Metempsicosis – L’Amore che non ho avuto (02)

Alzò lo sguardo; lei si stava alzando per sedersi sopra di lui e vide un corpo armonioso, le spalle delicate ed esili, un seno dalle linee perfette, un capezzolo di gioventù sana, un’anatomia che chiedeva tenerezza, protezione, ascolto, fusione.

Lunghi capelli neri le cascavano fino al petto come a stuzzicare un’anima pura; vi passò le mani tirando indietro la chioma lucida e ben tenuta. In questo movimento il seno risaltò, i suoi occhi scuri fissarono Jack con amore e lui ne rimase sconvolto.

Non credeva a ciò che stava provando: tutto era perfetto, caldo, esaustivo, tutto aveva un senso, i gesti, l’atmosfera, l’aria che respirava, non c’era incertezza, non c’era paura, non mancava niente e lento si abbandonò al sogno.

Jack aveva avuto due storie importanti nella propria vita ma quella che sicuramente aveva più inciso per la durata era quella con Sonia, una ragazza che lavorava negli uffici della ditta di famiglia; una donna giovane e insicura, senza personalità ma piena di amore e affetto materno per lui.

Lo adorava e ciò colmava gran parte delle inquietudini di Jack senza però mai farlo sentire appagato: vivevano un rapporto standard, routinario, senza bassi – ma anche senza alti – nella monotonia tipica di altre fasi della vita di coppia, non certo quella dei venticinque anni.

Con Sonia fare l’amore era meccanica scontata, canonica e quasi missionaria. Jack non aveva ancora preso il largo con le droghe e la dissolutezza ma certamente quel periodo non lo aiutò a trovare stimolo per altro. Le voleva bene ma non l’amava o almeno non se ne sentiva coinvolto né riusciva a proiettarsi verso il futuro.

E in quel momento d’amore così intenso, in quella stanza di mare, nel sogno delirante della metempsicosi che stava vivendo, Jack si rese conto che quelle sensazioni non le aveva mai provate. Realizzò che quanto stava vivendo non era mai appartenuto ai suoi sensi e non riusciva a capire.

Non comprendeva come, con tutte le donne che aveva avuto, mai si fosse aperto a sì tanta pienezza. Era come salire le scale del Paradiso e trovare la porta aperta nella tranquillità di un sempre costante, la leggerezza dell’innamoramento porta la felicità nel cuore e finché è possibile crederlo si pensa sia vero.

Quella figura così eterea nella penombra cominciò a muoversi sopra di lui. Mentre faceva l’amore Jack si rese conto che non pensava alla meccanica del sesso, non pensava alla prestazione, non pensava… Era lì eternamente presente in un “senza tempo” di carezze e baci.

Mentre volava sorridente e felice gli tornò in mente Marta: lo sbattimento feroce nel crudele amplesso, lo scardinamento della pace e della bontà come desiderio estremo di sentire qualcosa. Quanto erano distanti quelle percezioni angoscianti da quel letto d’estate!

Il turbamento cessò quando la donna misteriosa gli si avvicinò al volto con lo sguardo pieno che solo gli innamorati sanno regalare; lo fissava come se le anime volessero staccarsi dal corpo e parlare di loro, di quanto si fossero cercate e di quanto avessero sentito la reciproca mancanza, in un riflesso in cui non si sa se si cerca qualcuno o qualcosa, una persona o l’amore.

Non era facile sentire tutto ciò sapendo di dover andare via da quel mondo fatato. Jack sapeva che sarebbe trapassato ancora; lo sentiva, sentiva l’incompiutezza del proprio percorso ma avrebbe voluto restare lì, per sempre.

In quello sguardo intenso lei lo chiamò Paul e gli chiese se l’avrebbe mai lasciata.

Jack sentì d’istinto di doverle dire che niente e nessuno lo avrebbe portato via da lei. La donna, sorpresa, non capì: il vero Paul non l’aveva mai assecondata in quell’intensità di sensazioni e per lei fu una splendida scoperta. Piangendo strinse forte quel nudo corpo che condivideva con lei l’amore puro e solare, un amore che si percepisce nella sua immensità solo per un attimo, il tempo di sentirlo e poi vola via nell’altra dimensione di perfezione che a noi esseri umani non è concesso comprendere.

L’assoluto: questo era il punto. Chi sente il vuoto del nulla per un trauma (o per sfortunata natura) ricerca una pienezza salvifica e compensatrice. Ma la vita non è così e Jack adesso lo sapeva.

Anche le sensazioni d’amore in quel letto erano fugaci assaggi di assoluto che l’uomo può sperimentare in tanti ambiti della vita anche se con sfumature diverse.

Accettare la finitezza e la non-costanza dell’assoluto è la sofferenza dell’uomo; avvertire il potenziale di liberazione dello spirito senza poterlo cogliere nel tutto.

Metempsicosis – L’Amore che non ho avuto (02) ultima modifica: 2014-01-28T08:24:15+00:00 da Michele Ermini

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