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Ieri avevo delle preoccupazioni

Ieri avevo delle preoccupazioni,
mi interrogavo sul significato
delle mie azioni, su quanto in vent’anni
fosse possibile causare danni,
vivere una vita da rimandato,
seppellire il passato e le reazioni
della gente ferita, non sapendo
che un giorno vale l’altro sopra l’onda
del crescendo della vita (la data
di nascita non è nemmeno data
Dal parto, ma dal medico che affonda
Le mani nel ventre). Nacqui piangendo.

Tako, tua è la prima stanza, fiore
Che cresce nel campo di sterpi, vera
Brezza che scuote il mio Saturnino
Animo: tu hai raccolto il bambino
Che piangeva fra i cocci, ferma e fiera,
gli hai insegnato ad amare col dolore,
Hai sopportato le spire sferzanti
Del mio poligamo amore, gustato
Quanto una relazione sa di sale
Se manca d’una ragione sociale.
Ero rotto, e tu mi hai aggiustato:
Solo il futuro ci attende davanti.

Sahèr, giunge il tuo turno, nel tuo arrivo
s’apre questo lustro della mia vita:
Anima amica, tu pure coltivi in
Privato gli steli storti e allusivi
Di Euterpe, tu pure corri in salita
Quando tutti s’attardano, giulivo
Combatti contro te stesso. Straniero,
Docile montagna, ricco d’ingegno e
Giudizio, con onore e con rispetto
Vivi lungo le leggi di Maometto,
E con chiara ragione e nel suo segno
Intendi il giusto, e in te cerchi il vero.

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Una rosa bianca

Col suo sguardo
t’ha inondato
il cuore,
t’ha mozzato
il fiato,
t’ha offuscato
con eleganza
la mente;
quella rosa bianca
è lei.

T’ha creato
un’intensa pulsione
emozionale,
eppure,
stai ancora
pensando
se sia
davvero amore:
sì, lo è.

Non so chi tu fossi, pittore di colombe

Non so chi tu fossi, pittore di colombe
che giaci sepolto all’ombra del faggio,
in terra lontana, tra sconsacrate tombe,
ma sento che tracci la forma e il miraggio
che cogli tra i volti, tra splendidi disegni
nell’aere leggero e nei fiumi di fiori.

Ma il male segreto ch’alberga quegli ingegni
sensibili d’estri divini ai cori
a vita ti tolse, percosso nello spirto
a guisa dei miseri pinti nei quadri
che scuoton le braccia, agli alti uccelli e al mirto
portando tra l’ali donne amate e madri.

Partito col vento, soffio almo di pianto
non fosti soltanto dell’arte tua il boia
ma morto, nel mondo, dei tuoi colombi il canto
strappasti disegni leali alla Gioia.

Dentro i tuoi occhi

Se mi fermo un solo
istante
a guardare i tuoi occhi
vedo dentro un lago
incantato

Quello sgambetto

Vorresti
setacciare l’aria
per far emergere
le scorie,

di quel pulviscolo
d’indifferenza
che graffia
la dignità

con lo sgambetto.

C’è chi intasa
ed offusca
la sottile trama
della convivenza,

di quell’umanità
la quale
è alla continua ricerca
d’una vera identità.

Uno sgambetto alla vita.