Attendente 2/2 (I più votati di Prosa e Poesia)

Iniziò a essere una specie di gioco per lei, svegliarsi ogni giorno sempre prima per vedere se l’uomo fosse già sulla spiaggia. Si alzava quando era ancora buio, quando si sentiva l’oceano ruggire piano all’alba, fiero e carezzevole. Lui era sempre lì.
Si domandava cosa mangiasse, se usasse un bagno. Ma non voleva chiedergli cose così sciocche.
“É sposato?” domandò allora.
L’uomo la guardò e quel suo viso di carta sembrò vacillare sotto mille pensieri per una frazione di secondo.
“Sì” rispose laconico, ritornando a osservare il mare. Lei lo guardò, guardò i suoi capelli bianchi e le lentiggini sulle braccia. C’era una storia in lui, lo sentiva, proprio sotto quella pelle sottile e accartocciata. Non avrebbe voluto forzarlo a raccontare, ma non ce la fece.
“É questo che sta aspettando?” chiese. “Sua moglie?” Si pentì immediatamente della domanda, sperò che la lingua le si attorcigliasse in gola, ma era troppo tardi. Le parole galleggiavano proprio in mezzo a loro, impossibili da ignorare.
“A volte”, rispose lui con un mezzo sorriso triste. “Ma ora sto aspettando la tua storia.”
“Non ci sarà nessuna storia” disse lei e corse incontro alle onde, nuotò e nuotò, certa che così l’uomo e il suo sguardo profondo non avrebbero potuto raggiungerla.

Lo incontrò il giorno dopo, decisa su un’idea.
“Venga vicino all’acqua”, gli disse, “giusto sul bagnasciuga.” L’uomo scosse la testa, ma lei poteva vedere che i suoi muscoli pronti a farlo. “Solo sul bagnasciuga, niente di più.”
Mosse un passo. Lui era come un manichino coperto di sabbia e mal oliato, lei come una ninfa dell’acqua, una sirena che lo chiamava sulla melodia dell’oceano. Le si mise accanto, si lasciò bagnare le caviglie da quel mare salato.
“Sto affondando” disse, guardandosi i piedi sorpreso.
“Sì, le onde se ne vanno prendendo con sè la sabbia” gli disse.
L’uomo annuì e si lasciò inghiottire piano piano dall’oceano, serenamente.
“Vede, non c’è da aver paura, non è male”, disse la ragazza.
“No, non è affatto male.”
Si sentiva stranamente fiera di se stessa e di lui, fiera dei suoi piedi candidi e del suo naso bruciacchiato dal sole. Si sentiva anche coraggiosa.
“Forse potrei scriverle una storia”, disse. “Gliela potrei raccontare mentre lei aspetta sua moglie, così non si sentirebbe troppo solo.”
“Forse”, disse lui, mentre l’acqua gli afferrava i polpacci con dita di schiuma.

Erano quasi le cinque della mattina e la spiaggia era vuota. L’uomo non c’era. L’unica cosa che riusciva a vedere erano delle impronte che arrivavano al mare per poi scomparire. Una fredda sensazione si impadronì delle sue tempie.
Dov’era lui? Erano le sue impronte?
Importava davvero?
La sua vita non era una favola. Se lo fosse stata a qual punto l’uomo sarebbe riapparso dalle onde e le si sarebbe messo accanto, gocciolandole sui piedi. Oppure sarebbe spuntato da dietro le dune, ridendo e scusandosi per averla fatta aspettare. No, certo che no. Non ci sarebbe stato un finale a sorpresa, nessun climax. Solamente il suono del mare e il garrire dei gabbiani, le onde che lavavano via le impronte e l’esistenza dell’uomo.

Lo aspettò.

Quando le impronte non si videro più, prese un bastoncino e iniziò a scrivere una storia sulla sabbia, lasciando che l’acqua fredda lavasse via ogni parola a poco a poco:
“Se ne stava lì da così tanto tempo che la ragazza non poteva fare a meno di chiedersi se fosse parte della spiaggia, se le alghe e le conchiglie si fondessero attorno alle sue gambe brune, durante la notte, come edera marina”.

Sara Montella

Attendente 2/2 (I più votati di Prosa e Poesia) ultima modifica: 2017-10-17T08:26:59+00:00 da Sara Montella

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