Metempsicosis – Pausa (02)

Preso dalle meraviglie della Via Lattea, Jack girò lo sguardo verso il bordo della galassia e lì si spalancò il vuoto delle distanze, il luccichio di miliardi di galassie vicine e lontane, l’amara splendida realtà di una solitudine che non è assenza, dove l’irrinunciabile desiderio di scoperta insito nell’uomo spinge a capire, come nei mari alla scoperta delle Americhe, come nella conquista di vette di montagne impossibili, come nella realizzazione e nell’esplorazione delle profondità dell’inconscio, dell’infinito mondo della scienza e dello spirito. Tutto riportava alla sensazione di oscuro conoscibile che Jack stava provando davanti a un’inspiegabile attrazione costruttiva di senso.

Ripensò a un regalo di compleanno. Aveva dieci anni, sua madre gli regalò un cannocchiale sufficiente a vedere chiaramente i crateri lunari. Lo stupore di Jack lo portò a trascorrere intere serate a contemplare in uno stato di fuga dalla realtà, avvicinava l’occhio al mirino e si chiudeva in quelle immagini di silenzio aprendosi a un’altra dimensione. La luna illuminata dal sole pareva brillare di luce propria, la luna per Jack aveva un’anima e questa presenza gli dava modo di sentirsi meno solo.

La solitudine era sempre stata presente nella sua vita dopo che suo padre se ne era andato. Viveva con la madre Pamela Robson e il suo compagno Arthur Break. Si erano conosciuti durante un incontro per affari: lui rappresentante di scarpe, lei rivenditrice e proprietaria da generazioni di un negozio di abbigliamento che aveva chiamato “Cuore d’Oro” in pieno contrasto con la propria incapacità di donare affetto. Una vita dura la sua, fatta di illusioni d’amore e di speranze d’emancipazione.

Pamela era nata nello stesso paese del vero padre di Jack. Da ragazzi si erano conosciuti in una di quelle tante compagnie che si creano e fanno sperimentare ai giovani i primi nuclei sociali e le regole propedeutiche al mondo degli adulti. Il padre di Jack, Hodson Morton, era bello, vitale e di buona famiglia; lei, unica femmina di quattro figli, era carina e quasi eterea nella propria non-esperienza-di-vita, essendo sempre stata sottoposta alle rigide regole di una famiglia religiosa e curante dei buoni costumi di paese.
Il loro fu un amore adolescenziale, iniziato presto e proseguito sull’onda dell’irrealtà. Lui vedeva in lei la principessa delicata e fragile da salvare, lei vedeva in lui il principe azzurro da cui farsi rapire il cuore. Ma la vita si muove inevitabilmente verso il graduale svelarsi della realtà e con il tempo il quadretto finì per infrangersi proprio alla nascita di Jack.

Quell’idea di coppia perfetta rappresentata mentalmente si scontrò con un bimbo che non dormiva quasi mai, un bambino che aveva in sé il diavolo, inquieto fin dai primi vagiti.

Lo stress e la realtà quotidiana incrinarono sempre più la calma apparente della famiglia Morton; Hodson era un avvocato e pianificò nei minimi dettagli la propria fuga, garantendosi l’irraggiungibilità e la tranquillità di fondi, sufficienti all’intento di sparire nel nulla. Ci riuscì.

Pamela ci mise anni a riprendersi e continuò a combattere con la rabbia verso quel figlio che aveva alzato il velo di Maya della vita. Quando entri nel non senso continui a essere convinto che ci sia il sole ma sei già fradicio di pioggia. E’ in quel momento che le persone inconsciamente decidono se lottare per ritrovare un significato o nascondersi dietro a un’idea alternativa alla realtà, fino ad arrivare a non accettare più la propria esistenza e a rifugiarsi in una nevrosi o, tragicamente, in un delirio psicotico.

Metempsicosis – Pausa (02) ultima modifica: 2013-12-31T09:17:22+00:00 da Michele Ermini

---

Post Navigation