Il fine settimana al lago 1/2

Pioveva .
Venerdì pomeriggio, il primo fine settimana libero da anni e pioveva.
Di una fine pioggerella di marzo.
Quella che ti prende per il culo: tu decidi di mettere in valigia roba leggera? E allora piove …
Un maglioncino di cotone bianco, nuovo di pacca che lo vuoi inaugurare con lui, il jeans sottile a zampa, che col tacco starà  divinamente bene
Allora di sicuro piove.
Non la prendo la giacca pesante, ma davvero vuoi che piova anche al lago?
E poi la sottoveste rosa pesca… Assaporata e scelta con cura.
Quindi piove.
Una cospirazione assoluta e totale.
Chiudi questa cazzo di valigia. O la rifai cento volte.
Va beh , acchiappa un ombrello e basta. Al volo.
In ritardo supersonico.
Quindi traffico.. Per forza piove e tutti sembrano combattere con l’acqua alta a Venezia.
Che palle…
Poi arrivi al parcheggio e lo vedi: jeans sdruciti e vecchi come lui, occhiali da sole super fighi … Eppure piove
Eppure è bello , ti toglie il fiato.
Maglietta bianca, maniche lunghe tirate su che lasciano vedere il tatuaggio sul polso.
Un verso celtico di forza e beltà.
Dio, sei bello in un modo pazzesco.
Respiri piano per non fare rumore ma non è Vasco Rossi … Sei tu.
Un sorriso si apre sul suo viso e con l’indice della mano destra , tocca ripetutamente il suo orologio… Tanto per sottolineare che sei in fastidiosissimo ritardo.
Ma lui e l’unico che te lo dice col sorriso.
Ti perdona tutto, anche di non amarlo mentre lui ti ama.
E lui lo sa.
E tutto chiaro a tutti
Lui sa che non potrai amarlo da li a cento,  mille, anni.
Eppure sta li, nei suoi meno che quarant’anni , alto ed imponente e sorride alla sorte di averti incontrata, perché te e non un’altra?
“Dai, ti porto al lago, parcheggia … ”
E te lo dice accarezzando con la voce il tuo viso.
Che non si schiude mai in una flebile speranza.
Perché sperare fa male almeno quanto morire.
E tu lo sai bene.
Tre anni di lutto.
Fermo assoluto. Calma piatta.
Niente ardori o desideri , niente amore, sesso o gioia.
Niente bagordi, non eccessi, non fragori o botte di vita.
Tutto normale.
Casa lavoro casa.
Casa lavoro figlio
Casa figlio palle.
Scelta pura di nulla assoluto.
Ha funzionato benissimo.
Ti sei studiata, cercata, persa e trovata in mille frammenti di noie e soporifere sere.
Hai letto e studiato perché il mondo di merda ti trovasse più ardita ed altera di fronte a scelte. Grosse, difficili e tanto articolate.
Ossessioni, molte.
Paure , di più.
Calcoli , all’infinito .
Amore per te , egoismo di solitudine avversa ed amica al contempo.
Chiusa nel tuo elmo inquadrabile.
Ma non apribile.
“Sei sempre in ritardo amore”
E lui ti chiama amore come nulla fosse .
Infatti non è nulla, non è amore.
Ma lui è felice e ti ha già detto che lo fa perché tu , per lui, sei amore puro.
Si avvicina e ti assorda con lo schioccare di un bacio tondo e risonante.
Sulle labbra, perfette e carnose  come se avesse fatto un tatuaggio a forma di sorriso perenne.
Gli vanno all’insù …
Bruttissimo segno, erotico e cattivo
Tu impazzisci solo a guardarle mentre resta serio accanto a te e canticchia tutto e di più … E tanto dopo si gira dalla tua parte e ti trafigge con quegli occhi verdi , prima seri, poi li sbatte forte come per fare lo svenevole.
” amore a casa mia c’è freddo .. Li hai presi un paio di maglioni?”
No, io non li ho presi
Metto i tuoi
“Mhhhh non vedo l’ora di vederti con uno dei miei ”
Eh ha pure ragione, alto com’è , mi faranno da pigiama…
Porca merda, non ho nemmeno il pigiamal
Qui ci sta una fragorosa risata.
“Non ti hanno insegnato a fare una valigia????”
Ride.
E gli occhi si fanno fessure di vischio vellutato.
Una mano appoggiata al volante solo con due dita.
Sottili e maschie.
Un anello a forma di teschio sul mignolo.
Oh ma la smetti di fare il ragazzino?
”  Fame?”
Scuoti la testa perché mangeresti lui.
”  C’è un ristorante poco distante da qui , fanno la pasta fatta in casa… Delirio!”
E pieghi la testa sulla sua spalla.
Fai di me ciò che vuoi, tanto che te lo dico a fare ?
“Questo week end tieni il telefono staccato ok? Promesso? Daiiii , poi ti chiamano da lavoro cento volte!!! ”
E via, il cellulare si smorza.
Il ristorante ha un non so che di vintage, quei sedili anni ‘ 70 screpolati dal tempo, le tovaglie a quadretti di carta usa e getta… Mi ricordano il paniere di Cappuccetto Rosso, no dai.
Il vino e buono, sagace e amaro ed induce a berne un bel bicchiere.
Così le parole si fanno ardite e le sue mani sono sulle tue ginocchia.
“Sei bellissima”
Lo redarguisci come un bambino alla terza elementare
Lui si avvicina di più e sfiora una ciocca di capelli , li mette dietro ad un orecchio …
” Lo sai che al lago non porto più nessuno da anni? Dio come ho voglia di fare l’amore….”
Ti disorienta, non dovrebbe dirle certe cose perché non ci stanno bene su di te, così pulita e lontana da ogni esplosione di erotismo.
Poi cade la barriera di cartone.
” Sei così sexy che ti scoperei su questo tavolo…”
E ride.
Come se avesse detto: “mamma ho mangiato io la marmellata… ”
E ti da un pizzicotto sotto la maglietta, sul fianco che di te odi e che lui ama.
Ma santo Dio cosa ci trovi nella ciccia di una donna?
” ciccia? Mhhh libidine vuoi dire?”
Siamo fuori dopo un’ora di gozzovigli dolci come il miele del peccato
” vieni qui”
Ti tira per un braccio e finisci dritta contro il suo petto muscoloso
Sa di tabacco , di bucato e di uomo.
Sa di buono.
Un buono a cui non dovrai abituare ne il naso ne la memoria.
Quindi adesso, eliminino il momento
Puffff
Lui ti bacia con ardore, fregandosene spudoratamente di te e delle tue paranoie.
E più ti bacia più sa di buono e ti frega.
Ti morde il viso e lo fa sembrare biscotto.
Sei un Plasmon, cazzo.

Il fine settimana al lago 1/2 ultima modifica: 2016-02-16T08:38:21+00:00 da Ivana Grisanti

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