Archivio mensile: aprile 2015

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Il viaggiator cortese

Sei lontano
da molto tempo
viaggiator cortese,
un velo di mestizia
t’avvolge
perché il tuo amore
è in costante
castigo;
avverti
consapevolezza
che il tuo
girovagare
provochi danno
al sentimento,
il quale dura
oltre le bellezze
che incontri.

Il campo di grano (I più votati di Prosa e Poesia)

Sì forte che forza tace
la mente s’arrende al tempo modesto
Quel giorno che vidi soldati
morti, sconfitti, dai volti accecati
Che alcuna voglia trova più posto

Uno sedea quasi fosse composto
Che tutte le bombe scoppiavano accanto
L’altro giacea col collo traverso
La testa potea non alzar dal basso
Che tutto dal sangue pareva diverso

Già ero lì, nel fosso e fissavo
deserto di morti svolgersi attorno
lontano mi sembra, che anche oggigiorno
uno alla volta mi cadono addosso

Ed io che per ben altre lame
Tagliavo quel campo che giallo più vede
Adesso che ecco, quel che rimane
Nel mentre che il rombo si prende chi siede
E il grano sparpaglia l’essenza del pane

Pentagramma delle rose

Proferir parole
che contengano
il pentagramma
delle rose,
profumate e spinose,
son carezze
graffianti.

I disagi delle genti
talvolta pungenti,
s’attenuano
per come s’ascolta
per cosa si dice
per come si dice,
non v’è altrimenti.

Scollo discreto e senza scollo, collo lungo e senza collo

Esistono vari modelli di scolli: lo scollo  o, come lo chiamano gli scollammesi, lo scolcollo discreto, ma anche il senza scollo, ormai raro e lo scollato sempre, molto di moda. Questo significa che non tutti gli abitanti lo praticano; alcuni solo occasionalmente, altri sempre, altri mai.
Questi ultimi non hanno mai voluto rispondere alle mie domande, limitandosi quelle poche volte che sono riuscito a comunicare con loro, ad accennare un sorriso gentile sulle  labbra, appena abbozzato ma chiaro ed evidente, quasi una canzonatura leggera.
Più pronti a dare spiegazioni, ma senza effettive e precise risposte sono i praticanti dello scollo occasionale o discreto.
L’unica cosa chiara è che non essere praticanti implica una specie di radiazione dalla comunità. Se non ho capito male o ti scolcolli o non sei ritenuto un membro a tutti gli effetti. Ecco perché molti hanno scelto di scolcollarsi discretamente.
Questa pratica inveterata sta però producendo i suoi frutti.
Si stanno notando delle mutazioni genetiche che preoccupano la comunità di Scollam.
Molti neonati nascono col collo lungo, lungo a dismisura e altri con il collo corto, cortissimo, quasi inesistente. I primi, sebbene deformi, sono bellissimi; i secondi, con quelle teste quasi schiacciate tra le spalle, sono solo sformati. I paragoni con il mondo della natura o dell’arte sono stati notevoli per i primi e tutti ammirati: un cigno, un modigliani, una giraffa, ma anche paragoni meno scontati come un Erketu ellisoni, il dinosauro dallo spettacolare collo,  oppure donna Kayan come le donne africane dal collo inanellato.
La trasformazione quindi non è stata vissuta né dai genitori, né dagli stessi una volta cresciuti, come un tratto da rifiutare; diverse le considerazioni per i secondi per i quali non c’è stato nemmeno il tentativo di trovare esemplari di riferimento.
Si sono quindi via via ghettizzati, vivono in comunità separate e sono quasi violenti. Tutta la loro rabbia si scatena nei confronti dei collilunghi che malauguratamente varcano i loro confini, non del tutto delimitati: li aggrediscono mordendoli sul collo, ma poi interrogati sulle molestie inflitte, non sanno spiegare questa loro manifestazione, ma  adducono come unica ragione il fatto che gli aggrediti siano dei collilunghi, e tanto basta.
I collilunghi a loro volta si sentono sempre più dei privilegiati dalla natura e guardano quasi con disprezzo i senza collo.
Le loro comunità sempre più separate sono ormai inconciliabili.
Nel mio girovagare ho sempre avuto occasione di vedere aggregazioni umane in lotta tra loro, spesso perenne e atavica e della quale si è perduta la radice. Anche le collettività di Scollam mi sembrano avviate su questo percorso senza ritorno. Insomma, lo scollo ha avuto alla lunga delle infauste conseguenze: sono stati generati dei mostri; anche questa è vero, è un’espressione abusata e meriterebbe una digressione, ma faccio per capirsi, nel senso che insomma nessuno glieli invidia. I mostri si sa o fanno paura o si invidiano e io, dopo che in un primo momento avrei voluto provare, ora me ne guardo proprio bene.

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