Metempsicosis – Fuori di me (01)

Jack Morton, 34 anni, solo, alcolizzato e perennemente incazzato con il mondo, viveva in una topaia ai piedi di un monte, una specie di casottino in legno, una stufa e tanto sporco.

Non era sempre stata così la sua vita. Aveva avuto soldi, donne e fama ma la bramosia insaziabile dei suoi istinti primordiali e l’assenza di una figura di riferimento (aggravata da un contesto permissivo e privo di ogni regola) lo avevano portato sulla strada dell’autodistruzione.
Il suo compito principale era di non disintegrare la propria residua personalità; l’alcool colmava i buchi della sua anima come la ghiaia sulle dissestate strade di campagna. Tutto vano. E il buco nero che aveva dentro lentamente smaterializzava ogni speranza di attingere alla sorgente della vita: le relazioni affettive.
Aveva fatto terra bruciata, dopo la morte della madre; ogni donna, ogni amico, ogni essere umano era funzionale solamente alla soddisfazione dell’insaziabile appetito di droghe, alcool e sesso promiscuo. Tutto si perdeva in una spirale di vento forte e corpi e materia deflagrati.
Il suo corpo si intratteneva in attesa della Morte che, implacabile, arrivò.

Erano le sette di sera, si mise il cappotto di tutti i giorni che lo abbracciò con calore e si incamminò verso la macchina, un vecchio Duetto Spider 2.0 benzina. Beveva quanto lui ma era un ricordo di suo padre, un regalo per la laurea in giurisprudenza. Jack, il filosofo venduto all’azienda di famiglia, diceva sempre che la legge era “la filosofia applicata alle relazioni sociali”. Concetti alti, parole pesanti. Ma nella vita lui aveva sempre fatto il contrario di ciò che la sua natura avrebbe voluto esprimere, cioè una sensibilità fuori dal comune e un cuore colmo di bontà. Si era infilato in una tuta aderente cinque misure sotto il proprio spessore umano e vi era rimasto strizzato fino a soffocare.
Madre vera, padre acquisito: il vero padre lo aveva lasciato quando aveva appena un anno. Se n’era andato alla ricerca di ciò che Jack aveva perpetuato: il Senso delle cose.

Questo involucro disperato montò in macchina. Un rombo forte per spurgare i sensi di colpa e le inibizioni, un sorso alla bottiglia, una sgommata e via… Verso la scopata sicura, verso una serata in cui il cuore doveva battere sempre più forte, la musica doveva essere sempre più alta, il sesso sempre più carnale, il vuoto sempre più pieno. Ma il silenzio che veniva dopo le fughe – e ormai anche durante – si faceva sempre più pesante.
I suoi occhi brillavano come il terzo occhio della sua sigaretta nella notte, bruciando le ultime speranze di un percorso diverso; tutto era perduto, non restava che accelerare.
Raggiunti i 180 km orari dovette frenare, la macchina era vecchia e andava a pezzi. Era al bivio per la festa, o meglio l’orgia, che lo attendeva. Aveva conosciuto Marta Perdons ai tempi dell’università e l’aveva incontrata di nuovo in una discoteca del posto: i soliti convenevoli e, nel giro di una serata, si resero immediatamente conto di essere nello stesso girone infernale e di poter condividere ardenti passioni. Scoparono di brutto tutta la notte e lei lo invitò a un party in maschera per il weekend successivo. E lui ora era lì, pronto a rituali già conosciuti.

Metempsicosis – Fuori di me (01) ultima modifica: 2013-11-12T08:50:40+00:00 da Michele Ermini

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