Archivio per tag: Un Viaggiatore Senza Tempo

Un viaggiatore senza tempo 3/3 (I più votati di Prosa e Poesia)

Credevo di essere in salvo.
Alla fine della corsia fui catapultato fuori. Luci abbaglianti impedivano di vedere.
Ed eccomi davanti alla seconda porta, quella di corno alla quale credevo di aver rinunciato.
Sulla porta un cartello.

-Lo hai scritto per me?
-No, non credo proprio.
-Eppure me lo sono sentito addosso.
-L’ho scritto ma non ti ho pensato.
-Ma tu mi ami?
-Senza di te non esisterei; forse per questo ti amo.
-Ma se io non esisto nei tuoi pensieri, come farai a scrivere per me?
-Non credo di scrivere per te, proprio per te, sei tu che dopo mi scegli.
-Dici?
-Penso. Alcuni ne amano svariati, altri pochi, altri per niente. Come lo spieghi se non attraverso una scelta?
-Empatica?
-Può darsi.
-Mai io mi sono riconosciuto o forse volevo credere che io fossi stato il tuo modello…
-Non indagare altro.

Avevo appena terminato di leggere le ultime sillabe che la porta si aprì.
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Un viaggiatore senza tempo 2/3 (I più votati di Prosa e Poesia)

Un bel sentiero largo e sterrato abbellito da una serie di piante verdeggianti che sembravano piantate più che nate in modo spontaneo, quasi un giardino costruito ad arte. Gli alberi vi crescevano gli uni accanto agli altri e, incredibile a dirsi, varie specie erano lì senza distinzione né di clima, né di altitudine. Si contraddistinguevano per un particolare che non potetti non notare: erano tutte piante a ombrello, con tanti bei rami frondosi e ampi sotto i quali era possibile trovare riparo e ricovero. Il paesaggio mi aveva quasi affascinato e procedevo lentamente.
Un bel rivo gorgogliante scorreva con le sue acque limpide e non troppo profonde, ma animate da tanti movimenti a guizzo che mi fecero presumere la presenza di molti pesci.
Lungo le sue sponde trovai fermi a leggere o a riposare, vari sconosciuti che non mancarono di salutarmi festosamente.
Guardavo e mi piaceva.
Poi piano piano il paesaggio cominciò a mutare.
Ebbi la sensazione come di un cambio netto, come di vedere il rovescio della medaglia.
Lungo il percorso ancora una strada sterrata, ma mancavano le belle piante che avevano addobbato le rive verdeggianti del ruscello che mi pareva non scorresse più con la sua cadenzata cantilena. Subito più avanti vari gruppi di persone se ne stavano tristi e pensierosi e guardavano più in alto. E lì, non volevo quasi crederci, c’era un raggruppamento nutrito che rideva a crepapelle.
Il mio amico smemorato aveva visto quello che stavo vedendo anch’io? Aveva guardato il mio stesso film?
C’era del misterioso in questo mio percorso e soprattutto nel suo.
Poi alzai anch’io gli occhi verso l’alto perché l’immagine stava zumando verso la cima di un monte.
Era quella la montagna? Quel giovane non l’aveva immaginata o sognata, il suo flash all’infinito c’era davvero ed io la vidi in tutta la sua imponente maestosità.
E poi, stentai a crederci, ma lo vidi: il mio smemorato era lì, nel gruppo e rideva, rideva anche lui tenendosi la pancia.
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Un viaggiatore senza tempo 1/3 (I più votati di Prosa e Poesia)

Un giovane era seduto al bar davanti a un cocktail pesante, così immaginai dalla sua espressione quando ne mandava giù un sorso: spingeva le labbra prima in avanti per poi risucchiarle in dentro, come fosse chiedere troppo tenerle sporgenti.
Mi sono stupito: alla dieci del mattino, un cocktail?
-Buongiorno – gli dissi avvicinandomi. Avrei voluto un approccio meno formale, mi pareva di conoscerlo da tempo.
-Buongiorno – mi rispose guardandomi dritto negli occhi e aggiunse – sto affogando la mia mancata giovinezza.
-Mancata? Ma sei giovane!
-Anche tu sei convinto che basti essere anagraficamente giovani? Ti sbagli.
-Ma cosa ti è successo di tanto terribile, da considerarla mancata?
-Non lo so – non ho ricordi, qualche flash qua e là, ma tutti uguali, probabilmente sempre gli stessi con qualche minima variante.
-Spaventoso! Come fai a sopravvivere senza nemmeno un ricordo?
-È un buco nero che si porta via tutto, in un vorticoso vorticare.
-Bello il vorticoso vorticare! Ma tu dove sei, in fondo o stai vorticando?
-Non lo so, non mi vedo.
-Prova a cercare, forse trovi qualcosa, un oggetto, una parola, un odore che ti richiami alla memoria un ricordo, anche piccolo…
-Io ci provo, ma in questo roteare non c’è niente.
-E perché bevi?
-Si beve per dimenticare ma, avendo dimenticato, se bevo forse posso ricordare.
-L’idea non è male!
-Hai presente il tè di Alice? Bene, è come se quell’unico ritaglio che ho in memoria si ripetesse all’infinito.
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Un viaggiatore senza tempo 5/5

