Archivio mensile: agosto 2016

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Il corpo

Di fronte a te si sta come un’armata
di cavalieri addormentati per magia
che d’improvviso trovi un comandante
degno di risvegliarli alla battaglia.

Eccoci, nudi, dopo il lungo sonno
schierati siamo un grande reggimento
che ti guardiamo ad occhi spalancati
pieni di devozione e smarrimento.

La nuova vita

Nascesti un dì nella terra dei Sanniti, in quella Gioia ove gli occhi, le narici, e l’udito ancor oggi si riempiono dello splendore della natura, della maestosità delle montagne.
Terra bella, terra povera, come le rose una terra di spine.

Eri un bambino quando viaggiasti per andare “all’America” una terra nuova, un nuovo rifugio, una nuova vita che fortemente vollero i tuoi genitori.
L’America sogno di passione e dignità, terra di opportunità e di fortuna.

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Schizzi d’inchiostro

Sotto una pioggia incessante
di lacrime ormai asciugate
armoniosi schizzi d’inchiostro
impossibili da cancellare
macchiano di scuro il bianco foglio.

La penna scorre ripercorrendo
frammenti di vita  raccontando,
squarciando e mescolando sentimenti
dando voce agli infiniti silenzi,
mentre il tempo diventa senile
come in questo giorno di metà aprile.

Piccoli Angeli

Vorresti
non fosse vero
ciò
che purtroppo
è vero:
il volo
dei tuoi
piccoli Angeli;
giacché solo
dovrai affrontare
l’assurda situazione
che ha svuotato
d’ogni contenuto
la tua esistenza,
comprensibile
unicamente
nella dissolvenza
umana
del senno.

La terra di nessuno 1/3

Tutti la deridevano quella donna ben vestita, dalle labbra carnose dipinte di rosso, i capelli nero corvino e con ai piedi delle rumorose ciabatte. Arrivava la mattina presto, anche di domenica e i suoi pesanti passi echeggiavano nel quartiere, così come i canti che intonava una volta raggiunta la sua destinazione. Gli abitanti della zona detestavano ormai la sua figura grossa, i suoi occhi vividi e il modo prepotente che aveva di disturbare il loro riposo, anche nei giorni di festa. La donna portava con sé uno sgabello, sedendosi sul quale ogni tanto si riposava. Senza averne avuto il permesso o il compito lei aveva preso a coltivare la terra di nessuno, come la chiamavano i residenti, un lembo di suolo posto al crocevia delle strade del quartiere. Se la giornata era calda, lei tornava anche al tramonto e lasciava in un angolo di quel piccolo terreno i suoi arnesi da giardinaggio. Zappettava e irrigava con l’acqua che prendeva dalla fontanella, poi si sedeva sul seggiolino di legno ad ammirare come il suo lavoro stesse trasformando quella terra arida… e cantava forte. Non ci volle molto che venisse chiamata da tutti  “la matta”.

In ogni villaggio c’è un pazzo, e in ogni comunità è quello che da fastidio, che non si vuole vedere. I ragazzini ormai l’avevano presa di mira e, intuendo anche il disagio dei loro genitori infastiditi da quella presenza, si sentivano autorizzati a fare qualcosa per indurla a non tornare. Con le biciclette iniziarono a girare attorno a quel terreno, registrando ogni particolare per poter organizzare prima o poi un raid punitivo. Lei sorrideva vedendoli giungere e non sospettava nulla, non immaginava ciò che stavano pianificando.