Archivio per Autore: Sylvana Tenaglia

Il castello interiore

Camere, salone ed atri
abitano il nostro
castello interiore.
La saracinesca del maniero
si schiude al sommo bene.

Nelle stanze segrete
belano spauriti
pecore e agnelli,
in altre ancora
coabitano bestie e porci
ove l’inconscio
s’infrange con l’errore
e sono urla e pianti.
Poi nel dongione,
le prigioni di inutili bisogni.

Si giunge infine alla regale dimora
dell’Amore vibrazione
e si diviene figli
di una sublime evoluzione.

Il dono più grande

Umile volontaria che
vesti di sole e di foglia
indugiano i tuoi pensieri di viola
e poi s’aprono al vento.

Voli pindarici
del più sublime Amore
e discese plananti
nel fiume della vita.

Porgi la tua mano graziosa
e sollevi da terra
una stella sperduta
sofferente e ignuda.

Un abbraccio fraterno di talco
un sorriso di luce
restituiscono
alla smarrita stella,
il grembo dell’anima.

La tua vita

Il tuo seme dal cielo atterrò
e aggrappato alla fertile terra
germogliò.
Plasmato dagli eventi e dai tempi
virgulto di rosa e cremisi
divenisti.
Ti miravo e d’amore mi vestivo.

Un dì,
le tue figlie predilette
un soffio disfogliò,
e lontano lontano
le sparpagliò.
Infine, lingue di fiamma viva
divorarono e annientarono
le tue sembianze.
Solo la tua fumosa essenza,
al cielo ritornò.
Supplicavo e pregavo il mio Dio.

La tua vita,
vegetante elemento,
fu umile resa,
la mia,
una sublimata attesa.

Ponticello arcobaleno

Quale passaggio desideri attraversare
viandante,
quello dell’unione, del perdono
della misericordia, o quello
dell’oblio, della discordia
del non ritorno?
Sotto le arcate di pietra grigia
scorre acqua viva,
le sue gemme cristalline
portano in serbo la memoria
della coscienza individuale e collettiva.

Affidati all’amorevole armonia
nel solcare la passerella
del ponticello arcobaleno,
non sempre saprai verso
quale dimensione conduce,
ma porgi fiducioso
la tua esperienza,
come una corolla
di delicati petali e colori.

Raccontami

Pietra miliare
dalla geometria sacra,
raccontami
quando sfilavi le parole
al viandante smarrito,
quando sfidavi il silenzio
dell’inabitato borghetto
superando l’incommensurabile
linea del tempo.

Mi chiedo
quanta pace assopita
spira dal tuo ruvido dorso,
quanta luce abita e danza
nelle molecole del tuo cuore.