Un incontro 1/2

Era l’anno di grazia 1887. Le strade di Londra, soffocate da una nebbia densa come burro che le deboli luci dei lampioni non erano assolutamente in grado di rischiarare, rilucevano di un bagliore sinistro, simili a fiumi di fango nero sotto il pallido chiarore argenteo della luna.

Fuori da un cimitero ubicato in uno dei quartieri più squallidi e desolati della City, abitato nottetempo unicamente da prostitute di basso tariffario e marinai ubriachi, sul terzo dei consunti gradini di pietra di fronte al cancello, stava seduta quella che aveva tutta l’aria di essere una figura femminile. Indossava abiti di squisita fattura, di un rosa pallido, perlaceo, poco più scuro della sua pelle diafana e perfetta.

Se la sua espressione rilassata e sorniona, simile a quella di un gatto di fronte al camino in una fredda sera d’inverno, non avesse dichiarato l’opposto, si sarebbe detto che ella si trovasse nell’ultimo posto in cui avrebbe dovuto essere, tanto stonava il suo aspetto delicato ed etereo con l’atmosfera di tristezza, squallore e perdizione del luogo. La puzza di fogne a cielo aperto, sudore e sporcizia d’ogni tipo contrastava col suo profumo, dolce e vagamente speziato, che parlava di case dove la biancheria pulita non mancava mai e dove c’erano sempre almeno due portate in tavola.

Nonostante questo, nonostante si trovasse accoccolata esattamente sotto un lampione, con la luce ambrata che s’intrufolava fra i suoi riccioli biondi, facendoli brillare come un’aureola attorno al suo volto meraviglioso, nessuno sembrava essersi accorto di lei;  e, in effetti, nessuno avrebbe potuto.

-Cosa ci fai qui?- una voce antica quanto l’Eternità, così antica che non si sarebbe potuto classificarne il sesso o l’età, riecheggiò alle sue spalle.
La donna – perché di una donna aveva deciso di prendere le sembianze – smise di sorridere e voltò di tre quarti la graziosa testolina. L’espressione nei suoi occhi verdi si fece gelida.

-Ti aspettavo- disse, rivolta al nulla alle sue spalle.
-Ah, davvero?- l’altra voce prese una lieve nota ironica. -E come mai proprio qui? A te non piace questo genere di posti-.
-Questo lo credi tu-.
Dall’altra parte, in risposta, un silenzio carico di perplessità.
-Prendi forma, per favore. Non mi piace doverti parlare quando sei così, lo sai-.

Finalmente comparve una figura dietro di lei. Una figura completamente avvolta ed incappucciata in un lungo mantello nero. L’unica cosa visibile, erano due mani pallide e scheletriche che sbucavano fuori dalle ampie maniche a losanga.

-La falce dove l’hai lasciata?- domandò lei, arricciando le labbra.
-Tu l’arco dove l’hai lasciato?-.
-Ai tempi dell’Impero Romano-.
-Ecco, io quella l’ho abbandonata dopo la peste del 1348. Troppo ingombrante-.
-Capisco-.

Lei sorrise, di un sorriso così bello che un uomo sarebbe stato pronto ad uccidere per esso. Non che in passato non fosse accaduto. Si alzò, con una grazia decisamente poco umana, tanto apparve fluido e non soggetto ad alcuna legge di gravità il suo movimento. Prese sottobraccio la nera figura accanto a sé e la trascinò con garbo e decisione all’interno del cimitero.
-Perché un’incarnazione femminile?-.
-Perché no?-.

L’altra figura tacque. Poi proseguì, andando ad esprimere quella che aveva tutta l’aria di essere un’osservazione squisitamente personale. -Io qui ho sempre avuto difficoltà. Non capisco come si aspettano che appaia loro. Voglio dire, linguisticamente parlando… mi confondono-.
-Sono Inglesi. Gli Inglesi sono pazzi-.
-Questa dove l’hai presa?-.
-Non ricordo-.

Continuarono a camminare lentamente, sfilando fra lapidi nude e desolate quanto la vegetazione attorno ad esse.
-Dove mi stai portando?-.
-Adesso lo vedrai-.

Si arrestarono dinanzi ad una lapide recente, di pietra grigia, assolutamente priva di ornamenti o fiori, esattamente come quelle che la circondavano.
-Chi è?-.
-Non te lo ricordi?-.
-Non posso ricordarli tutti. Sono troppi, da troppo tempo-.

 

 

Un incontro 1/2 ultima modifica: 2012-12-24T09:07:29+00:00 da Silvia Scardigli

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