Archivio mensile: settembre 2017

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La crisi dei 6 mesi (o di un anno)

Ogni abbraccio Ho paura di stritolarti,
Ogni morso di ledere con i miei denti
La tua morbida pelle. Soltanto incidenti!

Frutti troppo alti che dissanguano gli arti
Che li raccolgono. Cosa pensano i fiumi
Che passano sui letti di ghiaia? Le parti

Che portano con sé, la terra, lievi scarti
Della vita e altro, compensano quei grumi
Che Il Loro Corso deterge? Soffre chi trova

Sofferenza dopo aver amato, dolciumi
Amari e salati per i cuccioli implumi
Struggono la madre che nel forno li cova.

Putrida è la mano pregna di incompetenza
Ma la mente brillante subito ne scova
Un trucco che il marciume a tutto il corpo giova:

La mano sia l’amo e l’esca per la scienza
D’amore che riesca come un pretesto
Per tendere nella pesca, sottile lenza
Che innalza all’animo lo stato di coscienza

Nella speranza che questo chiami a sé il resto.

Un gesto gentile (I più votati di Prosa e Poesia)

Un gesto gentile
è la miglior
carezza
è un atto semplice
che dà certezza;

emana calore
calma l’aggressività
favorisce il noi
è un concentrato
di felicità;

non ne parlano
i giornali
perché costa poco
e vale molto
come il tuo volto.

Vivendo un’emozione

Passa il tempo indecifrabile
sulle delineate rughe
dei miei anni,
mentre mi ritrovo bambina
fra turbolenza di vento e poesia.

Aggrappata alla luna
sopra un cielo stellato
spengo il mio silenzio
dando voce alle nuove parole.

Tra le righe di un ‘emozione
vivo al riparo dal tempo fugace.

Ieri avevo delle preoccupazioni

Ieri avevo delle preoccupazioni,
mi interrogavo sul significato
delle mie azioni, su quanto in vent’anni
fosse possibile causare danni,
vivere una vita da rimandato,
seppellire il passato e le reazioni
della gente ferita, non sapendo
che un giorno vale l’altro sopra l’onda
del crescendo della vita (la data
di nascita non è nemmeno data
Dal parto, ma dal medico che affonda
Le mani nel ventre). Nacqui piangendo.

Tako, tua è la prima stanza, fiore
Che cresce nel campo di sterpi, vera
Brezza che scuote il mio Saturnino
Animo: tu hai raccolto il bambino
Che piangeva fra i cocci, ferma e fiera,
gli hai insegnato ad amare col dolore,
Hai sopportato le spire sferzanti
Del mio poligamo amore, gustato
Quanto una relazione sa di sale
Se manca d’una ragione sociale.
Ero rotto, e tu mi hai aggiustato:
Solo il futuro ci attende davanti.

Sahèr, giunge il tuo turno, nel tuo arrivo
s’apre questo lustro della mia vita:
Anima amica, tu pure coltivi in
Privato gli steli storti e allusivi
Di Euterpe, tu pure corri in salita
Quando tutti s’attardano, giulivo
Combatti contro te stesso. Straniero,
Docile montagna, ricco d’ingegno e
Giudizio, con onore e con rispetto
Vivi lungo le leggi di Maometto,
E con chiara ragione e nel suo segno
Intendi il giusto, e in te cerchi il vero.

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Alijundi Alssaghir (I più votati di Prosa e Poesia)

Il Piccolo soldato
non aveva tra le mani arcobaleni.

Camminava
nel calore della guerra
con cicatrici di memoria
impressi nella mente.

Implorando speranza
nel puzzo della morte.

Il tempo scorreva
con battiti cardiaci
che si fermano
tra campi di ossa
colti dalla peste
di un dio senza amore.

Nell’aria spasimante
il piccolo soldato
inginocchiato al tappeto,
portando le mani vicino al capo
e i palmi avanti
intona i versetti del Corano
sotto un tramonto di rosso vermiglio
che lo stava ascoltando