Archivio mensile: marzo 2014

Stai visitando gli archivi di Prosa e Poesia.

Paura e natura

Paura, reazione emozionale
d’allora bambino,
suscitavi in me
l’ombroso pericolo,
frutto di brancolante
fantasia.

Avvertivo
l’espressione d’emergenza
dell’improvviso pericolo,
mi travolgevi
con flussi intensi
d’adrenalina.

Eri la tumultuosa
paura primordiale,
di fronte allo scatenarsi
delle forze superiori
di madre natura,
perché io sapessi.

La luna (Marina Centeno) tradotta da Rosetta Savelli

In occasione della morte di Neil Armstrong, vi presento la mia poesia: “La Luna”, basata sul lavoro del grande maestro della narrativa, Jules Verne “Dalla Terra alla Luna”. Come un esercizio di poesia eroica, dentro la struttura di versi in serventesio (ab ab) (1), un modo diverso per esprimere la mia poesia e mi piace di esercitarmi regolarmente, al fine di coltivare il mio sviluppo e il mio apprendimento. Spero che vi piaccia.

La Luna

Ho sentito con un tale sarcasmo
che non va profanata la luna per nessun motivo.
Si smuove l’immagine così che l’ Astro diventa
pensieroso sotto la luce del Cielo!
Nel Gun-Club, il segreto è espiato
per posticipare la battaglia fra le basi.
Per disonorare, ostinatamente in sfida,
il Disco lunare e il muro d’abisso.
La fanciulla tirando a sorte la moneta
e soffocando le ansie di quel giogo,
cerca motivi per reclamare,
brillando nelle grinfie del boia.
Leggi tutto →

Nel cuore di un genitore

Nel cuore
accogliente
d’un genitore
c’è tantissimo
spazio
più di quanto
un figlio
possa
immaginare
poiché
non è mai
saturo
d’amore.

Donna guerriero

Tu facevi parte di un gruppo.
Un giorno ti fu chiesto, di ricoprire la carica di presidente, di li a poco accettasti
Impacciata, impaurita dianzi all’enorme impegno richiesto, all’improvviso… Lei.
Lei già presidente di un’altro gruppo, ti tese la mano.
Lei donna d’incanto, donna guerriero, invincibile, sfidava le avversità, irrinunciabile appuntamento con la vita, la rendeva ammagliante.
La sua
per te
fu grande ammirazione, la voglia di raggiungere la sua forza, la sua caparbietà.
Leggi tutto →

Metempsicosis – Ciò che si è perso (02)

Jack allora cominciò a piangere come un vero neonato: prima un vagito, poi un altro, un crescendo di richieste d’attenzione e infine strillò con tutto il fiato che aveva in gola.
La donna allora si avvicinò. Anche la vista non era pronta al mondo e con il buio non ne distingueva i particolari. La donna si piegò su di lui, lo rassicurò con il palmo della mano sul ventre dondolandolo, gli dette un bacio sulla fronte e sussurrò le seguenti parole: “Dolce creatura, tuo padre non mi sopporta e stiamo di nuovo litigando. Cerca di stare tranquillo, tra un po’ ti preparo la pappa. Dormi Jack, dormi…”
Dormi Jack, dormi! Jack rimase gelato, immobile, pietrificato.
Quella che ormai era chiaramente una madre lo aveva chiamato Jack. Una coincidenza? Un ritorno all’inizio della vita? Pensò che non potesse essere sua madre, non l’aveva riconosciuta dalla voce ma era anche vero che da neonato non sentiva in modo compiuto e che sua madre sarebbe stata molto più giovane rispetto ai suoi ricordi.
Lei, vedendolo fermo e silente, si allontanò non potendo certo capire chi si trovasse in quella culla.
Tutto tornò silenzio, la tenda era stata richiusa e dietro le quinte di quel tormentato sipario Jack era ancora muto, fermo, agghiacciato.
Il neonato pensante si prese un po’ di tempo e provò a rimettere insieme le idee. Doveva trovare una strategia per capire cosa stesse accadendo. La vita è così: o domini le paure o sei preda del mondo e degli uomini. Il silenzio lo aiutava a calmarsi, la melodia era ripartita; cercò sostegno nel profondo della propria Anima. Ormai si era abituato e aveva capito che solo quando tutto è perduto si affronta la realtà e che se l’uomo l’affrontasse prima non dovrebbe arrivare allo stremo delle forze e alla violenza per sopravvivere.
Leggi tutto →