Metempsicosis – Delirio d’immortalità

Il delirio, nella psicopatologia, è una scissione della psiche che porta una persona a vivere una o più realtà. Questo salto nel buco nero fece scorrere nella mente di Jack le tre vite che aveva vissuto: la propria, quella da filo d’erba e Stewart. In fondo la psicosi non era poi così differente nella soggettiva del malato.

Jack aveva sofferto di una forma di bipolarismo e sapeva quale sofferenza provocasse l’incapacità di mantenere costante l’idea di un sé coerente e coeso.

Passava da un ricordo d’infanzia a immagini di vite altrui, a orrori, a gioie infinite. Era fluttuante in un magma quantistico, ogni impulso gestiva i fili impazziti di universi vicini che si scontravano producendo corto circuiti di spazio-tempo. E Jack vi era immerso.

Un barlume di coscienza rimaneva sveglio e coerente; era una flebile sensazione ma sufficiente a creare un pensiero compiuto e capace di cominciare a comprendere gradualmente cosa stesse succedendo o perlomeno se vi fosse una via d’uscita a questo inghippo, a questo coacervo di innesti di vite e universi che celavano chissà quale verità.

Jack cominciò a riflettere con una lucidità assoluta, lo sforzo immane di concentrarsi sul “sé” lo aveva reso immune a tutto quel caos e vide chiaramente cosa era accaduto fino ad allora.

La sua vita terrena era stata una parentesi come le successive. Non vi era ordine di importanza tra l’incidente, l’erba e Stewart: erano processi di consapevolezza di sé, era come una scala dalla quale, a ogni scalino, il panorama diventa sempre più leggibile e interpretabile, dove la visione d’insieme rende un senso sempre più esaustivo ai fini della conoscenza.

Lo stato di coscienza era come un ospite nelle dimensioni in cui era trapassato. Jack cominciò a comprendere che è il presente che conta, perché è lì la coscienza di sé che vede e affronta ciò che si manifesta gradualmente.

Nella vita terrena aveva sempre cercato di controllare tutto (le emozioni, le relazioni, il gas la notte prima di andare a letto!) ma non si controlla niente, non si può controllare niente, perché anche ciò che per un momento trattieni, si modifica costantemente. Conta solo cosa dice l’anima profonda e Jack cominciò ad ascoltarla.

Troppa fretta. Questo sentiva Jack nel fondo dell’anima: frenesia, agitazione, irrequietezza, solitudine, rabbia.

Confusione, tormento, occlusione, ottusità ma anche splendore, grazia, senso d’immenso, pace, percezione del TUTTO, amore e compassione, desiderio e appagamento, tutta la gamma del piacere, la bellezza, l’arte, la morte, la VITA.

L’anima sussultava come un corpo che si libera dalla dannazione; vedeva e capiva ciò che stava accadendo.

Nel parossismo della catarsi tornò indietro, rivide le lande verdi e desolate di quando era filo d’erba, le mani dei secondini che gli stringevano le braccia, il volto di Marta spappolato e immobile. Tutto rientrava come un clown a molla che torna nella scatola, il buco nero riassorbì ogni immagine che si intrecciava alle altre fino a un tutt’uno che svanì nel nulla.

Nella vita terrena Jack aveva sofferto di solitudine. Pamela, la madre sempre intenta a ricucire le proprie incoerenze e a preservare quella parvenza di normalità tipica delle famiglie medio-borghesi, non aveva capito quanto soffrisse il figlio.

Jack, come molti altri, era passato sulla Terra senza neanche prendervi contatto, come gli aerei antincendio che sfiorano il lago della vita per attingere quanto basta a spegnere il fuoco, senza immergersi, senza bagnarsi, senza capire che sarebbe annegato o bruciato per il suo essere mortale.

Quando si soffre fin da piccoli si può entrare in una spirale pericolosa: la chiusura, la corazza, l’appiglio diventa aggancio di disperazione e ciò che cerchi è troppo prezioso per accettarne la perdita.

Era per questo che Jack non aveva mai conosciuto l’amore; quello vero, non la passione dell’innamoramento ma l’estasi di appartenere a un altro corpo che ti avvolge nella sicura tranquillità di un abbraccio, quella base sicura che ti fa sentire vero e vivo per ciò che sei, nella gioia di esserlo.

Jack aveva trascorso pomeriggi in casa che sembravano escursioni nel nulla, guardando il soffitto e sognando di diventare qualunque cosa; vedeva animali scappare nel buio sotto i mobili della camera, dormiva attaccato al muro per la paura di essere portato via, si masturbava in modo compulsivo nella speranza di amare almeno se stesso, per poi rimanere bloccato nel narcisismo, nell’ammirazione di sé.

Il narcisismo: il male dei suoi tempi. Il narcisista è come rinchiuso in un castello arroccato e lontano dagli altri, nell’illusione di dominare il regno dei vivi.

E ora Jack era in quello dei morti (o almeno non più sulla Terra). In quel preciso istante eterno Jack non era niente. Nel buco nero nessuno sa cosa vi sia.

Proprio ora che Jack stava comprendendo tante cose, proprio ora che sembrava aprirsi una strada verso un percorso di redenzione e ricongiunzione con sé, proprio ora era tutto finito, smaterializzato.

Aveva varcato l’orizzonte degli eventi e non sapeva se si sarebbe risvegliato altrove oppure no.
Il caos era terminato, aveva assistito al magma che si trova sul bordo del nostro universo.
Ora tornava l’incoscienza, l’anticamera di un nuovo trapasso.

Metempsicosis – Delirio d’immortalità ultima modifica: 2014-01-14T08:21:06+00:00 da Michele Ermini

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