Il Re di Maggio (14)

Da domani, si cambierà stile di vita, quante volte, armato di ferrea volontà, ho messo in atto questo pensiero ricorrente e ogni volta non ricordare di esserci già passato, senza grossi successi. Eppure, questa voglia di cambiare, non sentirsi troppo nel giusto, sembra un’oppressione. Senza riuscire a prendere quella cosa che sta proprio lì. Come una farfalla che si posa sulla spalla, non la puoi sentire, ma se giri un attimo la testa, la puoi vedere. Mentre questi pensieri vagano per fatti loro, arriva Tabhoté, sarà forse lei la mia farfalla che devo prendere perché vive per me.

Che sogno complicato, se non fossi sveglio, si potrebbe dire che stia dormendo male. Non ti succede mai di sentirti sveglio, quando invece, stai dormendo e l’indomani, ricordare un sogno, come fosse vero. Mi torna in mente, quello del serpente, non so perché, ma ciò che ammaglia quei tre personaggi Biblici, rimane avvolto in un profondo mistero. Prova ad immaginare se il caso avesse voluto che Dio, per riposarsi un po’, decise d’inviare uno dei suoi angeli, affidandogli il compito di osservare l’operato di quelle due creature a lui tanto care.

Quell’angelo era il più bello il più potente, il primo, solo Dio era sopra di lui. Dopo molto tempo, passato in ammirazione davanti all’albero, come succede naturalmente, il frutto maturò e cadde al suolo per riprodursi. Eva vedendo il frutto del Signore a terra, lo raccolse, dicendo: “ Adamo, Sarebbe meglio avvisare Dio dell’accaduto”. Fu a quel punto, che l’angelo, da sempre geloso di quelle rare creature, capì d’aver la sua vendetta, servita su di un piatto d’argento. Non sopportava che quei due fossero così nelle grazie di Dio. Il divino permesso di riprodursi, provando un piacere estatico, mentre agli angeli fu proibito, lo rendeva maligno.

Così, disse: “Eva, Non preoccuparti dell’accaduto, avviserò il Signore personalmente”. In quel mentre apparve Dio, chiedendogli cosa facesse con il suo frutto in mano. L’Angelo, divenne una serpe, sibilò: “Lei l’ha colto”. Adamo, vedendola perduta, non la volle abbandonare, con un gesto di estrema follia, rinunciò al paradiso ingoiando la mela. Fu la prima rinuncia fatta da un uomo per una donna, poi ve ne furono altre, ma già lo sappiamo. Dio s’infuriò cacciando tutti tre dal paradiso. Da quel giorno la donna ebbe un rapporto di particolare riguardo verso il maligno. Ormai sapeva per certo, che l’uomo amava più lei che non il suo Signore. Fu così che l’uomo divenne il frutto, avendolo portato in se, la donna, una raccoglitrice, mentre la serpe perse tutto, senza promesse di perdono. Tutto questo rimane un profondo…

ARCANO
LACRIMA IL CIELO
SU DI ME
QUESTA E’ L’ILLUSIONE
CHE MI DA LA VITA
SE MI CRESCE L’ANIMA
E’ UNA SPLENDIDA EMOZIONE
RINASCI RITORNA
IO TI ASPETTERÒ
IL MIO SACRIFICIO TRA LE MANI
E’ L’ALTARE LA MIA PIETRA
MENTRE IL SANGUE
UNA PARTE DI ME
E’ SOLO MIO IL MODO
PER CUI MI CHIEDO QUESTE COSE
DOVE L’ARCANO PROFONDO
TI UCCIDERÀ
QUALE UOMO TU VIVRAI
QUALE UOMO SPARIRAI

Il Re di Maggio (14) ultima modifica: 2014-01-10T08:26:03+00:00 da Umberto Del Negro

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