Archivio mensile: ottobre 2017

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Di te amo

Amo in te quell’anima invisibile,
le tue avventure,
i tuoi affanni sudati,
la tua passione da mordere.

Amo in te la tua audacia,
i tuoi occhi,
il tuo coinvolgimento,
la tua forza, la tua sapienza.

Amo in te l’impossibile
ma non la disperazione.

Velato di malinconia

Il tuo pensiero
fu velato
di malinconia,
poiché
quel giorno
il suo dolce viso
venne dipinto
da un sorriso;
era il tempo
delle mele,

a lume
di candele
dell’acerba età,
non decodificasti
appieno
la sua solarità,
eri sulla soglia
dell’amore,
con trepido
pudore.

Attendente 2/2 (I più votati di Prosa e Poesia)

Iniziò a essere una specie di gioco per lei, svegliarsi ogni giorno sempre prima per vedere se l’uomo fosse già sulla spiaggia. Si alzava quando era ancora buio, quando si sentiva l’oceano ruggire piano all’alba, fiero e carezzevole. Lui era sempre lì.
Si domandava cosa mangiasse, se usasse un bagno. Ma non voleva chiedergli cose così sciocche.
“É sposato?” domandò allora.
L’uomo la guardò e quel suo viso di carta sembrò vacillare sotto mille pensieri per una frazione di secondo.
“Sì” rispose laconico, ritornando a osservare il mare. Lei lo guardò, guardò i suoi capelli bianchi e le lentiggini sulle braccia. C’era una storia in lui, lo sentiva, proprio sotto quella pelle sottile e accartocciata. Non avrebbe voluto forzarlo a raccontare, ma non ce la fece.
“É questo che sta aspettando?” chiese. “Sua moglie?” Si pentì immediatamente della domanda, sperò che la lingua le si attorcigliasse in gola, ma era troppo tardi. Le parole galleggiavano proprio in mezzo a loro, impossibili da ignorare.
“A volte”, rispose lui con un mezzo sorriso triste. “Ma ora sto aspettando la tua storia.”
“Non ci sarà nessuna storia” disse lei e corse incontro alle onde, nuotò e nuotò, certa che così l’uomo e il suo sguardo profondo non avrebbero potuto raggiungerla.

Lo incontrò il giorno dopo, decisa su un’idea.
“Venga vicino all’acqua”, gli disse, “giusto sul bagnasciuga.” L’uomo scosse la testa, ma lei poteva vedere che i suoi muscoli pronti a farlo. “Solo sul bagnasciuga, niente di più.”
Mosse un passo. Lui era come un manichino coperto di sabbia e mal oliato, lei come una ninfa dell’acqua, una sirena che lo chiamava sulla melodia dell’oceano. Le si mise accanto, si lasciò bagnare le caviglie da quel mare salato.
“Sto affondando” disse, guardandosi i piedi sorpreso.
“Sì, le onde se ne vanno prendendo con sè la sabbia” gli disse.
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Il circo

Fecondati nel ventre di uno sciacallo
mossi da aliti di noia.

Questo siamo.

Percorsi da brividi di pece
ossessionati dalla trasparenza dei vetri.

Allucinazioni, miasmi di decomposizione
marciti nelle profondità del futile
animali legati che si mordono
embrioni al silicio.

Vaghe dimestichezze ci classificano
libri in una biblioteca morta
tu santifichi
altri sorridono nel buio
monchi acrobati
in un circo ridicolo.

Attendente 1/2 (I più votati di Prosa e Poesia)

Se ne stava lì da così tanto tempo che la ragazza non poteva fare a meno di chiedersi se fosse parte della spiaggia, se le alghe e le conchiglie si fondessero attorno alle sue gambe brune, durante la notte, come edera marina. Era lì, immobile, gli occhi fissi su qualcosa in lontananza tra onde che solo lui poteva vedere. Il suo viso le ricordava un foglio sgualcito, le sarebbe piaciuto leggere nei suoi pensieri, immaginava che fossero polverosi.
Lo guardò tutto il giorno, di sottecchi; niente lo smuoveva. C’erano lui e la sua ombra, che diventava sempre più lunga mentre il sole tramontava. Cosa si provava ad essere talmente soli, si chiedeva.
L’uomo stava aspettando,  così anche lei si mise ad aspettare.

Lo osservava. Aveva una conchiglia in mano, la stringeva così forte che piccole gocce vermiglie iniziarono a scivolare tra le dita picchiettando la spiaggia. Le si chiuse la gola.
“Si sente bene?” chiese correndogli al fianco. L’uomo sobbalzò a quella domanda, portandosi la mano sul petto con fare protettivo.
“Sì, sto bene” rispose “è solo un piccolo taglio.”
“Forse dovrebbe sciacquarsi nel mare…”
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