Un domani fragile

Fiorin fiorello, cantava Mario mentre saliva le scale con il pane sotto il braccio.
Era una vecchia abitudine quella, rubata a Parigi, durante quell’indimenticabile viaggio, l’unico che avevano fatto, da troppo tempo ormai.
Lucia lavorava in una lavanderia ma da qualche mese era a casa.
Ormai i cinesi nei centri commerciali fornivano gli stessi servizi a prezzi stracciati e di là a qualche giorno la saracinesca del negozio sarebbe rimasta definitivamente abbassata.
Era incinta Lucia e di questi tempi e in queste condizioni trovare un lavoro era impresa ardua, quasi impossibile.

Passava la giornata a rassettare casa, svogliatamente, col pensiero fisso alla miseria incombente e al figlio in arrivo.
Mario si arrabattava come poteva, lavoretti saltuari, di giorno però, la notte studiava e ci dava dentro con l’intento di laurearsi al più presto.
Oggi era felice perché il corriere per il quale lavorava l’aveva pagato e quei 600 euro rappresentavano una fortuna.
Vivevano nell’appartamento della nonna di Lucia che da quando era in casa di riposo era vuoto e il problema affitto almeno per il momento non c’era.
Bollette, quelle sì erano un cruccio…luce…gas…ma dai conti che aveva fatto, gli rimaneva qualche decina di euro e stasera avrebbe portato Lucia in pizzeria.

Entrato in casa la colse pensierosa alla finestra mentre l’aspettava per il pranzo.
Si sedettero, Lucia tagliò a fette il filone ancora fragrante mentre grosse lacrime scendevano e inumidivano la crosta.
Mario taceva e mangiava in silenzio.
L’euforia di prima era scomparsa e si sentiva inadeguato là, in quel momento, quella situazione…
«Dai Lucia, vedrai…» le parole gli uscivano stonate adesso, in realtà non sapeva che cosa dirle…c’era qualcosa di kafkiano in quei gesti, sguardi, respiri.
Tutto era sospeso, persino l’aria…loro due, appesi a un filo di speranza, quei progetti a lungo cullati che ora sembravano svanire nel nulla.

Durò poco, il tempo di riprendersi e Mario riguadagnò l’umore di sempre, con un gesto inaspettato prese Lucia in grembo e girò in tondo con lei che gli batteva sulle spalle divertita e timorosa di cadere.
Uscirono quella sera.
Pioveva.
La pizzeria era a due passi, non c’era molto da camminare.
Sotto l’ombrello, si tenevano stretti, uniti in un abbraccio che non era soltanto un modo per non bagnarsi.

L’asfalto sotto la luce dei lampioni scintillava per la pioggia.
Anche i loro occhi scintillavano, si erano riempiti nuovamente di progetti, sogni e mentre si offrivano alla sferzata benefica della pioggia lui le sfiorava delicatamente il pancione.

 

Loretta Fusco

Un domani fragile ultima modifica: 2017-07-21T08:28:43+00:00 da Inviati dai lettori

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