Metempsicosis – A morte (02)

Certo, il suo delitto era stato un raptus, un momento di follia incontrollata e per un attimo tornò alla scena dell’omicidio di Marta. Alzò lo sguardo, vide la sedia elettrica e la mente scappò nel ricordo di ciò che indirettamente lo aveva portato lì.
Marta, una ragazza giovane e in preda al terrore, abbandonata dalla famiglia e incapace di liberarsi dal giogo della droga e del vizio. Tutti gli abusi e le dipendenze non sono un male che agisce da fuori ma è la voragine che si ha dentro e che tende a colmarsi in modo infantile e orgiastico: si è molto più gonfi che pieni nel drogarsi di tutto.
Marta era gonfia di tutto ma dentro di sé quella sera aveva deciso di riscattarsi in qualche modo. Non voleva un’orgia, un festino come avevano deciso. Voleva Jack, aveva deciso di provare a cambiare, di darsi una possibilità e forse quel viso da bravo ragazzo le aveva dato l’input per tentare di aprire una porta all’affetto e all’amore.
L’usura di Jack, il suo cammino così faticoso dentro sé e l’annichilimento causato da anni di sostanze stupefacenti aveva fatto sì che alla sensibilità si sostituisse l’ottundimento, l’offuscamento, la confusione, la lontananza dall’essere umano che comunque nel fondo era. Ma l’animale prevale quando, delusi dalla ricerca di un senso della vita, ci si abbandona alla sopravvivenza materiale.
“Nessuno sceglie il male” pensava Jack “si perde il senso di ciò che siamo, è per questo che è importante conoscersi e tornare a sé, tornare a voler bene a quel bambino o bambina che si era”. Ma spesso ciò è impossibile, come essere partiti per un sentiero sbagliato e non essere più in grado di tornare indietro; perse le certezze, appunto, comincia la sopravvivenza.
Ma Marta gli aveva chiesto solo un po’ di solidarietà, non gli chiedeva certo una vita insieme. Voleva affetto e chissà? Se Jack le avesse dato anche solo un abbraccio, se anche solo avesse riscoperto la gioia di una contatto che non fosse sesso carnale (che ha il proprio valore ma che, perpetuato continuamente come lo aveva vissuto Jack, porta alla desensibilizzazione e all’assorbimento di ogni altra energia presente in sé).
Jack ricordò lo sguardo di Marta poco prima di sparare e cominciò a sentirsi male; nel frattempo, senza rendersene conto, si ritrovò già seduto sulla sedia elettrica mentre uno dei secondini gli appoggiava sulla testa la spugna umida e la calotta che avrebbe dato la scarica al suo cervello e a quello di Stewart.
Non si ribellava più alle guardie carcerarie, guardava fisso nel vuoto e pensava che in fondo quello che stava accadendo non era poi così sbagliato. Era sempre stato contrario alla pena di morte ma certamente non si sentiva innocente.
Assorto, mise a fuoco la vista e, dietro al vetro che separa chi assiste all’esecuzione, scorse una ventina di persone che avevano avuto accesso a quell’orrendo spettacolo.
C’erano giornalisti, parenti delle vittime, curiosi, religiosi con la bava alla bocca, repressi, frustrati da tutta l’ingiustizia subita durante la loro vita. Le persone si liberano nel vedere che almeno una parte del “male” paga il proprio debito ma non si rendono conto che questo è il male minore, il male più disgraziato, il male più indifeso, il male degli ultimi. Tutto ciò che non torna della vita sta nella loro ignoranza di esseri umani, ancora troppo inconsapevoli di ciò che veramente conta.
L’inevitabile era tornato, l’ultimo atto si compiva e Jack cominciava a prendere confidenza col momento della morte. Cominciava a percepire con piena coscienza e consapevolezza che la morte era davvero un passaggio e che in fondo la speranza permane; questo cominciò a far sentire Jack più libero, libero di morire e, quindi, libero di vivere e amare. Quella sensazione di eterna coscienza di sé al di là del limite corporeo.
Partì la scarica elettrica. La sensazione fu come se il suo corpo entrasse bagnato in una presa di corrente, un caustico calore penetrò in lui mentre il buio che lo circondava (a causa della maschera che gli copriva gli occhi durante l’esecuzione) si accese di luce accecante.
Stewart rivide immagini del proprio quinto compleanno, rivide sua sorella, era davanti a lui ma piangeva. Piangeva per gli abusi che subiva dal padre, nel silenzio impotente della loro madre. La Verità si svelò.
Lo strangolatore nella propria semplice anima vide Dio e la Luce. La sua anima si sentì accarezzare dalla dolcezza infinita e appagante, da un assoluto attraente e mistico, da un mistero che ancora non si svelava ma che, già alla porta d’ingresso, mostrava la propria inimmaginabile potenza.
Jack la percepì tramite Stewart ma se ne separò quasi subito. Avrebbe voluto andare anche lui ma una forza lo trattenne lì, in quel grosso corpo bruciacchiato a chiazze rosso rubino. Il corpo di Stewart era morto ma Jack era ancora dentro, distaccato dai fili recisi da una fisicità che non si muoveva più.
Era rimasto in stand-by, sentiva le voci dei secondini che ritualmente rimettevano a posto tutto il materiale con la pacata abitudine del chierichetto che ripone ammennicoli e acqua santa sotto la paterna protezione del prete.
In quel contesto buio tutto pareva assurdo: Jack ancora non se ne andava da quel corpo, era come chiuso fisicamente nella testa di Stewart ma senza alcun tipo di percezione fisica, il suo percorso era entrato come in una…

Metempsicosis – A morte (02) ultima modifica: 2013-12-17T09:14:02+00:00 da Michele Ermini

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