Archivio mensile: dicembre 2013

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Metempsicosis – Pausa (02)

Preso dalle meraviglie della Via Lattea, Jack girò lo sguardo verso il bordo della galassia e lì si spalancò il vuoto delle distanze, il luccichio di miliardi di galassie vicine e lontane, l’amara splendida realtà di una solitudine che non è assenza, dove l’irrinunciabile desiderio di scoperta insito nell’uomo spinge a capire, come nei mari alla scoperta delle Americhe, come nella conquista di vette di montagne impossibili, come nella realizzazione e nell’esplorazione delle profondità dell’inconscio, dell’infinito mondo della scienza e dello spirito. Tutto riportava alla sensazione di oscuro conoscibile che Jack stava provando davanti a un’inspiegabile attrazione costruttiva di senso.

Ripensò a un regalo di compleanno. Aveva dieci anni, sua madre gli regalò un cannocchiale sufficiente a vedere chiaramente i crateri lunari. Lo stupore di Jack lo portò a trascorrere intere serate a contemplare in uno stato di fuga dalla realtà, avvicinava l’occhio al mirino e si chiudeva in quelle immagini di silenzio aprendosi a un’altra dimensione. La luna illuminata dal sole pareva brillare di luce propria, la luna per Jack aveva un’anima e questa presenza gli dava modo di sentirsi meno solo.

La solitudine era sempre stata presente nella sua vita dopo che suo padre se ne era andato. Viveva con la madre Pamela Robson e il suo compagno Arthur Break. Si erano conosciuti durante un incontro per affari: lui rappresentante di scarpe, lei rivenditrice e proprietaria da generazioni di un negozio di abbigliamento che aveva chiamato “Cuore d’Oro” in pieno contrasto con la propria incapacità di donare affetto. Una vita dura la sua, fatta di illusioni d’amore e di speranze d’emancipazione.

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I parlanti

Lo specchio
che riflette
la fragile dignità
dell’umana specie,
fin qui bistrattata,
consente ai parlanti
di professar libero verbo
nell’habitat nostrano.

Ovvero,
tra il il piano
della formulazione linguistica,
e il piano dell’agire,
s’accosta il proverbio
tra il dire e il fare…
noto piedistallo teorico
privo di fatti.

Il Re di Maggio (12)

Questa, mi è venuta in mente, ascoltando la conclusione di Jules, mi sembra possa calzare. Ma quel poeta maledetto, da dove le tira fuori. Forse, la sa più lunga di quello che lascia ad intendere. In fondo, come fai a credere. Il fatto di conoscere molta gente, che parla di esoterismo e di tante altre cose strane, mi lascia un po’ perplesso. Sicuramente esiste ancora gente che ha acquisito la fede, li riconosci dagli occhi, una pace, una tranquillità disarmante. Sono come degli agnelli, così dobbiamo essere. Seguire il buon pastore, non vuol dire seguirne uno qualsiasi. Non possono esserci dei pastori per necessità, ma per ben altre ragioni. Mentre loro tacciono. Il silenzio, non è nel vento, non è negli occhi di chi è contento. Riusciremo a far tacere quella coscienza, costruita su castighi ancestrali, plasmabile, alle volte scomoda? Chissà, chi fu a scegliere per noi. Come, se fin dall’inizio, ci fosse stato solo un…

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Non sempre decidere vuol dire scegliere

Non sempre decidere
vuol dire scegliere.
A volte è solo una rinuncia.
Altre, solo un prolungare
la sofferenza.
Considerando che spesso e volentieri
proviamo a capire
gli altri
solo per un nostro tornaconto,
considerando che ci sforziamo
di capire
gli altri
senza conoscere veramente
noi stessi,
concludo dicendo che
la comprensione è una estrema forma di egocentrismo.

Firenze in una Guida Pineider del 1906

Il titolo è Guida manuale di Firenze e de’ suoi contorni, l’editore ha un nome noto, Francesco Pineider, l’anno di edizione è il 1906, il costo 1 lira. All’interno, su carta patinata e colorata, alcune pubblicità di esercenti privati colpiscono per l’uso dei termini come  Lung’Arno,  ancora  apostrofato o per l’indicazione, solo in poche, del numero di telefono composto spesso di sole tre cifre. Segue quindi una prima parte indicata con Piccola guida commerciale dove scopriamo che a Firenze ci sono più alberghi e ristoranti e pensioni e teatri che librerie o caffè o pasticcerie; in questa sezione, in rigoroso ordine alfabetico,   appare una voce oggi insolita, Pittori nella quale spicca Fattori prof Giovanni, via Cavour 72, lui, proprio lui, il grande macchiaiolo.

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