Archivio mensile: luglio 2016

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Quaranta anni fa…

Prendemmo il fattore, che sì aveva quei tanti anni, ed anche qualche chilo, in meno, ma pur tuttavia sudava abbondantemente su per il sentiero verso il Gennaro.
Lo mettemmo in mezzo, tra me e Baffone, fisicamente e metaforicamente, nel senso che lo coinvolgemmo nella scelta del percorso di quella prima scarpinata che si chiamerà “Scarabone” e lo portammo a percorrerlo….oh non era il factotum del Corsini!? Avevamo bisogno del suo imprimatur.

Baffone, ovvero: “Piacere, Verdi Roberto, necroforo-giardiniere”. Perché becchino era brutto..
Oggi, quando ancora con le cosce all’aria, dopo aver fatto i miei sedici ( ma per me sono meno) chilometri della corsa, mi hanno chiesto di premiare le squadre partecipanti…….Ho pensato a lui, a quaranta anni fa quando ci inventammo questa corsa. Allora non era di moda correre per hobby, le spose non avevano l’ossessione di rassodare i glutei e i quarantenni non correvano a fine giornata con l’i-phone per scordare lo stress da lavoro. Era tempo di austerity. Leggi: domeniche a piedi per risparmiare petrolio, a tirare le forme di cacio lungo la Bolognese, ad andare per calesse, a…correre, meglio scarpinare a piedi.

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Il ritorno

Quando ritornerai
scrivimi forte,
stringimi piano
cantami ancora
nelle pieghe del tempo
il sorriso amaro
dell’illusione
per dirmi solo
io sono qui.

Chiedimi ancora
quel che resta della notte,
passione ardente
soffusi gesti
vibrante attesa
di un’altra volta.

Gerardina Rainone

“Un fiume di guai” – Estratto 2

(Il rapporto fra Viola, la protagonista, e i suoi genitori)

Io e i miei non eravamo mai andati d’accordo su nulla. Tra noi c’erano sempre stati attriti, per motivi futili o importanti, sin dalla mia adolescenza. Non per niente il tentativo di collaborare nell’azienda di pelletteria di famiglia era fallito e, appena avevo trovato un impiego, ero andata a convivere con Luca, l’uomo che qualche anno dopo era diventato mio marito.

Nemmeno su di lui ci eravamo trovati d’accordo. «Non è alla tua altezza ed è troppo giovane», aveva sentenziato mamma. Mio padre si era astenuto da commenti così aperti, ma la sua totale mancanza di considerazione per il barista proletario era stata molto eloquente. Quando – dopo otto anni di vita insieme – Luca mi aveva lasciato per una cubista ventenne, il loro unico commento era stato: «Tanto doveva succedere. Meglio ora che dopo».
Dopo Luca era arrivato Italo. Neanche lui aveva ricevuto il favore dei miei. Andava bene l’età (quasi dieci anni più di me) e lo status sociale (manager affermato), meno bene che fosse separato e avesse un figlio. Sangue misto, per di più.

«La ex-moglie è davvero afro-americana?», domandò mia madre quando portai Italo in famiglia per la prima volta.
«Sì, mamma».
«… negra?».
«Mi pare evidente, mamma».
«Negra-negra, o mulatta?».
«Nera come il carbone».
«Oddio! E, il bambino?», mi chiese con orrore.
«Max, ha sette anni, somiglia al padre, è bellissimo e mulatto».
«Mulatto, quanto?».
«Mulatto–abbronzato», le risposi seccata mettendo in chiaro che la conversazione sull’argomento era chiusa. Meglio che non indagasse oltre e magari venisse anche a sapere che prima di essere la fidanzata ufficiale di Italo ero stata la sua amante per diversi anni.

Anche mia sorella Alessia non aveva un rapporto idilliaco con mamma e papà. A lei – vuoi perché era la piccina di casa, o per quella sua irresistibile ruffiana dolcezza – era stato concesso tutto ciò per cui io avevo dovuto sputare lacrime e sangue. Non per questo le cose erano andate meglio.
Delle sue scelte lavorative erano ancor meno entusiasti che delle mie, perché Alessia guadagnava poco e in modo discontinuo. Quanto a fidanzati – dopo l’operaio terrone, l’ambulante profittatore con tendenze violente e il personal-trainer spagnolo – quando infine era arrivato Isacco (ottima famiglia, istruito e proprietario di una storica galleria d’arte a Torino) nostra madre non aveva tardato a scoprire che era ebreo e aveva ripetuto la medesima sceneggiata del figlio negro di Italo.

Estratto da “Un fiume di guai” di Eleonora Scali

https://www.facebook.com/unfiumediguai

Amore globale

Ai cuori induriti
parlò d’amicizia,
sembrava
un giorno
come tanti altri,
sembrava
un uomo
come tanti altri,
fu così che
con atti semplici,
divenne
amore globale
per la storia
dell’umanità.

Predatore

Rapace come un falco scruta
attendendo il momento propizio
per rubare il cuore.