Il Re di Maggio (17)

Non ho mai capito, se la notte sia antica quanto il giorno. Forse prima vi era la notte, poi la luce dopo violenta battaglia s’impossessò del creato. La vittoria non fu completa, solamente una parte dell’infinito può godere di quell’immenso bagliore. Come sembra strano, questo camminare in silenzio, senza parlare, senza sentire, senza guardare, sicuri avanziamo ignari sui nostri passi. Le ombre che ci accompagnano, sembrano fuggite dalla tela. Questa luna splendente, può averle liberate, guardandoci come per dire, non vi svegliate continuate pure a sognare. Tabhoté è splendida sotto questo chiarore e non posso fare a meno di guardarla. Sembra che qualcosa ci leghi, forse è solo questo un sogno o una mia impressione. Lei mi guarda come se mi avesse sentito, con la mano tesa al cielo, quasi con fastidio, segue il volo di un elicottero che rompe il silenzio della notte. Un rumore inquietante. Il momento giusto per attaccare bottone con una scusa qualsiasi.

“Senti Tabhoté, quei due compari Giuliano e Cornelio, cosa fanno nella vita per abitare in una villa cosi mega?” “Non lo so, non glielo mai chiesto, sai come sono loro, molto… come dire… particolari e di poche parole. La sai la storia di quella villa?”.
“No, perché c’è una storia di quelle del tipo fantasmi o altre cose strane, lo sai che io non ci credo”. “Sì una specie, non è che ci siano i fantasmi, ma qualcosa di strano è successo molto tempo fa, vuoi che te la racconti?” “Va bene, sentiamo un po’, spero non sia una cosa troppo assurda”.
“Quella villa, era di un ricco imprenditore, una residenza di campagna, dove passare delle giornate tranquille. Si dice l’avesse acquistata all’asta. Il primo proprietario fu un vecchio pazzo, morto di follia verso la fine del secolo diciassettesimo. Costui era un cultore delle arti magiche e si proclamava figlio di Lucifero. Infatti, la villa è molto particolare e ti dirò che un po’ fa venire i brividi. Comunque, la vedrai è molto bella ed enigmatica. Il vecchio, non avendo eredi, se ne andò solo e lasciò la casa al suo destino. Fu così messa all’asta dal comune, con l’intento di utilizzarne il ricavato per scopi sociali. Il riccone aveva un figlio destinato a nozze con una bella ereditiera. Decise di celebrare il matrimonio in una pittoresca chiesetta adiacente, per poi banchettare nel giardino della villa, all’ombra degli alberi secolari in quel splendido parco. Gli invitati erano numerosi e tutti di ceto elevato, imprenditori, politici, nobili e alti prelati. La festa fu splendida, immensa la gioia dei due sposi. Dopo il convito, seguirono danze, giochi, spettacoli, fino all’ora in cui i due novelli dovettero lasciare la festa, per recarsi all’aeroporto dove imbarcarsi sull’aereo privato del ricco papà presidente. Per portarli a destinazione, fu messo a loro disposizione un elicottero. Gli sposini, salutarono tutta la bella gente che gli augurava tanta felicità e figli maschi. La sposa, che vestiva uno splendido abito con uno strascico lunghissimo, si diresse con il suo amato verso il velivolo, ma al momento di salire a bordo, si alzò un forte vento e lo strascico s’impigliò tra le pale del rotore, il tutto finì in tragedia. Alla vista della sua amata ormai defunta, lo sposo fuggì e con il suo fucile da caccia, pose una fine atroce ai propri giorni. La villa rimase chiusa per molti anni, il padre dello sposo non seppe mai darsi pace per quell’orribile tragedia. Disperatamente, cercò, tramite medium e maghi, di rintracciare le anime dei due giovani defunti per poterle ricongiungere. Promettendo la villa in dono a chi ne avesse avuto la facoltà”.
“Che storia triste, pensa, la vita come può riservarti brutte sorprese, quando meno te lo aspetti. La loro sembrava paradisiaca ed ecco che il Diavolo ci mette lo zampino”. Questa storia, mi lascia un dubbio, sembra solo un’impressione, forse come un dejà vu, alle volte capitano quelle situazioni e lasciano sempre un alone, difficile da cancellare. Jules cammina in silenzio, sembra che i nostri discorsi, non riescano a distoglierlo dai suoi pensieri, probabilmente la storia la conosce già, oppure si sta solo svuotando dai problemi giornalieri, per entrare libero e senza aloni. Il suo viso, tradisce un’emozione, sicuramente incontrare Servidio, non è la solita routine quotidiana. Mentre i giorni passano, come immagini in dissolvenza, il nostro sogno rimane chiuso in un cassetto, sempre pronto e vivo in noi. Non riesco a credere, che tutto ciò che ci gira intorno, sia l’unica possibilità, molti altri vivono storie diverse. La nostra può essere la migliore o forse non ha un senso. Il diverso fa paura, mentre noi camminiamo ritti sul sentiero, con i nostri soliti quattro passi, cerchiamo di andare oltre, facendo.

CINQUE PASSI
CINQUE PASSI
PER CHI NE CONOSCE IL SUONO
PER NOI
SENZA SUPPORRE STUPORE
CINQUE PASSI
PER CHI E’ FERMO NEL TEMPO
TRA LE NOTE STUPENDE
D’UN UNIVERSO CHE SORPRENDE
CINQUE PASSI
VECCHIO AMICO DI SOLITUDINE
SFIORANDO SENZA VEDERE
SFIORENDO A VICENDA

Il Re di Maggio (17) ultima modifica: 2014-01-31T08:37:05+00:00 da Umberto Del Negro

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