Archivio mensile: Maggio 2017

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Timide parole

Sul suo viso
son dipinte
emozioni delicate,
tracciate
da un sorriso
e velate
di malinconia.

Intessute d’un filo
sottile per due ore.

Poi t’accorgi
che quelle
timide parole,
dette e non dette
parlano di te,
sono un germoglio
d’amore.

Sotto l’ombrello
col batticuore.

Amanti

Noi sappiamo
cos’è l’amore
cos’è la vita.

Noi viviamo e ci amiamo
Noi siamo il sole dei giorni
Ed il giorno è in noi…

Che bello la sera ritrovarsi.

Di te cosa potrò mai sapere?

Le tue apparenze, il mio scomparire…

Di noi hanno detto
ciò che volevi,
non ciò che sei.

Tu credi che dietro
a queste serrande d’autunno
i giorni ci attendono;
il passo dei versi,
le luci bagnate,
le parole sospese…

O che illuminati, i sogni,
forse, porteranno nel cuore
un nuovo segreto da mantenere.

Ci sorprenderà l’arrivederci
con la prima neve,
docile silenzio che urge;
immobile a guardarti:

Stimolo che non sapremo mantenere.

La tua mano nella mia

Lascia che i nostri sguardi
s’incontrano,
che le nostre bocche
rimangono chiuse
senza proferire parole
mentre la tua mano nella mia
percorrono orme
del tempo e dello spazio.

Le crisi, quella dei poveri e quella dei ricchi (I più votati di Prosa e Poesia)

La folla numerosissima era sotto il Palazzo del Governo. Le cronache avrebbero raccontato ai posteri che più di cento milioni di persone erano accorse per festeggiare la fine della crisi. Le persone erano arrivate da ogni parte dello Stato. Chi era arrivato a piedi, chi in auto o in treno. Altri ancora, in aereo o nave. Nessuno voleva mancare al grande giorno. La notizia si era sparsa pochi giorni prima, il Governo del Paese aveva finalmente comunicato che la crisi era finita e una nuova stagione di benessere stava per iniziare.

Nei mesi precedenti, tutti i giornalisti e le televisioni avevano raccontato delle crisi del passato. Avevano raccontato di uno stato dove un dittatore perfido dava solo un pugno di riso ad ogni suo cittadino, mentre lui viveva nell’agiatezza. Avevano parlato di molti stati dove i dittatori lasciavano morire di fame i cittadini, mentre loro acquistavano armi per fare la guerra. Avevano parlato di stati africani molto ricchi ma in mano a pochi perfidi tiranni. I professori universitari tenevano quasi tutti i giorni lezioni sulle crisi economiche del passato. Anche i social networks e i media indipendenti, ne avevano parlato lungamente.

Fino all’anniversario del secondo anno di crisi, poi erano stati chiusi. I Governanti sostenevano che già troppe bocche da sfamare erano un bel peso, figurarsi troppe bocche, collegate ai rispettivi cervelli, che volevano parlare. Quindi, da ormai otto anni, solo i media governativi potevano parlare delle mille disgrazie e di molte scelte sbagliate, fatte dai governi precedenti, si capisce. Ma non avevano mai perso l’ottimismo, questa volta i  governanti avrebbero risolto il problema.
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