Recensione: El baul de Arriaga

Francisco Delgado Montero, dottore in psicologia e autore di numerose pubblicazioni sulla vita e le opere di grandi compositori, ha scritto questa novella storica sugli ultimi quattro anni di Juan Crisóstomo Arriaga, passati a Parigi, basandosi sul lavoro di ricerca svolto dal biografo Ramón Rodamiláns e da altri ricercatori baschi.

La lettura di questo libro ci proietta nella Parigi degli inizi del XIX° secolo, negli ambienti musicali, artistici e umani in cui il giovane Arriaga trascorse gli anni più intensi.

 

I suoi successi, le sue illusioni, la sua solitudine, i rapporti a distanza con i familiari e la sua malattia costituiscono il tessuto emozionale che avvolge il lettore fino all’ultima pagina.

Juan Crisóstomo Arriaga nasce a Bilbao il 27 gennaio del 1806. In questa città trascorre l’infanzia e si forma musicalmente con il violinista Faustino Sanz. Si distingue sin dagli inizi per i propri virtuosismi e per le prime composizioni musicali che annunciano un importante futuro.

Arriaga è l’ultimo figlio di una famiglia numerosa; perde la madre a undici anni e il rapporto con il padre (una personalità complessa e secondo il figlio iperprotettiva) è costellato da forti incomprensioni.

Arriaga soffre molto anche durante la malattia della madre, messa in una sorta di isolamento ingiustificato. Il padre decide di inviarlo a Parigi, al compimento del quindicesimo anno di età e ciò non migliora i rapporti tra loro.

Le lettere che Arriaga riceve non sono mai coinvolgenti e lo tengono all’oscuro di questioni importanti, come alcune difficoltà economiche e la malattia della sorella. Arriaga si sente isolato e abbandonato, lasciato al margine.

La vita di Arriaga (come studente e professore di contrappunto) nel conservatorio diretto da Luigi Cherubini è molto intensa, ricca di soddisfazioni e amarezze dovute a regole ferree e “razionaliste” non sempre accettate.

Ha una forte ammirazione per uno dei suoi professori, François-Joseph Fétis che arriverà a considerare come amico durante il periodo della malattia e che sarà fondamentale per il riconoscimento del valore di Arriaga grazie al suo “Biographie des musiciens”.

Arriaga muore a Parigi il 16 gennaio del 1826 e viene sepolto, il giorno dopo, in una fossa comune, a pochi giorni dal compimento del ventesimo anno di età. Dopo la sua morte, inspiegabilmente, i suoi oggetti personali vengono chiusi e “dimenticati” per circa trenta anni in due bauli. Alla riapertura la maggior parte dei documenti importanti, ovvero gli spartiti e i suoi appunti di lavoro, risultano erosi dal tempo e dai topi.

Nel 1886 Arriaga ricompare grazie alla pubblicazione, in un giornale di Bilbao, della traduzione della parte del libro di Fétis che lo riguarda.

Nel 2000 viene pubblicato il libro biografico En busca de Arriaga di Ramón Rodamiláns che rende un doveroso omaggio al giovane musicista, prematuramente scomparso.

 

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Recensione: El baul de Arriaga ultima modifica: 2012-05-15T18:23:58+00:00 da Stefano Angelo

One Thought on “Recensione: El baul de Arriaga

  1. Devo dire che creare questo e-book è stato estremamente piacevole. Lo consiglio a tutti coloro che amano la musica e la lingua spagnola. Potrebbe essere utile anche a livello scolastico per respirare un po’ di aria parigina dei primi del XIX secolo. L’analisi psicologica del personaggio aiuta a comprendere i sentimenti di un giovane ragazzo catapultato in una realtà così diversa rispetto a quella della sua città natale, che lo metterà alla prova…

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