L’ascensore (2/2)

Lei si avvicina e siamo un unico suono: se fosse amore la musica, sarebbe così facile amarsi. Vorrei amarti, sembra dirmi tra le note che vanno, vorrei amarti anch’io e anzi t’amo già, amore mio.

“Occhi di miele
dammi quel bacio
l’ho visto passare
mi ha mancato per poco.
Sarà che forse l’ho perso
inciampando in un verso
così incerto è il confine
tra il perdere e avere.

Occhi di miele
porta indietro le ore
ho sognato un tramonto
ripensarci e tornare.
Sarò certo più attento
a quel bacio e altri cento
così incerto è il confine
tra il sognare e l’amare.

Occhi di miele
appena dentro quel bacio
c’era tutto il mio amore
l’ho perduto per sempre?”

Improvvisamente tutto tace e il suono cade. Come se qualcuno avesse alzato il braccio di un giradischi dal disco appoggiato sul piatto che continua a girare. Stupido piatto, come il mondo giri e come il mondo non ti accorgi che tutto è finito già.
Un tizio strano è arrivato, forse dall’alto o forse dal basso, non so, anche questo è un mistero. E tutt’intorno è silenzio, timore. Paura no, non direi, forse solo attesa di un gesto imperioso che più non tarderà.
«Angeli miei, siete stanchi di portare sogni che non si realizzano, siete stanchi di sussurrare pace, amore e libertà senza che nessuno vi ascolti. E vi capisco. Ma è forse stanco il vento di soffiare, è forse stanco il mare o il cielo, è forse stanca la luna di scandire il tempo? Siamo tutti qui perché abbiamo uno scopo e se anche uno solo di noi si arrende dovremo dire addio ai nostri sogni.»
No, non sono le parole e quello che dicono che mi cattura, e non è nemmeno quel volto stanco e forse malato o quel suo sguardo penetrante. È il suono della sua voce, quel vibrare lento della parola che diventa musica, la pace che mi stilla, goccia dopo goccia. Tutto tace e si placa, capisco che ho una missione da compiere io. Io, come tutti quelli che arrivano qui e poi tornano giù. Un giuramento, una promessa: salvare il mondo, porca puzzola!
    E allora tutti, in un solo gesto, ci mettiamo in fila ad aspettare, tutti in fila verso il vecchio Ascensore. Occhi di miele mi sussurra in un orecchio:
    «Tartaruga, io chiedo d’essere una tartaruga.»
«Tartaruga? Ma sei pazza. Che noia quella sua lentezza e poi il tempo che non passa mai, ma l’hai vista una tartaruga appena nata? Sembra già vecchia.»
«Sì però chiudi gli occhi e prova ad immaginare: il giorno sulla spiaggia a farti scaldare dai raggi del sole e la notte a farti cullare dal mare, senza alcuna fretta e sopra un tetto fatto solo di  stelle. Non è magnifico?»
«Mah, io penso che sceglierò Delfino. Mi piace quel giocare tra le onde, il mare che ti accarezza, il salto verso l’azzurro. E poi hai visto come canto bene? Sì, Delfino mi si addice di più!»
Intanto la fila scorre via silenziosa, coscienziosa del ruolo che andrà ad interpretare. Tutti intenti a non sbagliare e questa volta, caschi il mondo, anch’io devo stare ben attento a cosa scegliere, porca puzzola!
Riesco a sentire Occhi di miele che con quella sua dolce voce dice:
«Tartaruga» e poi va. Si gira un attimo, un solo attimo e un tuffo al cuore mi scuote tutto.
Il tizio strano mi scava dentro con quei suoi occhi color del mare e quasi senza muovere le labbra mi chiede:
«Tocca a te, cantante ribelle, hai deciso cosa vorrai essere nella nuova vita o preferisci lasciare tutto al caso?»
«Certo che voglio scegliere io. Ho deciso: Tartaruga dei Mari del Sud.»
«Tartaruga, Tartaruga … niente, mi spiace è finita la disponibilità. Abbiamo un problema di rientro con le tartarughe, si trovano così bene giù che dobbiamo aspettare anche duecento anni prima di farle tornare su. Se vuoi sono rimasti i soliti: Uomini, Topi di Fogna, Scarafaggi… »
«Ma no, porca puzzola!»
E Dio, che sarà pure un tizio strano, maniaco di questo scendere e salire eterno, ma che ha un cuore tenero e grande, mi dice:
«Puzzola? E Puzzola sia.»

 

Aldo Villa

L’ascensore (2/2) ultima modifica: 2016-03-22T08:44:51+00:00 da Inviati dai lettori

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