Archivio mensile: novembre 2015

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Invito

Ti invito al mio funerale.
Un invito strano! Non ne ha eguale.
È un invito esteso per ogni ceto sociale.
Non puoi mancare
Mi farà piacere sapere che farai parte di questa compagnia
Ti aspetta tanta musica, vino e sangria.
L’allegria non può mancare è stata la prima che ho dovuto chiamare.
Vieni vestita con l’abito della festa, sceglierai un mio souvenir di quel che resta.
E già!
C’è chi arriva dall’eternità, e chi fa il viaggio per l’aldilà.
E già!
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Vuoi venire nel mio mondo!

Il mio mondo è fatto di sogni.
Sogni colorati.
Sogni come l’arcobaleno, multisfaccettati
Non c’è posto per draghi, streghe, lupi, uomo nero.
Non c’è posto per il dolore
Non c’è posto per il rancore
Non c’è posto per l’odio
Non c’è posto per il pianto
In un cassetto ormai vecchiotto, vi ho messo i sogni di tutta una vita.
Ma i sogni non sempre si realizzano.
Non li ho gettati via, li ho conservati.
Li ho custoditi, li ho tenuti stretti, stretti.
Oggi, li ho tirati fuori,
spolverando un po’ questi quaderni vecchiotti, ingialliti dagli anni trascorsi,
rileggendomi, mi sono accorta di aver percorso parte della vita che ho attraversato.
Nella vita le cose sono diverse, assumono altre sfaccettature.
I sogni sono il nostro tesoro interiore
Sono parte di noi, sono la nostra anima
Io anima ribelle, mi sono sempre ribellata alle regole dettate, datate
Non mi sono mai sentita padrona della mia vita fino in fondo.
Ho sempre avuto chi per me, doveva, o avrebbe deciso, cosa era meglio.
Oggi mi accorgo, ci voleva proprio poco, per realizzare il mio sogno.
Che stupida sono stata!
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Invecchiare con grazia

Non prender
sentore d’acido
anche
se gli anni passano;
puoi cogliere
la bellezza fiorita,
la gioiosità
d’un bimbo,
il sorridente
stupore,
l’armonia
della natura;
sei detentore
d’una ricchezza:
la saggezza;
invecchiare con grazia,
si può.

Vino (I più votati di Prosa e Poesia)

Vino dal profumo genuino
di un lavoro contadino

Uve staccate da mani esperte
di rughe ricoperte
che di amore e passione
attraversano una vendemmia di stagione

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Quei quattro minuti… 1/2

C’era qualcosa che lo infastidiva, ma non riusciva ancora a capire cosa fosse. Si era svegliato presto, e provava un forte senso di nausea. Aveva preso lui la telefonata il giorno precedente e non immaginava che quell’intervento per un probabile suicidio sarebbe stata un’esperienza tanto coinvolgente. Come capo della squadra omicidi aveva sorriso della coincidenza che in quel momento fosse lui l’unico a poter intervenire.

Prese due agenti, raccomandando loro di portare un taccuino e una penna. Si fermò anche per strada a prendere un caffè, come se in fondo non ci fosse poi così tanta fretta. La zona era poco fuori Roma, uno di quei quartieri nati per scommessa, con l’inganno delle cooperative edilizie, che facevano lievitare i costi delle abitazioni scelte su piantine cartacee, intercettando il sogno di chi la casa dove abitare credeva di poterla possedere a un costo sostenibile. Ora, a distanza di tempo, le palazzine erano state costruite, ma molti si erano trovati a doverne rivendere le quote.

C’era il sole mentre entrava insieme ai due agenti nel giardino condominiale decoroso e pulito. Lui era stato colpito dal nulla che regnava attorno a quel quartiere, senza un supermercato nelle vicinanze o una farmacia, una scuola, persino privo di strade asfaltate. Ora, mentre ripercorreva gli avvenimenti per individuare ciò che l’aveva turbato, si chiedeva se fosse stato quel senso di isolamento oppure il profumo intenso degli oleandri appena fioriti, confuso con l’immobile carezza della mortalità. ─ E’ al terzo piano! ─  gli gridò un uomo affacciato al parapetto delle scale. Sul pianerottolo alcuni vicini guardavano sgomenti la porta socchiusa, gli sguardi increduli, un’ombra colpevole dipinta sui loro volti. ─ Prendi le loro generalità e chiedi se hanno dichiarazioni da fare ─ disse il commissario a uno dei suoi ─ e tu invece vieni dentro con me ─ intimò all’altro. Entrò in quell’appartamento e pensò che non fosse ancora abitato, tanto era spoglio.

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