Archivio mensile: agosto 2016

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Le labbra

E noi? Ci consumavano ogni giorno,
ma quel piacere non lo sentivamo.
Chi ci addentava andava un po’ di fretta
e sempre solo mentre parlavamo.

Dicci dove baciarti e lo faremo
quest’obbedienza nuova ci diletta
per te staremo sempre zitte e ferme
si muoverà soltanto la linguetta.

Expo2015 – Seconda parte

Un po’ nervosamente controllo dove siamo. Fra poco dovrò scendere e Jean Reno se ne sta lì, zitto. Si muove un po’, tira fuori dalla tasca un pacchetto di Marlboro Silver (forse è gay…) e ne mette una in bocca, tenendola fra i denti nell’angolo destro. Ok, non è gay. Metto il libro in borsa, mi volto con un gran sorriso e, inutilmente, specifico che devo scendere. Vedo un nanosecondo di esitazione, poi:
“Anche io, sai? Vado al padiglione Italiano a salutare un amico. Gliel’ho promesso…”
Sorriso rassegnato.
OK. Calma. Respiri profondi.
Non si è mica appena inventato un amico all’Expo per seguirmi?
E se fosse vero?
E se non fosse vero e questo è uno stalker travestito da hipster?
E se il finto amico fosse una scusa per poter camminare con me ancora 5 minuti?
Stento a crederlo ma sorrido. Il sorriso muore subito pensando che, se parliamo un po’, inevitabilmente menzionerò mio figlio e Jean si ricorderà improvvisamente di essere in ritardo perché deve assolutamente tornare a casa presto: ha una deadline di lavoro, la sua compagna di casa ha una mostra importantissima e necessita del suo supporto (a Milano la gente vive ancora in appartamenti condivisi, hanno amici artisti cutting-edge e sono tutti in finanza e in grafica), o qualsiasi altra scusa alla Belushi che gli potrebbe venire in mente.

Ma intanto, si alza anche lui.
Io barcollo e mi scappa un “porca miseria” sottovoce: il maledetto ginocchio mi fa ancora male.

“Ehi, tutto a posto?”
“Sì sì, la gamba di legno ogni tanto mi da fastidio”.
Rido. E subito mi cheto.
Ho una tendenza a fare battute assolutamente inopportune e politicamente scorrette quando sono leggermente a disagio (ok, le faccio sempre). Jean Reno mi scruta. Sigaretta in bocca Leggi tutto →

Lo scarafaggio

Ma cos’è questa macchietta nera?
Grida disperata una sciocca signora,
che atterrita resta a guardare
un povero scarafaggio che
al sol essersi accorto della
scomoda presenza corre,
corre all’impazzata
alla disperata ricerca
di rifugio.

Quel ch’è peggio
nessuno si pone
a far oltraggio.

L’arcobaleno dell’umanità

Se solo
si potesse veder
l’umanità
come un tutt’uno
in cui
la grande bellezza
stesse
nelle diversità,
si otterrebbe
un mondo
più illuminato
dall’arcobaleno
della saggezza
della stima
dell’amore
della reciprocità.

La terra di nessuno 3/3

I ragazzi se ne tornarono a casa, provando forse per la prima volta una strana sensazione, molto simile al rimorso. Giorgio andò verso il secchio dell’immondizia per gettare quegli strani sassolini, poi ricordò che, dimenticato in un angolo del balcone, c’era un vaso con un po’ di terra. Vi gettò i semi.

Qualche giorno dopo furono gli operai del comune a divellere la rigogliosa coltivazione della “matta”. Vi gettarono una colata di cemento e vi eressero un alto ripetitore per i cellulari. Uno scempio che avrebbe rovinato il panorama e, a sentire alcuni esperti, anche la salute. La donna non tornò più a coltivare la terra di nessuno. Passarono i mesi e una mattina d’estate Giorgio notò che dal vaso sul balcone spuntava qualcosa. Era una piantina, sulla quale stava germogliando un frutto verde, forse un pomodoro. Senza aver ricevuto alcuna attenzione o cura, addirittura senza amore, battendosi contro le intemperie, quella pianta stava dando un frutto, un regalo generoso che la natura faceva alla sua mente arida. Giorgio sentì che in quel vaso ora pulsava una vita, come nel corpo di una mamma il cuore di un bimbo. Con quella stessa forza stava nascendo un frutto e solo allora lui capì che la natura è veramente poderosa e fantastica. Tutte le realtà virtuali che era abituato a vivere al computer venivano spazzate via da quel piccolo frutto verde, che sarebbe maturato davanti ai suoi occhi increduli. Si affacciò e guardò oltre gli edifici, i lampioni e il cemento, fino a scorgere una sottile striscia verde all’orizzonte. L’avrebbe cercata laggiù, con la fermezza e la sensibilità necessarie, fino a trovarla un’altra terra di nessuno da rispettare e amare.