Il Re di Maggio (11)

Come vorrei, dimenticare, uscire, recuperare il mio abito e andarmene lontano. Cosa mi lega a tutto questo, il destino, forse l’ambiguità, o probabilmente l’inedia. Meglio finire la rossa, senza troppa fretta e poi via a casa, domani si vedrà. Però, sono uscito con la speranza o la sensazione che qualcosa mi aspettasse. Questa notte non è forse in grado di regalarmi almeno una speranza? Quello sì, sarebbe un bel regalo per finire la serata in modo splendido, è appena entrata Tabhoté, una bella donna, dalle lontane origini Africane. Non è nera né mulatta, ma si può dire che la sua pelle non sia bianca come la neve. Con nostalgia ricorda quel magico continente. Sembra soffrire, come molti che ci sono andati, di mal d’Africa. Con lei parlo volentieri è molto simpatica, conosce un sacco di vecchie storie e antiche tradizioni dai costumi ormai dimenticati.

“Ciao”.
“Ciao”.
“Che cosa fai lì da solo”.
“Niente di particolare, anzi, a dire il vero, sto per andare a casa”.
“Aspetta un attimo, prima d’andartene, perché, ho incontrato Cornelio e Giuliano, mi hanno detto, che è tornato Servidio, da uno dei suoi lunghi viaggi, è ospite da loro. Mi sa che danno una festa, se ti va, puoi venire anche tu”.
“Perché no, da un po’ che non si vede il santone in giro”.
“Non chiamarlo così, lo sai che lui non vuole”.
“Si, ma dai, come si veste, sembra proprio uno di quei santoni Indiani”.
“Sai che non si deve giudicare le persone dall’abito”.
“Non lo giudico, ma sembra proprio un fuori di testa”.
“Diciamo pure, che non rientra nella normalità delle cose per come le vediamo noi. Lui ha un’altra visione del mondo. Forse i fuori di testa siamo noi che dissipiamo le nostre energie, per raggiungere qualcosa, che alla fine può rivelarsi del tutto inutile”.
“Mah! Non posso darti torto”.
“Facciamo così, vado un attimo a parlare con Jules e poi torno qui, ok”.
“Ok”.
Jules, sembra il Cristo, quando cacciò i mercanti dal tempio. Continua la sua discussione con quel tizio, in modo sempre più agitato, dai suoi gesti sembra in preda alla follia più completa. Vedendo Tabhoté dirigersi verso di lui, taglia corto, con un finale che secondo me non fa una piega. “Se hai dei dubbi, su di te o sulla tua vita, continua pure a leggere il tuo libro, se i dubbi si dissipano, stai attento potresti fare del male a te stesso ed anche al tuo prossimo, ora scusami ma ho altro da fare”.

DUBBIO ETERNO

ASSALE ALLE SPALLE
INFIDO E LESTO
COME LAMA
VIGLIACCHE MANI
RUBANDO LA PACE
D’UN SOGNO TRANQUILLO

Il Re di Maggio (11) ultima modifica: 2013-12-20T09:13:02+00:00 da Umberto Del Negro

---

Post Navigation