L’Enigma – Atto secondo – 1/3

ATTO SECONDO

Siamo adesso nel ventre della piazza, all’interno della prigione: un locale molto grande, pieno di gente e di fumo; in fondo alla scena un bancone bar fornito di file e file di bottiglie, allineate su una grande finestra a spicchi che sembra affacciarsi sul locale retrostante, e poi vassoi, birra alla spina, con una porticina stretta stretta per la cucinetta. Davanti al bancone e su tutto lo spazio, tavoli affollati da gente grigia, porte aperte su ogni parete, scale che salgono verso dei ballatoi (anch’essi muniti di porte in vista, con gente che s’affaccia sul bar, sagome dietro alle porte illuminate dall’interno) e scale che scendono verso il basso.

La scena è quella sopra descritta; all’ingresso del fotografo, da destra, tutti i tavoli del locale sono pieni di gente grigia, in volto e nei vestiti: come paralizzati guardano tutti lui, anche dalle porte del ballatoio e da quelle alle pareti dei negozi altre persone stanno ferme ad osservarlo. Begun invece, vivo e terribile, lo aspetta sorridendo. E’ un uomo alto e imponente, con sopracciglia folte che si uniscono sopra al naso, imponente anche questo, e con un panciotto di velluto nero tutto liso e un grande grembiule bianco, sporco, infilato per un angolo nella cintura. Gli si rivolge con un sorriso che sottintende la sua stupidità, quella del fotografo, come un ragno che guardi una mosca impigliarsi nella sua tela vischiosa, pregustando il pasto. Il fotografo dà le spalle al pubblico e si muove titubante, incerto, come se presagisse la trappola. Ma è dentro ormai. Si sente un forte tonfo, la porta da cui è entrato si è richiusa. Si guarda alle spalle, cioè verso il pubblico, e poi alzando le spalle con aria dimessa porge la mano a Begun per salutarlo. Questo se la deterge platealmente sul grembiule sporco e poi gliela stringe, sogghignando. Tutta la gente riprende a parlare tra sé, chi gioca a carte, chi beve, chi mangia, chi entra nei vari negozi etc… Riprende insomma quella vita nascosta.

Begun: “Ma prego, si accomodi pure, prego, venga tra noi”
Fotografo: “No, guardi io volevo solo… Volevo solo un’informazione, là fuori non ho visto nessuno, proprio nessuno e allora…”
Begun: “Ecco si accomodi qui, c’è un tavolo libero, prego”
Fotografo: “Non volevo disturbare, io sono venuto qui perché…”
Begun: “Intanto si segga, beva qualcosa… Adesso verrà la ragazza e potrà ordinare”
Fotografo: “Ma io… Ecco, vede… Non…”
Begun: “Ecco la carta, intanto guardi cosa offriamo e non si preoccupi di niente, avrà tutto il tempo per chiedere informazioni… Tutto il tempo che vuole”

E gli avventori, tutti insieme come fossero un coro alpino, fanno il loro primo commento.

Avventori: “Abbiamo tutto il tempo che vogliamo, noi che della piazza siamo e dentro ad essa stiamo…”

Begun lo spinge quasi a sedere e gli porge un cartoncino ripiegato, poi se ne torna dietro al suo bancone mentre gli avventori recitano il primo commento corale; e lui, vinto anche dall’imperiosità di quell’uomo, si siede e posa in terra la sua sacca. Molti lo stanno osservando di sottecchi e lui lancia sorrisetti da tutte le parti, è imbarazzato ma anche sollevato per aver finalmente trovato delle persone a cui poter chiedere spiegazioni. Una luce illumina il suo tavolo mentre tutto il resto si scurisce, solo Begun dietro al banco del bar risalta sopra a tutti, anche il brusio degli avventori adesso si attenua. Per darsi un contegno inizia a leggere la carta.

Fotografo: “Gelato al limone con tricolore di pepe, al gusto di salvia, di rosmarino, di aloe, di pomodoro ciliegino… (la mimica facciale dovrà accompagnare ogni sua parola letta, facendo risaltare il suo stupore per la stranezza degli accostamenti) “Ma dove trovano chi gli consuma queste schifezze? Oppure carpaccio di tartaruga di mare, prosciutto di volpe argentata della Siberia, cotolette di pollo fritte servite fredde con salsa di soia, paella di riso alla catalana con lumache bollite… Basta!” (getta la carta sul tavolo con aria schifata, anche se sorridente, intanto Begun torna al suo tavolo)
Begun: “Non c’è niente che le piace?”
Fotografo: “Ho notato che non avete code di rospo, né ali di pipistrello e neppure capelli di strega…” (cerca di essere faceto ma lo sguardo di Begun è gelido mentre lo fissa con odio)
Fotografo: “Ma avete cose così assurde che io non conosco e non posso scegliere cose di cui non ho mai sentito il sapore… Mi creda, e poi io…
Begun: “Le consiglio il piatto del giorno, filetto di manato in salsa di papaia…”
Fotografo: “Lasci perdere questo manato… Che non so nemmeno cosa è… Sia gentile, mi ascolti io sto cercando di trovare l’Agenzia AFA, è un’agenzia fotografica che dovrebbe essere al n° 66 di Piazza Beccaria, è molto importante per me trovarla…”
Begun: “Perché non prova ad assaggiare…”
Fotografo: “Mi risponda, per Dio! Come faccio a trovare questa maledetta agenzia? La prego…”
Begun: “Non si agiti troppo signor mio, se lei afferma che quest’agenzia doveva essere nella piazza… Stia sicuro che l’agenzia c’è… Perché tutto ciò che deve esserci, o vuole esserci, è qui in questo locale, si guardi intorno e vedrà che la troverà”
Fotografo: “Ma non può essere qui in questo… In questo… Ma cos’è questo? Un bar?…”
Begun: “Le sembra solo un bar questo? Ha mai visto un macello dentro ad un bar? O un cinema? O una ferramenta? Questa è la piazza, questa è Piazza Beccaria!”
Avventori: “Questa è la piazza… Questa è la piazza… Questa è la piazza…” (coro sommesso)
Fotografo: “Ma cosa state dicendo? Mi prendete in giro? Là fuori è la piazza non qui”
Begun: “Sì, fuori c’è la piazza, vuota, come avrà visto, ma qui dentro c’è il suo cuore”
Fotografo: “Una piazza ha un cuore? Non mi dica! Che assurdità è questa? Ma mi ha preso per pazzo o forse sta scherzando? Se scherza allora…”
Begun: “Non sto scherzando, se ne accorgerà… Ma è sempre troppo presto perché lei possa capire… Vuole assaggiare la specialità della casa?…
Fotografo: “Sì, sì… Mi porti pure quello che vuole… Tanto è inutile parlare con lei”

 

 

L’Enigma – Atto secondo – 1/3 ultima modifica: 2012-02-03T10:41:00+00:00 da Fiorenzo Corsali

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