Trombone (al contrario) (I più votati di Prosa e Poesia)

Non so chi gliel’ha messo il soprannome, probabilmente i’ Verdi.  È però certo il motivo: per l’opposto. Senza voler essere volgari, Vittorio Vignoli in vita sua la deve aver annusata poco.
Aveva una madre importante, di grande personalità. Soverchiante. E Vittorio ne era affascinato e succube allo stesso tempo. Quando entravi in casa loro, all’Altare o al Poggio agli Uccellini, si capiva subito che i pantaloni ce l’aveva l’Agatina, quella vecchia, con i capelli da strega, che sedeva a lato del camino in poltrona, come un re su un trono.
“L’è un coglioncione. Un riesce a trovare una donnuccia..!”
E così Vittorio ingrossava la folta schiera degli zibi di Bivigliano. Sarà l’aria.
In Comune ce l’ho trovato. All’epoca si divideva tra il portare il pulmino e lavorare di badile a fare il cantoniere. Non l’ho mai visto correre. Nemmeno andare di passo veloce. Era un contadino. E poi anche alpino. Il passo è lungo, ondeggiante, continuo e indefesso: va piano, ma arriva lontano.
Mario Sartini, il suo maestro cantoniere. Pala e piccone. Così si facevano le fossette prima dell’era della terna. Quando arrivò il mezzo meccanico si chiuse un’epoca ed allora il contadino si trasformò in autista di macchina operatrice.
Imparò a manovrare la pala meccanica con la neve, a spostare le leve dell’escavatore arancione per azionare il braccio dentato che mordeva la terra. “La tera” come dice lui..
A fine carriera dell’escavatore, e poco prima della sua pensione, il contadino riscattò la macchina. Se la comprò e se la portò a casa. Era nata una coppia, un connubio di amorosi sensi.
Le macchine con tanto ferro e ruote gli sono sempre piaciute. Aveva la collezione dei trattori e sul vecchio Fiat, dalla voce scoppiettante e dal minimo regolare, è un mago a districarsi tra le ceppe e le paline del bosco.
Quella macchina da museo è’ stato il primo trattore di famiglia. Lui gli ha fatto il rodaggio. Sono compagni di viaggio da una vita.
“Vittorio…ho fatto la legna alla Casetta, quando si va a prenderla per portarla a casa?”
E allora, a fine estate, partiva all’alba, intabarrato nell’aria frizzantina, con quella sua papalina che lo faceva molto puffo. Scendeva per la provinciale, passava sul ponte della Carza e risaliva il Pinati. Si faceva anticipare dal rumore dei colpi secchi che il “carelo” faceva echeggiare nella valle, rimbalzando sulla strada sterrata.
“Un caffettino?”. Quindi salivo sulla poppa del parafango e via all’imposto. E lì cominciavano le domande su “Cosa succede in Comune?”, intervallate dai suoi ricordi ed aneddoti personali. Io ancora effettivo, lui già in pensione.
Qualche anno prima siamo anche tornati a casa sul rimorchio, seduti, alti e panoramici sulla barca della legna, con i miei bimbi, più loro amici vari, che si godevano lo spettacolo e se la ridevano ad ogni buca della strada che faceva ondeggiare paurosamente il castello del carico.
Al lavoro Vittorio era pratico, teoria ne aveva studiata poca. Ti risolveva il problema con buon senso: “Vedi, se non levi l’acqua dalla strada, si porta via tutto…”. Ma ha la curiosità di chi vuol imparare. E siccome tirava su case su case: “Ma se prendessi il diploma di geometra?!”
O non andò alle serali! E con costanza metodica, a quaranta anni suonati lo prese il foglio di carta. A Napoli, in trasferta…ma lo prese.
Le case. Sono sempre state il suo pallino. Dove li metti i soldi e la fatica? Nel costruire una nuova casa. Solidità vuole il contadino. Così murava mattoni su mattoni, pietre su pietre. Saranno contenti i suoi nipoti.
Trombone era, è, temuto dalle donne. Il problema è incontrarlo sulle scale: una branciacatina inoffensiva alla sposa è il suo istinto incontenibile.
“Vittorio, sei troppo esigente. Potresti essere un buon partito…abbassa però le pretese”. I’ Vignoli con una sposa in casa non me lo so immaginare, ma chissà?
Di lui ho un immagine di un fine agosto che in sella al suo cavallo di “fero”, dopo aver scaricato l’ultimo rimorchio di legna, si allontana e mi porge le spalle mentre passa sotto la grande querce che dà il nome a casa mia.
Non ha voluto nemmeno il costo del gasolio. È  venuto in amicizia e per amicizia. Ha il cuore generoso Vittorio. È  una di quelle persone che mi concilia col mondo; è una di quelle persone che fanno la vita più dolce per cui dici: “è  bello averti incontrato!”.

Trombone (al contrario) (I più votati di Prosa e Poesia) ultima modifica: 2017-04-12T08:30:11+00:00 da Leonardo Borchi

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