L’Inverno della Torre

La neve scendeva lieve sui tetti aguzzi e sulle vetuste pietre del solitario castello.

Nel mese del Custode la neve è muta testimone delle vite delle genti che attendono il sole così come fanno i semi nascosti nel profondo della terra.
Theresa sedeva silenziosa alla finestra serrata con pelli oliate così bene da consentirle di vedere il gelido spettacolo dell’inverno di Thersa.

Muta sentinella, vedeva molte cose, Theresa, cose che non tutti possono vedere.
Nello spiazzo del Mastio, fiero signore della pianura, poteva scorgere due figure scure. Esse si muovevano nella candida neve che seguitava a cadere densa e spessa sulle rocce del maniero.
Quelle figure erano ammantate di un nero e nel livore di quella giornata senza colore le parvero come ferite su un corpo pallido ed esangue, ormai privato del bene della vita.

Theresa rabbrividì. Perché era in quel luogo? Perché quel giorno? Cosa le sfuggiva?
La neve, il silenzio… il castello…

I suoi occhi pallidi, di un castano slavato, percorsero febbrilmente la sala immersa in quel silenzio inquietante.
Un pensiero la colpì improvviso: mancava il tavolo, per gli Astri, dove era finito? La donna si alzò e andò nel punto in cui la fratina di quercia aveva per tante lune raccolto la sua famiglia per il desco.

Ricordava perfettamente.

Suo marito Viktor, i suoi due figli Paul e Georg e la sua ultima nata, la piccola Adele. Un sorriso le fiorì sulle pallide labbra al pensiero della bambina.
La sua preziosa bambina.

Dove era ora? La sua testa bionda, le mani piccole e paffute…
Sentì improvvisamente un dolore al petto, ma si fece forza e cercò Adele nella grande sala vuota.

Ma Adele non era con lei.

E nemmeno il marito.

Theresa si mosse leggera tra le stanze e giunse al piano superiore in un solo istante. Davanti ai suoi occhi si aprì la camera da letto dei suoi tre figli. La donna gemette nel vedere che il tetto era sfondato e un sottile strato di neve gelava i tre letti spogli posti uno accanto all’altro. Come avrebbero superato l’inverno i suoi preziosi bambini con la neve come coperta?
Si agitò muovendosi da un letto all’altro alla ricerca di coperte calde per i figli, senza far rumore, senza muovere nemmeno un fiocco di neve.

Sulle scale di pietra udì uno scalpiccio sinistro, un grattare.

Gli spettri.

Gli spettri che aveva veduto poco prima!
Si portò la mano alla bocca, si morse le nocche per non gridare.
No, non erano un parto della sua immaginazione… e stavano salendo.
Lo sentiva nel petto, erano lì per lei.

Se solo Viktor fosse tornato dalla pattuglia, se solo fosse tornato, lei non si sarebbe sentita così inquieta, così… sperduta. Tornò nella grande sala e si guardò intorno alla ricerca di un’arma per difendersi. Il loro piccolo maniero era terribilmente vicino al Vallo e spesso c’erano stati attacchi, ma loro era una famiglia forte e avevano resistito sempre a tutto e a tutti proteggendo i loro villici. Avevano resistito sempre con valore confidando negli Astri. Mai le loro pietre avevano visto versare il sangue dei loro protetti.

Un lampo di memoria le attraversò la mente.

Un solo attimo e le parve di sentire il sangue che le scorreva viscido sulle mani, una fredda preghiera sulle labbra.
Scosse la testa, stava impazzendo sola in quel luogo silenzioso. Doveva aspettare che tornasse Viktor, doveva assolutamente proteggere la sua dimora.

I passi si erano ripetuti ancora e ancora e si avvicinavano.

Presa dal panico, scelse di nascondere dietro l’anta di una vecchia credenza e tenne tra le mani tremanti l’attizzatoio, non sarebbe morta, non quel giorno. I suoi figli avevano bisogno di lei, era la protettrice del castello, avrebbe fatto tutto, tutto per difendere le pietre della sua antica casa.

Una figura incappucciata entrò nella stanza facendo cigolare i cardini. Era alta e ammantata di nero, il cappuccio nascondeva i tratti del volto, i guanti neri la forma delle mani.

Theresa strinse la sua arma improvvisata fino a sbiancarsi le nocche.
Era giovane quando aveva visto gli emissari dei Quattro. Li aveva odiati con ogni sua fibra.

Se li ricordava, loro e il lezzo di paura che i loro stracci portavano impregnati.

Lei aveva silenziosamente stretto una pietra, una minuscola pietra, su cui era incisa una sola parola “Glaube”. In segreto la sua famiglia aveva innalzato le preghiere agli Astri anche quando era proibito. Avevano solo deciso di pregare senza proferire verbo.

“Glaube”… Fede nella sua lingua madre, era la parola incisa sulla pietra che aveva sempre tenuto al collo e ogni volta che pregava teneva quella pietra tra le dita. Non avrebbe potuto scrivervi Aster o Benedetto Angelo Bianco.
E sua figlia, tanto studiosa, non aveva scritto Sommo Sirio, ma Glaube… e suo marito non poteva avere sul suo corpo in nessun modo il nome del Valoroso Giudice Cieco, ma Glaube… solo Glaube era permesso e …

“Theresa Glaube!” esclamò la figura nera, con un tono antico e perentorio. I suoi pensieri furono completamente assorbiti in quella voce lontana.
Conosceva il suo nome.
“Theresa Glaube, sono qui per voi in nome del Custode dei Sepolcri.” disse con voce lenta.

La mano di Theresa cedette e l’attizzatoio cadde a terra con un rumore metallico. La figura si girò e si mosse con passo sicuro verso di lei. Quando le fu vicino vide e infine comprese. Sotto il cappuccio brillava una maschera bianca e simile ad un teschio, il medaglione del Custode dei sepolcri fermava il mantello.
“Oh astri…- mormorò la donna – no…”
Il sacerdote bruciò dell’incenso e il profumo la pervase.
Certo.
Ricordava.
Era morta.

In fondo lo sapeva, ma lo aveva dimenticato.

“Theresa Glaube, tua figlia mi ha mandato a te. E’ salva. Nessuno può incolparti. Nessuno.” La donna… il fantasma della donna… chiuse gli occhi. Era stata uccisa, vero. Aveva messo su un carro la figlia più piccola e tutti loro avevano combattuto. Lei aveva avuto il petto trafitto e le sue ultime parole erano il nome di un Astro.
Ed era quello del Custode.

Aprì gli occhi e incontrò quelli chiari del sacerdote. La vedeva, lo sapeva.
Gli sorrise.

“Theresa Glaube, in nome del Custode dei Sepolcri io ti sciolgo dai vincoli di questa terra. Hai vissuto e il tuo tempo è venuto. Nessun dovere ti lega a questa terra. Che il tuo viaggio sia sicuro, non temere, non sarai sola.” disse con voce ferma, ma non severa.

Theresa sentì il calore in quelle frasi e il ricordo del gelo della neve svanì per sempre.

 

L’Inverno della Torre ultima modifica: 2014-03-14T08:39:49+00:00 da Chiara Barbagli

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