VIII. Benu’s feathers

sola,
una colomba dall’immacolato manto solca gli orizzonti, unica superstite in un oceano di desolazione. Vola leggiadra sospinta da una brezza lieve, balia addolorata a cui natura strappò il frutto d’amoroso seme, vecchia cantastorie senza più memoria.

Candida colomba incorrotta, guardiana dei deserti, vira elegante e voluttuosa, santa nel campo redento, ed esule, al contempo, dal materno nido; vaga senza meta la creatura, scruta gli infiniti spazi volteggiando per l’immenso e contemplando la grandiosità del nulla.

Candida colomba luminosa, assente osserva un mondo che non le appartiene e già comincia ad adombrarsi della propria estraneità. Estrema ed impeccabile reminiscenza di corporeità, gemendo manifesta il proprio male; e nel lamento un’infernale dardo giunto dai più cupi baratri del mondo affonda in petto alla creatura, e questa ammutolisce rovinando verso le acque.

Turbina a mezz’aria una manciata di insozzate piume, uniche e fedeli testimoni del funesto caso, e segue indifferente la carcassa, cullandosi nella propria indifferenza.

Sporca colomba stramazzata, per via di questo sangue benedico l’ignoto artefice del mio riscatto, e rendo le mie salme a questi oceani perché trovino in cotanta infinità rifugio dal riflusso della vita.

VIII. Benu’s feathers ultima modifica: 2013-05-06T09:17:19+00:00 da Daniele Zappatore

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