Metempsicosis – L’Amore che non ho avuto (03)

Perdersi è così semplice nella vita terrena, solo la morte lascia spazio alla speranza. Anche se pare paradossale, questo concetto aprì la mente di Jack che capì molto della propria esistenza che era sempre stata proiettata verso un’inesistente risposta. Solo l’accettazione di sé e del mondo rende liberi di star bene per quello che si può e che si è davvero.

L’affetto non è amore ma l’amore passa attraverso l’affetto e quando, per vari motivi, la nostra affettività è complessa o bloccata questo ne rende impossibile l’accesso, svuota di senso tutto ciò che viviamo e ci costringe a rifugiarci in patologiche alternative di pienezza.

Finirono di fare l’amore e nel silenzio pieno della stanza rimasero avviluppati per non perdere la scia di quel meraviglioso sentimento.

Jack capì che attingere al fiume dell’amore è possibile in ogni punto del suo letto ma comprese anche che la nostra destinazione di esseri umani è il mare, ove risiede l’assoluta e totalizzante sensazione di esservi imperniati in eterno.

Il caldo e il sudore si rinfrescarono all’intenso aumentare della brezza estiva, schiamazzi e chiacchiere di sottofondo giungevano dalla strada sottostante, il ritmo incessante di cicale enfatizzava la pienezza del momento e il profumo di piante di mare inebriava ancora di più il piacere provato, rimasto sulla bocca e nei pensieri come viaggio in un altro universo.

Fu brusco il ritorno alla realtà, lentamente il calore dei corpi si attenuò, lentamente lei cominciò a parlare e il terrore di Jack fu quello di non sapere cosa dire, cosa fare ma soprattutto come chiamarla. Non sapeva nemmeno il suo nome, dal mare dei sensi era tornato al cammino verso la sorgente, capì che la strada doveva riprendere e che sarebbe stata ancora lunga.

La dea si alzò, dirigendosi verso il bagno. Jack rimase interdetto e sospeso nei propri pensieri, ancora confuso e spaesato come un cucciolo dopo il parto, tutto sudato e svuotato dalla pienezza, ricco e pronto a tutto. Anche a fingere di essere chi non era.

Lei tornò e chiese a Paul/Jack come mai non aprisse bocca. Lui prese un po’ di tempo, giustificando l’attesa stirandosi e sistemandosi un po’. Poi disse che si sentiva assorbito da quella meravigliosa situazione. Lo disse in un modo vero per Jack ma non per Paul e lei infatti gli chiese come mai fosse così strano e che le sembrava di aver fatto l’amore con lui per la prima volta mentre – disse – stavano insieme da cinque anni.

Cinque anni di cose che Jack non conosceva… Non poteva continuare a stare lì. Come avrebbe potuto sostenere quella situazione senza che lei si accorgesse della sua diversità rispetto a Paul?

Prese tempo andando in bagno, lei si vestì di indumenti leggeri e in armonia con la brezza marina, abiti che al soffio del vento donavano erotismo oggettivo e intoccabile all’ambiente circostante e facendo venire voglia di scoprirla in ogni sua profondità.

Lo salutò dicendo che avrebbe preso due birre al bar vicino e che sarebbe tornata subito.

Jack/Paul annui con una specie di grugnito e, appena la donna uscì, corse fuori dal bagno, accese tutte le luci nella notte cominciando a cercare ogni tipo di informazione utile per capire dove fosse e con chi.

Lesse la sua carta d’identità: Laura Paradise, nata il 21 Dicembre come Jack ma due anni prima, dottoressa.

Metempsicosis – L’Amore che non ho avuto (03) ultima modifica: 2014-02-04T08:25:33+00:00 da Michele Ermini

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