Non prima…

Vorrei poter morire
non prima  di averti abbracciato,
non prima di aver assaporato
il  profumo della tua palle,
non prima di aver accarezzato il tuo viso
e nemmeno prima di averti dato un bacio.

Vorrei poter morire tra le tue braccia
con il cuore colmo d’emozione

Chissà quante volte  l’hai desiderato

Ode a Valerio (perchè proprio a lui?)

Ricordo il nostro primo incontro
il tuo volto scontroso e torvo,
sospetto e dal naso rostrato:
ricordo quando t’ho conosciuto.

In quella discoteca allogena
movevi con me dolce dama.
E noi, soli, muovevamo l’onor d’italiani amanti.
E fuori, da amici, parlavamo dell’amor tenuto.

E insolite sere avremmo trascorso
di prato parlando e similando su gradini
abbandonati al fiume di pensieri in corso.
Oggi ritorna il ricordo, mentre chiudo la valigia.

Poiché nulla s’abbandona in amicizia,
ma si cede, cercando di magliette
di maglietta smeralda ricordo il pegno
d’azzardo pagato a te: teco speravo che vincessi.

E tutta la poesia dei cipressi,
l’impegno dell’ape, del meriggio la pigrizia
forse mia varrà, Valé, nel cuore
il soleggiante albore, che da Nettuno mi colse

La doppia identità

Scrivo della mia vita
quello che ricorda
l’altra parte della mia anima
in cui si sente poeta.

Non so, se avrà molta fama
ma di me forze nel tempo
qualcuno si ricorderà
e sarà il sogno più bello

Parole al vento

Nel momento che si emette
la parola essa muore
per poter viverla
devi aver toccato il cielo

Sonetto sull’America notturna

Avverto il battito della vita
solamente ora, che sorvolo mille
luci notturne. Delle tue scintille,
America, la terra arde infinita

ed il tuo placido baluginare
soffoca la chiassosa notte oscura:
Sorgendo rischiare ogni paura
dell’inquietante e scuro buio mare.

Se questi versi vedranno mai luce
possano il chiarore portare in eterno
che la tua luce vespera ispirò:

Fuoco notturno ch’animo ricuce
che riscalda il più rigido inverno
sempre arderai in chi ti mirò.