo spostate nell’estremo occidente, nella terra dei Maia, nel mondo scuro del cacao.
Senza nulla togliere al tè,  del quale ho imparato ad apprezzare le doti e i diversi infusi, il cacao e i suoi prodotti, decisamente diversi, li preferisco .
Il tè richiama alla mente atmosfere sfumate, dai colori pastello che dispongono  alla moderazione; il cacao al contrario  propone le tinte forti, le atmosfere vitalizzanti che sanno di danze frenetiche o dei ritmi tribali delle percussioni.
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Pausa d’Autore 2

Il risotto alla milanese
da Leggende e storie milanesi   di Laura Maragnani  e Franco Fava

Era il Settembre del 1574. Da quasi duecento anni, ormai, erano in corso i lavori per la fabbrica del Duomo, alle cui spalle si era formata una vera e propria città di baracche e porticati in cui alloggiavano marmisti, falegnami, scultori, carpentieri venuti da ogni parte d’Europa. In una specie di cascina di quella babele multilingue, viveva una piccola comunità di belgi: Valerio di Fiandra, maestro vetraio, incaricato di portare a termine alcune vetrate con gli episodi della vita di Sant’Elena, s’era infatti portato a Milano i più bravi dei suoi discepoli. Uno, in particolare, spiccava tra gli altri per la sua straordinaria abilità nel dosare i colori, ottenendo effetti a dir poco sorprendenti. Il suo segreto? Un pizzico di zafferano, aggiunto con maestria all’impasto già pronto. E proprio per questa sua abitudine, era stato soprannominato “Zafferano”… Maestro Valerio, gli ripeteva che andando avanti così avrebbe finito per infilare lo zafferano anche nel risotto. Fu così che, dopo tanti anni di canzonature, il giovane decise di giocare un tiro mancino al maestro: il giorno della Madonna si sarebbe sposata la figlia di Valerio, e quale migliore occasione per spruzzare davvero un po’ di polverina gialla nel risotto per il pranzo di nozze? Era nato il risotto alla milanese.

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Pausa d’Autore 1

Il riso è un ingrediente apprezzato, la cui fama è dilagata anche in altri ambiti, rendendolo protagonista in pagine d’Autore. Alcune sono entrate ormai nel patrimonio collettivo anche per merito di quella televisione che a volte ci regala trasposizioni godibili come la serie dedicata al commissario Montalbano.

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La cucina di Giulia

Contrariamente alla poeta, io sono molto concreta e l’unico termine che condivido con Lucia, per la cucina di Giulia,  è  funzionale , a cui aggiungerei essenziale, caratteristica che dà l’impronta a tutto l’ambiente.
Non una sbavatura, non un ninnolo, non un oggetto che non risponda pienamente alla funzione preposta: cucinare.
Corre lungo il perimetro di quattro pareti e occupa una buona porzione della parte centrale di una stanza luminosa e ampia; il bianco dei  muri riflette i colori degli arredi, bianchi e argento, e ne esalta il candore e la lucentezza.
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