Archivio mensile: giugno 2016

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Comunicazione

Parlo
di una Verità
la mia, la tua
che importanza ha?

Bisogno di condivisione
mal canalizzata
perversione.

Apro l’accesso nascosto
della mia solitudine
e mi ritrovo lì
come se non fossi uscito.

 

 

 

 

 

L’immagine di te (I più votati di Prosa e Poesia)

Non offuscare l’immagine di te,
devi conquistare il concetto
della tua importanza,
la capacità d’agire,
la fiducia, il senso di sicurezza.

Indi, la possibilità di manifestare,
senza indugio,
un giudizio realistico;
devi passare attraverso il tuo corpo
con l’anima.

Guardati, anzi vediti
per riorganizzare
la tua personalità,
alla ricerca dell’autostima perduta,
del giusto equilibrio.

Il villaggio (prima parte)

Di quel mondo in cui vissi cosa è rimasto oggi? Più nulla direi, poco per volta si è dissolto fino quasi a scomparire. Non so se ciò è valso per le generazioni passate, ma per la mia c’è voluto poco, molto poco. La montagna 25 anni fa era ancora un luogo potremmo dire affollato, tra i suoi boschi a qualche chilometro dal paese potevi incontrare gente in qualunque stagione, vi era chi andava a raccogliere legna secca, chi pali per le viti, chi in cerca di funghi e chi di castagne, e non mancavano gli odiosi cacciatori ma forse costoro erano in fondo i più presenti nell’arco dell’anno.

E c’era poi il pastore e il vaccaro i quali portavano al pascolo le bestie, e scendevano e salivano a seconda della stagione. C’era anche chi coltivava ancora qualche pezzo di terra a patate o a grano. Beh insomma era un piacevole via vai che rendeva viva la montagna. La sensazione era quella di sentirsi parte di questo ambiente, certo vi era anche chi lo trattava male abbandonando in giro rifiuti, ma in tanti lo vivevano con passione. Quella montagna, quei boschi erano come dire…magnetici creavano una attrazione  a cui era difficile resistere, si andava su anche solo per una passeggiata.

Poi poco per volta tutto è cambiato, è andato a scomparire, è scomparsa la vita in montagna ma anche in paese. A volte penso che l’elemento di cambiamento della vita in paese per la mia generazione fu la vendita del campo sportivo. Questo luogo era stato per almeno due decenni un elemento di aggregazione per quanto fosse incompleto, pietroso e un tantino spartano era comunque un punto ove convogliavano non solo la passione per l’unico sport praticabile, ovvero il calcio, ma periodicamente vi passavano gli appassionati di motori.

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Daniela Alibrandi: “Una morte sola non basta”

Prosa e Poesia - Daniela Alibrandi - Una morte sola non bastaUn incontro casuale, due esistenze, due mondi, uno popolare e l’altro borghese, nella Roma dell’immediato dopoguerra, s’incrociano su di una panchina di spalle alla pineta del Forlanini, il sanatorio, fuori dal nosocomio dove una nuova vita ha visto la luce e un’altra che vi è appena entrata è già segnata dal dolore e dall’assenza degli affetti fondanti; così il lettore, come lo spettatore di un film neorealista, viene introdotto nelle esistenze dei protagonisti: in un caso ai limiti dell’indigenza, ma dove nonostante tutto riesce a fiorire l’amore, come un fiore tra le miserie umane scaturite dall’ignoranza e dall’essere ai margini, malvissuti e derelitti, dentro quello spazio dell’anima in cui rancore e amore fanno rima; nell’altro anche chi gode di un certo benessere non per questo è immune da indigenze, sebbene affettive.

L’Autrice, la cui scrittura scorre piana e lineare lungo le pieghe del raccontato, sa avvicinare il mondo dell’Italia del dopoguerra al lettore cui diviene familiare perché sa punteggiarla di canzoni, di luoghi, di abbigliamenti, di abitudini di vita che come pietre miliari ne segnano il tempo, trascorrendo tra le deprivate realtà dei protagonisti: tre cucchiaini d’olio sono uno spreco ma l’egoistica esecuzione di qualcuno che ha la sola colpa di turbare un equilibrio di egocentrismi, lo rendono necessario; e nel rovescio della medaglia anche i meno sguarniti, i più agiati, quelli che possono permettersi di andare a Ostia e vedere il mare e che posseggono una loro automobile privata, ma anche quelli che ci si ammazzano andando a tutta velocità, non sono esenti da miserie anch’esse umane, umanissime, di solitudini e carenze affettive.

Le due storie corrono parallele in un primo momento l’una sbilanciata rispetto all’altra camuffata dentro un alone amoroso ma che lascia intuire al lettore le fasi del procedere: il dramma è nelle righe della storia che l’Autrice tratteggia sullo sfondo di quella del periodo che la inquadra e dove Roma rivive alla luce di quei ricordi che il tempo accumulato e trascorso spinge a riassaporare: pagine che la scrittrice sa dedicare alla sua città.

Nello scenario dell’Urbe che si trasforma dal dopoguerra al boom economico le due giovani protagoniste sono diventate due ragazze, infelici e sole nella realtà della propria esistenza, l’una con i suoi spettrali ricordi l’altra subendo ancora, vittime ancora: mentre all’inizio le loro giovani vite si muovevano tra l’amore e l’egoismo ed erano bersagli innocenti di menti turbate da ignoranza e presunzione di sapienza, o in un panorama che sordidamente le costringeva e stritolava, nella realtà nuova s’incontrano e si sostengono, riconoscendosi entrambe sole e bersaglio della sorte e di quegli esseri umani che per viltà avevano agito, taciuto, approfittato all’ombra di una “fede” con i suoi riti e le sue promesse.

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Napoli

Napoli mille colori.
Napoli sapore di mare.
Napoli che si lascia amare.
Napoli  dai vicoli dei panni stesi.
Napoli dalle canzoni amare, cortesi.
Napoli che canta,canta la vita,canta l’amore.
Napoli arriva dritta al cuore.
Napoli chitarra canta.
Napoli chitarra a voce grossa.
Napoli chitarra accesa.
Napoli chitarra … Ricorda,canta,vive.
Oggi il cielo ha una stella in più, a cantare Napoli ci sei tu.
Ciao Pino.