Archivio mensile: gennaio 2016

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La Roma arcaica di Paulus 3/3

In effetti, così sulle prime l’abitazione originaria regale gli parve poca cosa e dentro di sé si stupì non poco che quella capanna fosse stata la prima casa del re locale, ma ormai era più affascinato dalla folla che si muoveva all’interno dell’abitato che dalle dicerie sul re. Sentiva parlare vari accenti della zona, un grezzo latino, molti si esprimevano in sabino e c’erano pure dialetti etruschi, tutti linguaggi che il nostro Paulus conosceva per via del suo eterno girovagare, vivendo alla giornata, nei territori a nord del fiume in piena. Era una piccola babele pastorale e commerciale, si respirava un’aria di confidenza, laboriosa ed accogliente. “Pastori e agricoltori- pensò guardandosi intorno- speriamo non facciano troppe storie con gli stranieri; io, poi, sono pure un mezzo ladro e devo stare in guardia”. I focolari che bruciavano davanti alle abitazioni, i greggi di pecore e capre che pascolavano intorno, l’attività intensa di disboscamento e costruzione davano l’idea di un luogo in rapido divenire, di un grande villaggio in espansione piuttosto che di una cittadella sonnolenta e chiusa in sé. Da quello che poteva osservare qui il lavoro non sarebbe mancato anche per un estraneo come lui e forse avrebbe potuto far parte di quella gente laboriosa e accogliente; meditò sul fatto che lui in effetti, nella sua pur giovane vita, non aveva mai praticato in maniera continuativa un lavoro ma solo piccole attività occasionali, lunghe giornate di caccia e, perché no, furtarelli di piccoli animali incustoditi, pollame e caprette; né aveva fatto parte di alcuna comunità. Sarebbe riuscito a vivere a stretto contatto con altri? Certo non era la prima comunità organizzata che aveva visto, era stato in molte città etrusche ben più strutturate di questo primitivo villaggio, ma in nessuna di esse aveva respirato un aria accogliente come qui.

Era cresciuto libero e indipendente però, pensò tra sé e sé, l’idea di appartenere ad una comunità non gli dispiaceva così tanto e iniziava ad accarezzare questa possibilità.
Qualche ronda di uomini armati di piccole spade e dai modi rudi e sbrigativi, che si faceva largo in maniera decisa tra gli abitanti indaffarati, faceva intendere che c’era poco spazio per le risse e per i disturbatori, per gli arruffapopolo ed i ladruncoli. Paulus intuì fin da subito, e del resto il viandante glielo aveva appena detto giù nella valle allagata (a proposito, il suo indaffarato interlocutore gli aveva anche detto che la valle si chiamava Murgia) che qui dentro era opportuno rigar dritti, e così decise di accantonare per adesso il suo istinto predatorio e si dispose ad un comportamento più “cittadino”. Si trovò un angolo tranquillo e si fermò per accendere anche lui un piccolo fuoco e mangiare finalmente quella carne che cominciava a pesargli sulle spalle; forse l’indomani l’avrebbe anche potuta condividere con qualche abitante e iniziare così a farsi benvolere, o almeno a conoscere questi romani e le loro abitudini: tanto quella grossa quantità di pecora sarebbe andata presto a male.

La primavera era alla fine, l’aria si faceva calda e frizzante, ed una lieve brezza che profumava di mare rendeva piacevole quel colle abitato; Paulus, ormai sazio e sfinito per tutte le novità di quel lungo giorno, si abbandonò al sonno, avvolto in una copertaccia che portava sempre con sé.
Così finì il primo giorno di questo giovane selvatico in quel nuovo, grande villaggio cinto di mura, una piccola città in cui gli parve di iniziare una nuova vita…e pensò a cose belle, pani e caciotte, fiumi di acqua fresca, fronde che lo cullavano insieme ad un venticello leggero leggero…leggero…si addormentò e sognò, mentre un lieve sorriso spianò le sue labbra increspate da una barbetta giovanile.

Alessandro Cosi

La tua felicità

Dimmelo che sei felice,
raccontamelo
con poche parole:
non meno di due
non più di tre.

Se non vuoi dirmelo
lo leggerò nei miei occhi.

È un filo dorato la tua felicità,
lo legherò ad un dito
lo punterò dritto al cielo
per ricamare stelle sulle nuvole.

E’  una bimba curiosa la tua felicità,
mi fruga dentro all’anima
ci scova meraviglie.

È un pescatore abile la tua felicità,
respira forte gli alisei
e si tuffa nel mio cuore
a cercar perle.

Rosita Ghidini

Sulle orme della luna

D’amore sognai
e d’amor solo d’amore amai.

Coincidendo i giorni
in cui ho potuto vedere sulla luna nella sua irreale luce
orme di noi
fatta di sguardi, di silenzi e di piccole carezze sognando ad occhi aperti.

Ma questa vita non è la luna,
né un film a lieto fine
è tutt’altra cosa.

È la inaffidabile
quella che abusa del cielo
che lacera, dirompe
scuote, tormenta
e fa male

Sarebbe stato tutto più semplice
se non ti avessi incontrato
ma non sarebbe la mia vita.

Unione

Svegliati
camaleonte vestito.

Ti imploro
svegliati
la nave affonda
sprofonda.

Ti dono la mia mano
morirò con te
come se non fossimo mai partiti.

 

Orazione alla Terra (I più votati di Prosa e Poesia)

Grida il tuo dolore
fertile, arida, amata Terra;
antica e sempiterna
madre e matrigna;
altruista e incompresa,
sfregiata alle radici
nel corpo e nell’anima:
la tua ribellione è giunta!

Alza la voce ora
senza colpo ferire,
vivi con l’umanità che sfami
l’armonia del Creato;
che l’uomo sia
riconoscente e degno
della tua benevolenza.