Archivio mensile: settembre 2016

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La vera storia della Befana 1/3

Silvia era rientrata da poco a casa. Si era fatto tardi come sempre e lei si sentiva molto stanca. Ma era la sera del cinque gennaio e sapeva che i suoi figli aspettavano in quella notte, come tanti altri bambini, l’arrivo della Befana.
La casa era fredda e lei corse subito ad accendere il camino. I ciottoli erano talmente umidi che non riuscivano a prendere fuoco. Alla fine, aiutandosi con una ventola Silvia vide che la legna iniziava a scoppiettare. Era ora di mettere su la minestra per i suoi piccoli, che stavano per tornare. Erano andati ad acquistare le calze da appendere sotto al camino. Robertino, Giulia e Giovannina rientrarono di lì a poco.
“Ciao mamma, guarda cosa abbiamo comperato?” disse Giovannina, la più piccola alzando le manine e mostrando una calza rosa a strisce bianche. Robertino gliela sfilò dalle mani e fece finta di gettarla nel camino.
“No, dammela! Mamma lo vedi è sempre lui!” gridò Giovannina.
“Robertino non mi fare inquietare, ridai immediatamente la calza a tua sorella!” disse Silvia pazientemente. Lui, invece, continuava a correre su e giù per la stanza con quella calzetta in mano, continuando a minacciare di gettarla nel fuoco.
“Uhu!” cominciò a piangere Giovannina, stropicciandosi gli occhi.
“Continua dai, così stanotte la Befana non ti porterà proprio niente!” gli gridò Giulia, la sorella più grande. A quella minaccia Robertino si fermò di colpo e restituì la calza alla sorellina, abbracciandola.
“Non piangere dai, lo sai che io scherzo!”. Giovannina afferrò la calza e ci si asciugò le grosse lacrime, abbozzando un immediato e tenero sorriso.
Ognuno di loro aveva voluto un colore diverso per la propria calza. Mentre quella di Giovannina era rosa a strisce bianche, Giulia ne aveva scelta una rossa a strisce verdi e Robertino una gialla a strisce blu. Tutti e tre, apparentemente tranquilli, andarono a posizionare le calze ai lati del camino.
“Che buon odore di minestra!” disse Robertino, avvicinandosi alla mamma. Silvia carezzò i suoi capelli rossi.
“Tra poco sarà pronto. Apparecchiate la tavola per piacere?”.
“Mamma, io non posso, perché voglio iniziare la ricerca sulla Befana, mi devo mettere un momento al computer, prima di cena” disse Giulia, la più grande, una ragazzina dai capelli neri come la pece.
“Ti aiuto io mamma!” si offrì Giovannina. Era una bimbetta bionda e la mamma si sbizzarriva ancora a pettinarla con la coda o con i ciuffetti ai lati della testa. Faceva tenerezza piccolina com’era, mentre prendeva i piatti che le porgeva la mamma e li andava a posizionare sul tavolo dove ancora non arrivava bene in altezza.
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Credo in te, amica mia

Credo in te amica mia,
nelle tue parole,
che non fan tardi nel trovare le mie.

Credo in te anima viva,
che nel vivere cosi,
trovi sempre la forza nelle fatiche del giorno,
per rendere luce il buio dei miei momenti solitari.

Credo in te amica mia,
che nel tuo corpo di donna hai l’animo puro d’una bambina,
che di emozioni trasmetti con la tua bellezza,
che mi chiedi scusa sopra un grazie,
che di dolcezza profumi le nostre giornate,
e senza chiedere nulla mi leggi nel pensiero.

Credo in te anima gentile,
perché con il tuo starmi vicino in ogni momento,
con i tuoi pensieri nei miei,
mi hai regalato una forza imbattibile,
e penso che potrei stare solo senza solo sentirmi,
potrei ingannare la sabbia del deserto,
con la presenza di te,
nei miei ricordi,
nel mio cuore…

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