L’ascensore (1/2)

Mi hanno preso, porca puzzola! Immerso nei miei pensieri, inseguivo mille nuvole plananti verso il mare. Che bello il mare visto da quassù, sembra essere uno specchio del cielo e invece forse è solo un altro mistero.  Non li ho visti arrivare, è come se si fossero materializzati all’improvviso. Quattro colossi tutti interi ed una bocca enorme che urlava:
«Tutti fuori, all’Ascensore!»
Non riuscivo a credere che fosse vero, siamo sempre un po’ ottimisti quando tutto appare tragico. Ed anche adesso, in cammino verso l’Ascensore, sorrido dentro e non ci credo, sarà quest’anima nostra che rende tutto così comico. Oppure la mente che lascia il corpo a se stesso e si sente diversa, migliore della misera materia, della carne che in fondo disprezza, così mutevole e tanto deperibile. La mente, sostanza che non muta.
Sapevo però che mi avrebbero trovato, quassù non ci si può nascondere a lungo e laggiù, prima o poi, si torna sempre.
Siamo in tanti, c’è una piccola e dolcissima ragazza che mi guarda, due occhi grandi color del miele, chissà dove l’ho già vista. Magari l’ho incontrata Leonessa in qualche zoo: quanti ne ho girati, tanti, troppi e tutti così tristi e uguali.
Non l’ho detto? Ero Leone nell’ultima vita, accidenti a me e alla mia scelta infelice. L’idea era quella di vivere libero, in cima alla catena alimentare, senza temere nulla e nessuno. Se avessi solo immaginato o se qualcuno quassù mi avesse avvisato, non l’avrei certo scelto. E così arrivato al mondo in cattività, ho passato tutta la vita dietro le sbarre e addio sogni di libertà: non c’è più giustizia nemmeno quassù, porca puzzola!
    Siamo in tanti e qualcuno arriverà per riportarci laggiù. Devo decidere in fretta. Allora, Leone si è detto no, Uomo nemmeno a parlarne. Penso che mi piacerebbe abitare il mare e le sue profondità, libero di andare dove gli uomini non possano arrivare. Il mare, vada per il mare, e mare sia!
Balena? Ultimamente non è che se la passino troppo bene, sempre a scappare dalla caccia dell’Uomo. Delfino? Sì, e poi finisco in una piscina a fare tuffi per divertire i bambini. Squalo? Avete idea di quanti denti di squalo ci sono in giro? E mica glieli hanno tolti quando erano vivi!
Ma dico, hai inventato il cielo, il mare, la terra, gli uccelli, i pesci, gli animali, tutto così perfetto e poi che fai? Inventi l’Uomo! Ma porca puzzola, ma sei cieco? Non vedi che ti sta distruggendo tutto? Quassù non ce n’è uno che voglia ritornare uomo: una volta sola ci caschi.
Occhi di miele nel frattempo mi fa un cenno. Io per non essere da meno, faccio una smorfia che dovrebbe essere una via di mezzo tra il grugno di un duro texano e la tranquillità serafica di un samurai indomabile, solo che devo essere stato tanto ridicolo che lei trattiene a stento una sonora risata. Allora tento con l’azione e comincio a protestare urlando come un pazzo.
«Basta! Fino a quando dobbiamo andare avanti così, non se ne può più, io questa volta non scendo giù! Scendeteci voi in quel mondo dominato dall’essere più odioso della terra. Sta distruggendo tutto e tutti!»
E allora con le mani ancora alzate inizio a intonare quel canto di ribellione che tanto mi affascina. L’ho ascoltato nella mia vita da Uomo, era solo una canzone, ma noi credevamo davvero di riuscire a cambiare quel maledetto mondo.

“Sei per me l’ultima terra ancora, uomo
dove sorge il mattino e l’aurora c’era
solo nero ed il nulla per sempre, gente
siete insieme e viaggiate con me.

Lassù in alto non si vede nessuno ancora
forse è tempo di pensare che soli siamo
come lune circondate da fuochi immensi
mille soli e non sappiamo che farne.

E per gioco e qualche volte per fame, è vero
ci ammazziamo e ci mettiamo d’impegno, certo
quando è giusto e quando gira la luna storta
questa vita quando nasce è già morta.

E prediamo anche l’ultima terra, uomo
non c’è tempo che possa fermarti mai
forse solo quando niente più niente verrà
piangerai l’ultima terra con te.

Questa è l’ultima terra che resta, uomo
fa che nasca ancora al mattino alla luna
che mi porti a inseguire le stelle, uomo
fa che un uomo possa ancora sognare.”

Qualcuno ha detto che i sogni sono belli proprio perché sappiamo che rimarranno sogni. Però tu prova ad immaginare una vita fatta solo di sogni, non sarebbe magnifico? Tutto quello di cui non abbiamo bisogno è proprio la realtà. Vorrei nascere Dio e poi ti faccio vedere se cambia o non cambia quel posto laggiù!
Con le mani alzate tutti mi fanno eco ed è un unico canto, un cielo di mani protese oltre le nuvole, un mare di suoni che avvolge ogni cosa, un sogno che solo la musica riesce a realizzare. Canto e sogno, sogno e ancora canto.

 

Aldo Villa

L’ascensore (1/2) ultima modifica: 2016-03-15T08:32:35+00:00 da Inviati dai lettori

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