Archivio mensile: dicembre 2017

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Ode a Valerio (perchè proprio a lui?)

Ricordo il nostro primo incontro
il tuo volto scontroso e torvo,
sospetto e dal naso rostrato:
ricordo quando t’ho conosciuto.

In quella discoteca allogena
movevi con me dolce dama.
E noi, soli, muovevamo l’onor d’italiani amanti.
E fuori, da amici, parlavamo dell’amor tenuto.

E insolite sere avremmo trascorso
di prato parlando e similando su gradini
abbandonati al fiume di pensieri in corso.
Oggi ritorna il ricordo, mentre chiudo la valigia.

Poiché nulla s’abbandona in amicizia,
ma si cede, cercando di magliette
di maglietta smeralda ricordo il pegno
d’azzardo pagato a te: teco speravo che vincessi.

E tutta la poesia dei cipressi,
l’impegno dell’ape, del meriggio la pigrizia
forse mia varrà, Valé, nel cuore
il soleggiante albore, che da Nettuno mi colse

La doppia identità

Scrivo della mia vita
quello che ricorda
l’altra parte della mia anima
in cui si sente poeta.

Non so, se avrà molta fama
ma di me forze nel tempo
qualcuno si ricorderà
e sarà il sogno più bello

Parole al vento

Nel momento che si emette
la parola essa muore
per poter viverla
devi aver toccato il cielo

Sonetto sull’America notturna

Avverto il battito della vita
solamente ora, che sorvolo mille
luci notturne. Delle tue scintille,
America, la terra arde infinita

ed il tuo placido baluginare
soffoca la chiassosa notte oscura:
Sorgendo rischiare ogni paura
dell’inquietante e scuro buio mare.

Se questi versi vedranno mai luce
possano il chiarore portare in eterno
che la tua luce vespera ispirò:

Fuoco notturno ch’animo ricuce
che riscalda il più rigido inverno
sempre arderai in chi ti mirò.

Pennacchi di fumo alla sera

Pennacchi di fumo alla sera
e sono assuefatto al fastidio:
dolce, piccola ciminiera
ti guardo con odio e ti invidio

di come il corrusco moncone
acumini in mucchi di cenere,
di come la tua combustione
glorifichi il nome di Venere.

Invece io guardo il silenzio,
e vigilo attonito e spento:
i fiumi di fumo e d’assenzio
mi rendono forse più lento?

Ma poi rinsavisco e ripudio
ma imparo da te, sigaretta,
che l’uomo è un oggetto di studio
che il trauma è una forza perfetta.