L’abbraccio dell’arcobaleno (2/2)

A volte sono anche il colore degli occhi che quando sono azzurri sono bellissimi. Sono il colore della nostra nazionale di calcio, che questo anno ha vinto il Mondiale. Sono il primo, il più bello, il più guardato ed il più ammirato». Anche il colore azzurro avrebbe voluto dire quante cose in più era e faceva, ma gli altri colori glielo impedirono. Era più forte di loro, così arrabbiati avevano già ascoltato anche troppo. E di nuovo fumi, dispetti, rancori e parapiglia.
Ne approfittò, questa volta, il colore viola per dire la sua: «Eh no io e solo io sono il colore più bello perché sono il colore della primavera. Io sono il colore della violetta che quando sboccia grida a tutti che l’inverno è finito e che la primavera sta arrivando. Sembro un colore scuro ed imbronciato, invece sono un colore allegro e giocoso.
Talmente giocoso che sono anche il colore dell’uva, che gioia mette a chi la pesta prima e a chi la beve dopo. A teatro si dice che io sia un colore di “malaugurio”, ma solo perché la gente che fa teatro è vanitosa molto e molto più di me. Io sono a metà fra il rosso e l’azzurro. Io e solo posso essere e sono il colore più bello».
Irritati, molto irritati gli altri colori saltarono su tutti insieme.
Ed un’altra volta ancora non si capiva più nulla.
Con la voce da duro, lui era sempre stato un tenero, prese la parola il colore indaco e forte gridò: «Zitti tutti. Io non so perché, ma l’unica cosa che so, è che il più bello fra tutti i colori sono io.»
Poi si riabbassò e si ritirò in un silenzio totale, mentre gli altri colori continuavano a dire e a ridire chi era e chi non era il più dei più.
Così presi a litigare come potevano pensare a collaborare?
Il Cielo, la Terra ed il Sole non ne poterono più. Vedere così tanta bellezza e tanta amicizia sciupata e sprecata era un dolore troppo grande per loro.
Questa volta furono loro tre insieme ad arrabbiarsi e così infuriati più che mai, lanciarono su tutti i colori un vero putiferio di pioggia, tuoni, tempesta, lampi e buio a più non posso.
I colori tutti insieme si azzittirono di colpo e per la prima volta provarono paura, tanta paura.
E la paura cresceva tanto più aumentavano la pioggia, i tuoni, la tempesta ed i lampi.
Che freddo! Che brividi!
Così impauriti e stropicciati erano tutti anche più brutti e più sfumati.
Adesso il problema non era essere belli o brutti, ma avere paura o non averne. Ed era difficile non avere paura fra quel buio, quel freddo, quello sconquasso e quel fracasso.
La soluzione venne da sé, perché solo stringendosi l’uno agli altri ed abbracciandosi gli uni agli altri, trovarono pace e tranquillità per allontanare la paura.
Tutte quelle braccia di colori in fila erano il colore più bello.
Vedendoli così intensamente abbracciati il Cielo, la Terra ed il Sole decisero di porre fine a quel putiferio.
Da quella volta lì i colori litigarono molto di meno e collaborarono molto di più. Nessun colore poteva essere il più bello, perché ognuno di loro era bello, ma soprattutto uniti ed abbracciati insieme, solo tutti insieme, potevano essere i più belli.
Così alla fine il colore più bello era l’abbraccio, l’abbraccio dell’arcobaleno.
Ed ancora oggi quando si vuole dire e fare pace, lo si dice e lo si fa con un abbraccio: un abbraccio che è il colore dell’arcobaleno.

L’abbraccio dell’arcobaleno (2/2) ultima modifica: 2015-08-19T08:27:53+00:00 da Rosetta Savelli

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