Archivio mensile: aprile 2017

Stai visitando gli archivi di Prosa e Poesia.

Va bene

Mi va bene
perdermi in questo mare
solo vivo sono morto
e morto e vivo
continuamente rinasco,
senza paura.

Una nuvola rosa

Vorresti volare,
l’immensa distanza
tra sogno e realtà
ti proietta
nel fantastico mondo
del dormiveglia.

Non t’allarmare
d’una nuvola rosa
con le ali.

Il sogno
è un tentativo
d’appagare
un tuo desiderio,
è un’ombra infinita
che si dissolve nel vero.

Quei quattro minuti… 2/2 (I più votati di Prosa e Poesia)

─ Sono tutti concordi nel dire che era una gran brava persona ma che, rimasto senza lavoro, aveva avuto un forte esaurimento nervoso. Si era dimagrito e spesso sentivano delle liti provenire dall’appartamento. La moglie alla fine l’ha lasciato, tornando dai suoi e portandosi via i due figli, due maschietti, che però erano con il padre ogni quindici giorni. Raccontano che lui pian piano ha svenduto tutto ciò che possedeva e ultimamente si vergognava a far venire i bambini in casa. Quindi quando erano con lui li portava al cinema e a mangiare una pizza e poi li riconsegnava alla madre.

La vicina proprio ieri gli aveva richiesto i cento euro che gli aveva prestato quindici giorni fa, per portare i bambini al circo. La poveretta non si dà pace, dice che non glieli avrebbe mai richiesti se non avesse avuto necessità di fare lei stessa degli accertamenti clinici, per i quali anche il ticket era costoso ─ Il commissario continuava a guardare quell’uomo, ora riusciva a non abbassare il suo sguardo.
─ Vai avanti…─ disse all’agente.
─ L’inquilino del piano di sotto aveva notato la vendita dei mobili, perfino del televisore a colori e gli aveva prestato una vecchia televisione in bianco e nero, ma poi si era lamentato con lui perché di sera teneva il volume troppo alto e l’apparecchio gracchiava con un suono metallico ─ Pensandoci bene non era stato neanche il resoconto dell’agente ad avergli fatto provare quel disagio che stava sentendo ora, appena sveglio.
─ Chi ha trovato il corpo? ─
─ Sembra che l’ex moglie dopo avergli telefonato più volte per sapere quando lasciargli i bambini, non avendo ricevuto risposta, abbia chiamato il dirimpettaio, chiedendogli di suonare alla porta. Il vicino però ha trovato l’uscio socchiuso ed è entrato per vedere cosa fosse accaduto.

Leggi tutto →

“Un fiume di guai” – Estratto 6

Viola, la protagonista, inizia a sospettare che Carmelino Gerasa (alias Nino), procuratore della società dalla quale lei e la sua famiglia hanno preso in gestione il marina, sia legato a dei mafiosi

Nino era già sceso dall’auto; con l’orecchio incollato al cellulare faceva cenno agli altri guidatori di seguirlo a uno dei tavoli sotto gli ombrelloni. Lo sentii dire poche, concitate parole in siciliano stretto (era la prima volta che usava il dialetto) e non capii un accidenti.

Appena seduti, quello della Panda disse ad alta voce: «Che successì? Che disse chiddu cò cappieddu? Io arristai ‘inta machena comi dicisti tu, ma s’avissa stato pè mia, c’avissa ‘sfunnatu l’uocci…».
«Cala a uoce, Tònio, levaccinne», lo zittì Nino. Poi mi chiamò al tavolo, e con tono da padrone mi chiese di portare bibite per i suoi ospiti. «N’intesimo ant’ora co cumpare Francé. Iddu me disse ca sta veniendo e n’arraggiuniamo, pecché nu sgarru accussi non s’avia a fare. É grave…molto grave».
Il siciliano per me era arabo ma intuii che stavano aspettando qualcuno – un compare, mi era parso di capire – per parlare di qualcosa di molto grave.

I quattro continuarono a discutere con tale fervore da disturbare una mia cliente che prendeva il sole su uno sdraio vicino. «Scusa Viola, chi sono quelli?», mi chiese, mentre le passavo accanto col vassoio.
«Armatori, stanno trattando l’acquisto di una barca che devono trasferire in Sicilia».
«Capisco. Puoi dirgli di abbassare un po’ i toni?».
«Certo».

Mentre posavo le bevande sul tavolo, arrivò una vecchia Mercedes, modello magnaccia, dalla quale scese un tizio in camicia bianca sbottonata fino a metà petto, catenona d’oro al collo, pantaloni neri con la piega, cintura e mocassini in finto coccodrillo, orologio da polso, d’oro anche quello.
«Voscienza s’abbenedica», lo salutò Nino scattando in piedi come un soldatino e baciandolo ossequioso sulle guance.
«S’abbenedica Ninè», rispose il tizio con aria scocciata. Prese posto sulla sedia che in tre si affannarono ad offrirgli. «Che fu u’ fatto cà mi rù stu traficu?», domandò sbuffando.
Colsi l’occasione dell’arrivo del nuovo ospite per avvicinarmi ancora al tavolo e chiedere se desiderava qualcosa.
«Café», fece senza neanche guardami in faccia, e subito proseguì a parlare con Nino: «Ah, Ninè, chì vai cercanno? Nun lo sai chi jè chìddu? Chìddu jè Guerrino Giacaleone. S’rrapine, droga, spacciu, vinnita de fierro… cu ticciu porta? Non gli rompiri ‘i bballe. Statte buono into tuio, e iddu starà into suio».

In che razza di posto ero capitata? La faccenda sembrava peggiore di quel che avevo immaginato.

 

Estratto da “Un fiume di guai” di Eleonora Scali

https://www.facebook.com/unfiumediguai

Il tempo passa

Scorrono i miei anni
nei cambi di stagioni
tra stornelli, fruscii
e rondini in volo