L’Enigma – Atto secondo – 3/3

Il fotografo si precipita quasi correndo verso il fondo del palcoscenico, seguito dagli sguardi di tutti gli avventori, e scompare nella porta con scritto “Cinema”; mentre Begun ritorna al suo bancone gli avventori si muovono da un tavolo all’altro, si scambiano posti e compagnia, qualcuno dal suo tavolo prende la sacca del fotografo e la porta vicino a un altro situato a sinistra del bancone nei pressi della porta con scritto “Edicola”, una bella donna bionda e vestita di rosso esce dall’edicola e prende posto a quel tavolo, tutto nello spazio di due tre minuti. Quando il fotografo rientra nel salone con l’aria soddisfatta tutti i tavoli sono pieni e la gente grigia parlotta gioca e beve, Begun è al suo posto e le cameriere fanno la spola dal bar ai tavoli. Un violino suona un’aria da cabaret, la luce si attenua e un faro illumina la donna in rosso che si asciuga gli occhi con il dorso delle dita, il fotografo ne è come magnetizzato e le si avvicina. Con un inchino si siede accanto a lei come se fosse stato invitato a farlo, le prende la mano e fissandola negli occhi con uno sguardo da conquistatore…

Fotografo: “Chi sei? Cosa fai tutta sola in questo casino? E perché piangi?”
Anna: “E’ una lunga storia, lunga e triste” (toglie la sua mano da quella del fotografo e con un gesto plateale prende dalla borsetta sul tavolo un fazzolettino di trina nera bordato di bianco e con affettazione si asciuga gli occhi dolenti, drammaticamente)
Fotografo: “Non fare così, come ti chiami? Cosa fa una rosa in questo grigiore? Pene d’amore, suppongo…” (tra sé, verso il pubblico) “sembra una vipera malinconica, ha gli occhi annegati in un mare di lacrime ma sotto c’è della malizia, sotto c’è l’inganno, il veleno!”
Anna: “Mi chiamo Anna, ma tu non supporre troppo… Sei appena caduto nella trappola, non dovresti essere tanto allegro, no?”
Fotografo: “Trappola? Che trappola? Alludi anche tu a… Lo stesso gioco vale per tutti, vero? Cos’è” Un ordine di scuderia? E’ Begun che l’ha inventato?
Anna: “Io almeno l’ho fatto per amore, ma tu come sei finito qui?”
Fotografo: “Il mio lavoro mi ci ha portato, io sono…”
Anna: “Sei un fotografo, lo sappiamo tutti ormai. E fai anche delle belle foto”
Fotografo: “Ma come hai fatto a…” (sembra ricordarsi della sua borsa e guarda verso il tavolo dove era poco prima, si alza in piedi. Tutti i grigi lo guardano incuriositi)
Anna: “Cerchi questa?” (alzando da terra la sua borsa e posandola sul tavolo)
Fotografo: “Ma come è finita qui? L’avevo lasciata… Perché l’hai tu?”
Anna: “Mi sembra chiaro, è qui perché tu dovevi venire da me! Io sono una donna sola e tu sei un uomo solo quindi è normale che tu sia venuto da me. Soprattutto se mi avessi vista piangere. Non è stato così?”
Fotografo: “Allora stavi fingendo? Qui dentro è tutta una finzione? Mi prendete in giro alla grande, eh? Ma tu… Sei qui per amore hai detto, vero? O è una delle tante bugie che…”
Anna: “Bugie dici? Sei arrivato ora e ti permetti di offendere? Cosa credi, è dieci anni ormai che vivo qui dentro e tu…”
Fotografo: (contrito) “Scusa ma ho creduto che tu, tu e gli altri, insomma… Tutta questa buffonata della piazza che costringe a…”
Anna: “Buffonata dici? Prova a uscire se ci riesci! Dai, prova tu che ti ritieni così furbo, dai provaci” (con lo sguardo acceso ha detto l’ultima frase quasi gridando e tutti gli avventori si sono voltati a guardarli, Begun s’è accigliato e ha fatto alcuni passi verso il loro tavolo, poi s’è fermato. Tutto rimane sospeso per alcuni secondi)
Avventori: “Provaci tu a uscire, provaci tu a fuggire, provaci tu furbetto…”
Fotografo: “Calmati, calmati. Volevo solo che tu…”
Anna: (con fare adesso suadente e provocante, facendoglisi più vicina e tenendogli con entrambe le mani l’avambraccio sinistro) “Ormai qui dentro, sai è dieci anni ormai da quel giorno che mio marito, che l’ho perso qui sulla piazza… Ero sola e così ho impersonato la donna sola che sta aspettando suo marito… Per sempre qui dentro”
Fotografo: “E non potevi ritornare a casa tua? Avrai avuto una famiglia, spero! Potevi prendere un taxi e via! Ritornavi a casa tua, è normale! Chiunque l’avrebbe fatto”
Anna: “Non è così facile come può sembrare eppure hai provato anche tu là fuori, sulla piazza, un certo smarrimento vero? Come un intontimento che toglie la volontà. E non dirmi che a te non è accaduto!”
Fotografo: “Sì, forse… Comunque non può essere che accada come dici tu. Non…”
Anna: “Se sei qui a far domande… Ancora per poco, vedrai. Comunque dicevo: in tutto questo tempo ho avuto modo di conoscere tutti gli uomini giovani che sono qui. Adesso sei tu la novità ed è giusto che noi due facciamo all’amore, vuoi? Non adesso, abbiamo tutto il tempo che vogliamo. Uno di questi giorni ti porto di sopra nella mia camera e…”