Come dire? Non è facile da raccontare con le parole.
Ogni lettore estratto il libro dalla parete iniziava a leggere e piano piano, come in una metamorfosi al rallentatore, si trasformava: a volte prima le mani, altre il volto, poi gli abiti e quindi il modo di fare e di parlare.
Tutte le lingue del mondo risuonavano tra le pareti di libri.
Non era possibile interromperli; ciascun lettore-personaggio viveva di vita propria, ritornavano lettori solo dopo un po’ che il libro era stato terminato e chiuso definitivamente.
Alcuni infatti sembravano riluttanti a voler abbandonare quelle pagine e le sfogliavano e le carezzavano e le baciavano.
Ma il processo ricominciava quando il lettore entrava in un nuovo racconto sfilandolo dalle grandi pareti.
Da quanto tempo erano lì? Inutile chiederglielo: possedevano la chiave per l’immortalità.
E poi i miei personaggi preferiti mi vennero incontro, amici dimenticati ma subito riconosciuti.

Dovevo trovare l’uscita.
Dovevo tornare dal mio amico smemorato. Glielo dovevo. Grazie a lui il mio era stato un viaggio memorabile.

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Un viaggiatore senza tempo 4/5

Ero ancora fissato su quello che avevo visto che quasi sbattevo contro una bestia, sì un bestione che mi correva incontro senza guardare affatto dove mettesse le zampe; sembrava uno struzzo, molto grosso, ma al posto del lungo collo e la piccola testa aveva delle lunghe orecchie pendenti attaccate a un cranio pelato, come due bande di capelli. Niente bocca, niente naso o qualcosa che gli assomigliasse.
Mi scansai quasi all’ultimo secondo, altrimenti mi avrebbe travolto.
Il cuore mi batteva all’impazzata e mi misi un attimo a sedere.
Sapevo di essere sempre lungo la mia corsia, ma lo spettacolo intorno era talmente verosimile che mi sembrò di essere seduto su un grande masso, circondato da una bella radura di bosco. Un bosco di faggio.
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Un viaggiatore senza tempo 3/5

Un bel sentiero largo e sterrato abbellito da una serie di piante verdeggianti che sembravano piantate più che nate in modo spontaneo, quasi un giardino costruito ad arte. Gli alberi vi crescevano gli uni accanto agli altri e, incredibile a dirsi, varie specie erano lì senza distinzione né di clima, né di altitudine. Si contraddistinguevano per un particolare che non potetti non notare: erano tutte piante a ombrello, con tanti bei rami frondosi e ampi sotto i quali era possibile trovare riparo e ricovero. Il paesaggio mi aveva quasi affascinato e procedevo lentamente.
Un bel rivo gorgogliante scorreva con le sue acque limpide e non troppo profonde, ma animate da tanti movimenti a guizzo che mi fecero presumere la presenza di molti pesci.
Lungo le sue sponde trovai fermi a leggere o a riposare, vari sconosciuti che non mancarono di salutarmi festosamente.
Guardavo e mi piaceva.
Poi piano piano il paesaggio cominciò a mutare.
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Un viaggiatore senza tempo 2/5

Lo lasciai lì, smemorato e infelice, ma non potevo togliermi dalla mente la montagna che mi aveva decantato. Ero così preso nei miei pensieri che a un tratto mi trovai in una lunga fila in fondo alla quale si aprivano due grandi porte; le vedevo distintamente anche in lontananza.
Non riuscivo a capire di quale materiale fossero. Non potevo credere fossero di plastica. Invece erano fatte a imitazione una del corno e dell’avorio l’altra.
Quale imboccare?
Ero indeciso.
Tornare indietro, difficile; la lunga fila spingeva e serrava. E poi, se tanta gente spinge e aspetta un buon motivo deve pur esserci, pensai.
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Un viaggiatore senza tempo 1/5

Un giovane era seduto al bar davanti a un cocktail pesante, così immaginai dalla sua espressione quando ne mandava giù un sorso: spingeva le labbra prima in avanti per poi risucchiarle in dentro, come fosse chiedere troppo tenerle sporgenti.
Mi sono stupito: alla dieci del mattino, un cocktail?
-Buongiorno – gli dissi avvicinandomi. Avrei voluto un approccio meno formale, mi pareva di conoscerlo da tempo.
-Buongiorno – mi rispose guardandomi dritto negli occhi e aggiunse – sto affogando la mia mancata giovinezza.
-Mancata? Ma sei giovane!
-Anche tu sei convinto che basti essere anagraficamente giovani? Ti sbagli.
-Ma cosa ti è successo di tanto terribile, da considerarla mancata?
-Non lo so – non ho ricordi, qualche flash qua e là, ma tutti uguali, probabilmente sempre gli stessi con qualche minima variante.
-Spaventoso! Come fai a sopravvivere senza nemmeno un ricordo?
-È un buco nero che si porta via tutto, in un vorticoso vorticare.
-Bello il vorticoso vorticare! Ma tu dove sei, in fondo o stai vorticando?
-Non lo so, non mi vedo.
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