Archivio mensile: novembre 2015

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Giudichi

Chi sei tu
che ti permetti di giudicare!
Troppo facile.
Vuoi giudicare in base alla gravità!
Eh no…
Ognuno fa degli errori gravi e meno gravi
ma sono pur sempre errori.
I tuoi errori
li hai ben  nascosti.
Prima o poi vengono fuori,
Non ti voglio giudicare,
e nemmeno condannare.
Non puntare il dito,
NON SEI PULITO.

Maria di Monte di Gianni

“Buongiorno, mi sa mica indicare la strada per Prato Fantoni?”. Un attimo, lungo, di disorientamento. “Ah sì, guarda, prendi questa viottola, passi il torrente e poi vai dritto…Prato Fantoni, eh! Sì, sì…buona passeggiata”.
Non sarà stato perché erano le undici di mattina, che sarà mai?!Piuttosto di un giorno particolare, il primo dell’anno, sì.
Il ragazzo, si vedeva, aveva appena messo fuori il naso per respirare una boccata d’aria fresca per riprendersi dai bagordi notturni. Ad occhio e croce, aveva approfittato, per la festa d’addio all’anno vecchio con gli amici, della casa di campagna dei genitori.
Fatto sta che ci buttò fuori strada alla grande.
Fabiola aveva il fiatone: “Quanto manca?”. Duecento cinquanta metri di dislivello dalla parte opposta.
“Guarda lì! È quella!”. Dall’alto si vedevano, come puntini lontani, due tetti in lastre di pietra. Era la casa, con tanto di fienile, che ci aveva intrigrato quando la scoprimmo all’asta su internet.
Prezzo abbordabile, rustica quanto basta: senza acqua corrente, senza luce, per di più senza strada, perché franata dieci anni prima. Quindi isolata.
Tant’è, io cercavo un seccatoio in mezzo ai castagni. Questa in confronto era un castello!
Fu così che dopo aver ruzzolato per un erta, saltando tronchi abbattuti, e graffiandosi tra gli sterpi residui di un recente taglio di bosco, facemmo conoscenza della casa. Abbandonata, prima per la morte del proprietario, poi per la frana.
La porta era socchiusa. La casa completamente arredata, anche se poveramente, con l’armadio pieno dei vestiti dell’ultimo proprietario, Gosto, che l’aveva abitata.
“Senta, non è che a lei interessa? Non vogliamo passarle avanti”.
“A me?! No, no. Io ne ho una a Vallucciole che non mi riesce di vendere.”. “Se la prendete voi non mi pare i’ vero”.
Fu così che conoscemmo la Maria. Quella che poi diventò la nostra vicina, la nostra confinante. Aveva passato da tempo i sessanta anni ed abitava da sola, tutto l’anno, la casa di famiglia nel borghetto di Monte di Gianni. A pochi passi dalla casa del pischello molto gentile, ma poco edotto sulla toponomastica della zona.
Infatti la strada più diretta per la casa, che poi ci aggiudicammo spellandoci all’asta, passava proprio davanti alla Maria. Leggi tutto →

La fantasia ti fa volare

La fantasia
non vuol
sentir ragione
è un lusinghiero
canto del cuore.

È un sogno
ad occhi socchiusi.

Ti fa volare
ad ali spiegate
a briglie sciolte
nell’immenso
è libertà.

La luna (I più votati di Prosa e Poesia)

La luna
si rifletteva
sulle nuvole,
le faceva sembrare
argentei capelli di vecchie

Un gaucho stanco, uff…
Come (mangia) un pezzo
di quesillo (chesiglio).
Ha i movimenti
un po’ confusi
ma la vita va…

Delitto al free jazz 1/2

Antefatto con delitto

Camminava con passi veloci.
Duecento metri e avrebbe varcato la porta di casa.
La strada era ben illuminata e la serata piacevole: un venticello spirava da est, accarezzava.
Cosa o meglio a cosa era dovuto quel malumore? Frugò tra i pensieri nascosti.
La bella strada veniva incontro ai suoi passi frettolosi con le sue palazzine Liberty e i giardini ordinati oltre le inferriate.
La serata primaverile illuminava i cieli che scorrevano sulla sua testa: sereni tappeti di stelle offuscati dalla luce forte dei lampioni lungo il marciapiede.
E il malumore dilagava ingombrando i pensieri, spegnendo le stelle e velando la luna. Affrettò il passo verso casa.
Poi la voce di un cane e il silenzio. Cosa preferire? Inquietudine in entrambi.
Il cigolio di un cancello alle sue spalle. Girarsi e guardare? No, continuare senza voltarsi.
Inquietudine, presentimento, quasi paura.
Passi dietro i passi: i suoi o gli altrui, non sapeva distinguere. Sul selciato, quasi un’eco, un rimbombo, nella quiete.
A casa, a casa. C’era quasi.

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