La vipera malinconica si alza dal tavolo, si muove sculettando tra i tavoli e sparisce dentro alla porta del cinema, prima di uscire di scena manda un bacio a Begun, che la fissa torvo, intanto il fotografo la guarda andarsene con aria tra l’allibito e il meravigliato.

Fotografo: “Cose da pazzi! Va a letto con tutti questa… Vuoi fare all’amore? Andiamo di sopra! E così è una puttana! Altro che donna sola e triste. E’ una puttana. Un po’ come Bocca di Rosa. Lei lo fa per passione, per ingannare l’attesa. E poi la solita storiella, mi vogliono convincere a tutti i costi che sono tutti, io compreso, prigionieri di una piazza! Ma… Ma forse questo locale… E’ possibile, possibilissimo!”

Si alza in piedi e comincia a guardare tra i tavoli la gente grigia che non si cura di lui minimamente, guarda le loro facce, studia le loro smorfie, sotto lo sguardo del cerbero Begun; poi viene sul davanti della scena e rivolto al pubblico con faccia di chi ha fatto una grande scoperta e gesticolando con le braccia.

Fotografo: “Questo è un manicomio! Sono capitato dentro a un manicomio. Ora tutto è chiaro! Le cameriere saranno infermiere e Begun… No! Forse lui è il più pericoloso. Comunque mi è chiaro ormai, sono dentro a un manicomio. Ma l’accesso potrebbe essere più sorvegliato, per Dio! Fuori ci vorrebbe un cartello, grande e bene in vista con su scritto bla-bla-bla-bla. Eh! Così si rischia che…”

Tutti si sono fatti appresso a lui, alle sue spalle, tutti cominciano a raccontare qualcosa al fotografo, bisbigliando e gesticolando, con mimica facciale esagerata, mentre lui con aria imbambolata cerca di seguire tutti i racconti, ma parlano tutti insieme e comincia a non capirci più niente; come oppresso dal peso di tutta quella gente si siede per terra con le gambe incrociate con i gomiti poggiati sulle ginocchia si sorregge il volto con le mani, mentre tutti gli avventori gli sono sopra gli occhi pian piano gli si chiudono dalla stanchezza e infine si addormenta. Appena il fotografo dorme gli avventori iniziano una specie di ballo silenzioso, il solito violino dà un ritmo sincopato, e tutti insieme, poi a gruppi, si scambiano i posti sui tavoli, entrano e escono dalle varie porte, uno di essi raccoglie la borsa del fotografo dal tavolo e la porta via, se la passano sempre più frenetici. Tutto ciò nello spazio dei tre minuti che dura il motivetto del violino. Quando la musica cessa si fermano di botto, ovunque siano, guardano il pubblico e si coprono il volto con le mani, solo Begun dal bancone del bar attende impassibile ad asciugar bicchieri.
La luce in scena si attenua e un faro illumina il fotografo che dorme.

Cala il sipario.

 

 

L’Enigma – Atto secondo – 3/3 ultima modifica: 2012-02-17T09:14:12+00:00 da Fiorenzo Corsali

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