Archivio annuale: 2017

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Il pregiudizio

Come puoi giudicare chi non conosci?

Chiamiamo pazzi chi non capiamo.

Uccidiamo un uomo
perché nel cuore
non vede le nostre stesse stelle.

Poi chiudiamo in un pugno il cuore,
rubando parole
a chi non ha voglia di parlare,
e amiamo chi l’amore ci dona
ma non sa amare

Bataclan

Era allegria, era festa
un attimo prima degli spari
prima che irrompesse la storia
panico e orrore.

Prima d’essere ricordati
come vittime di concerto

Fosti tu

Nel viaggio
delle emozioni
incontrai
un sentimento.

Fu poesia.

La leggerezza
in volo,
la musica
dell’anima.

Fosti tu.

“Un fiume di guai” – Estratto 11

Dopo numerose segnalazioni e denunce alla polizia cadute nel vuoto, la situazione di Viola viene finalmente presa a cuore da un ispettore che gira il caso alla Direzione Investigativa Antimafia.

L’ispettore Grise tornò a trovarci e ci comunicò di aver fissato un incontro con la D.I.A., Direzione Investigativa Antimafia.
Mio padre e Alessandro erano al settimo cielo per la notizia, io un po’ meno perché confermava le mie ipotesi: Carmelino Gerasa, Guerrino Giacaleone, Ettore Cimabue e Alfio Tigli erano dei mafiosi. Altrimenti perché la D.I.A. avrebbe dovuto convocarci?

C’incontrammo con Grise davanti alla Prefettura di Bragagna. «Si tratta di un colloquio del tutto informale, solo a livello conoscitivo», precisò l’ispettore scortandoci sicuro e deciso attraverso un infinito numero di porte con la dicitura “Vietato l’accesso” e “Area riservata”. Ad ogni nuovo corridoio blindato le mie ginocchia si facevano gelatina. Mio padre e Alessandro invece, sembravano eccitatissimi. «Consideratelo un inizio – continuò Grise – Se c’è qualcuno che può fare qualcosa per voi, questo è il posto giusto. Fidatevi. Ecco ci siamo». Si fermò davanti a un ingresso con la scritta D.I.A. «Ora vi presento all’ispettore capo, poi devo lasciarvi. Non posso partecipare».
Quell’ultima affermazione mi gettò nel panico totale. Lo guardai con occhi imploranti, ma lui non fece mostra di essersene accorto. La porta si aprì e ci trovammo davanti un uomo bruno e massiccio, in blue-jeans e maglione nero a collo alto, il viso coperto da barba e baffi.

«Ispettore capo Orsini, buongiorno», lo salutò Grise.
«Salve, ispettore. Sono questi i signori di cui mi ha parlato?». Ci squadrò dalla testa ai piedi.
«Sì, le presento il signor Amedeo Ferrario, la figlia Viola e il signor Alessandro, fidanzato della signorina».
«Entrate», disse brusco. Poi, rivolto a Grise: «Grazie, ispettore. Arrivederci». Quello sbatté i tacchi in segno di saluto e se ne andò. Non sapevo, allora, che quella sarebbe stata l’ultima volta che l’avrei visto. Ogni corpo di polizia ha i suoi incarichi e le sue responsabilità. Consegnando il nostro caso alla D.I.A., Grise usciva definitivamente di scena.

 

Estratto da “Un fiume di guai” di Eleonora Scali

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La forza dell’amore

Se vorrai
con lo sguardo
un sorriso
una semplice parola
piegherai la quercia
che nasconde il cielo