Archivio mensile: gennaio 2016

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Vidi (I più votati di Prosa e Poesia)

Vidi
quel dolce corpo
di fanciulla cadere.

Piansi,
vedendo
svanire
quel suo triste sorriso.

Afferrai
quegl’attimi tristi
ne bevvi il succo amaro.

Sono
un gelido vento:
dove potrò fermarmi?

La Roma arcaica di Paulus 1/3

Paulus si aggirava guardingo nelle nebbie mattutine di una valle boscosa, costellata di piccoli pascoli; era una fredda alba primaverile nella seconda metà dell’VIII secolo a.C., in un punto imprecisato al centro della penisola italica. Il nostro uomo, un giovane di circa venticinque anni, dall’aspetto selvatico, portava una grossa sacca grondante sangue sulle spalle ed un grezzo coltellone di bronzo infilato nella cintura di corda, aveva un rudimentale arco da caccia a tracolla, era vestito di pochi stracci e pellame di varia provenienza, la barbetta incolta, i capelli ricci scompigliati, gli occhi azzurri vivaci e mobili, voltava spesso lo sguardo all’indietro e sui fianchi: temeva di essere seguito, aveva appena depredato un piccolo gregge di pecore isolato ed incustodito nella campagna, si era procurato un bel po’ di cibo dopo giorni di digiuno e solitudine, e cercava un posto sicuro dove rifugiarsi. Le nebbie che avvolgevano la grande vallata si diradarono lentamente e, mentre scendeva in basso, Paulus scorse in lontananza delle piccole alture, dei colli vicini tra loro e gli parve di intravedere anche un fiume paludoso che scorreva alla base delle colline. Avvicinandosi, uno dei colli sembrava abitato, vide una specie di palizzata su un terrapieno, così gli sembrò, poi un lungo muro costruito alla base di una vasta altura.

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Condizioni 2/3

Da tutto quello che ho detto finora, potreste pensare che il mio sia solo un invito a prendere il classico aereo al volo una volta all’aeroporto, di vedere dove vi porterà la vostra buona stella… niente di tutto questo, io voglio solo dirvi che dovete gettare i vostri occhi nel fango, fargli vedere le cose più rivoltanti, fargli vedere l’inferno dantesco, in modo che una volta che li ritroverete al fiume del purgatorio, lindi come non mai, li potrete usare per vedere le occasioni che ci circondano, occasioni che prima ignoravamo per pigrizia o per scarsa fiducia in se stessi, occasioni che magari potrebbero cambiare la nostra vita. Parlo così per esperienza? Certamente, non potrei sennò. Ho viaggiato in 4 continenti, in più di 10 paesi, ma dove ho scoperto qualcosa di veramente nuovo, stravolgente? A 200 km da casa mia.
Avete una macchina? Io vi direi di tenerla in garage. Prendere una bici, una moto: loro ti permettono di sentire il vento contro il tuo petto, aumentano la tua concentrazione. “ma così non ti concentri sul paesaggio…” SVEGLIA! È proprio quella concentrazione che ti fa immergere, che ti fa dimenticare da dove sei partito e dove stai andando, quello stato di incantamento consapevole, che ti fa vedere la strada e che allo stesso tempo ti rilassa portandoti come in un limbo dove tutte le ansie, stress e preoccupazioni accumulate fino ad allora spariscono. Non volete andare lontano? Camminate, correte. Molte persone senza nemmeno accorgersene vivono nello stesso posto senza mai esplorarne i dintorni, senza sapere che magari il negozio che cercavano si trovava a solo due passi.
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Il canto delle spighe di grano

Il vento urlava
nei campi deserti e silenti
sulle spighe piene di grano
Intonava un canto misterioso,
un inno d’amore,
pareva sentir una sinfonia di Chopin
dedicata alla scarna nuda terra.

Il cielo brillava d’oro
mentre la falce
recideva la figlia del sole
nell’intimo del cuore.

Intorno al raccolto
nel lago di paglia color fuoco
navigavano piccoli chicchi di grano
mentre raggi dorati
si diramavano nel tramonto.

Ed io in cerca di scintille di vita
restituivo al cuor dei vecchi mulini
i suoi infiniti canti.