Il prezzo della medicina

Lui non voleva essere il prossimo e neanche quello dopo. Lui era solo capitato lì per sbaglio, erano anni che non andava dal dottore ed aveva giurato a se stesso che, nel caso fosse uscito vivo da quell’incubo, non sarebbe mai più andato in un ambulatorio medico.
Il tutto era iniziato due ore prima; come tutte le settimane era andato a trovare sua madre. Passava di là con una certa frequenza da quando suo padre era morto di ischemia 4 mesi prima. Fino ad allora le sue visite erano sporadiche, anche se si sentiva quasi tutti i giorni per telefono con i suoi. Ma da quando non c’era più il vecchio, si sentiva in obbligo di andare costantemente da mamma, anche solo per un saluto. Quel pomeriggio sua madre gli chiese il piacere di andare dal dottore per una ricetta. Accettò senza fiatare, anche se un po’ gli rompeva, perché ascoltare le lamentele di quattro vecchi seduti in sala d’attesa certo non lo interessava. Era il tipico luogo che lui detestava, un po’ come andare al bar e ascoltare quei quattro sfigati di trenta-quarantenni  in perenne depressione, ultimi degli ultimi, più per scelta che per destino. Era angosciato dai bar e dal nulla di cui erano pieni. Il nulla erano centinaia di uomini e sempre più donne, che riempivano le loro giornate di attese di una vita migliore, vuoti dentro e inutili fuori. Così era per lui anche la sala d’attesa del medico di sua mamma. Piena di vecchi che vivevano nel dolore e per il dolore, toglierlo voleva dire ammazzarli, ma così pieni di dolore avevano paura di morire. Si cibavano di lamentele, sofferenze e pene. Il mondo era pieno di persone senza futuro, evidentemente quelle interessanti erano tutte morte. Era in sala d’attesa da ormai un po’ di tempo, sapeva che sarebbe toccato a lui entrare, ormai mancavano solo due vecchi prima di lui. Ma proprio non voleva arrivasse il suo turno. Conosceva bene il dottore, quando viveva con i suoi era stato il suo medico di base. Sapeva che gli avrebbe fatto l’interrogatorio, gli avrebbe chiesto come andava la sua vita lontano da casa, gli avrebbe chiesto del lavoro, di una eventuale famiglia, che non aveva. Il medico, ormai ultra settantenne, gli avrebbe fatto sudare le famose sette camicie prima di concedergli finalmente l’agognata ricetta. Pensò al fatto che la vecchiaia ti rincoglionisce, indipendentemente dal fatto che tu sia medico oppure no, invece di startene buono e odorarti mentre inizi a sapere di morto, pretendi che il mondo abbia voglia di ascoltare le tue lamentele, che spesso neanche tu capisci. Come quei giovani ormai maturi da decenni ma non così vecchi d’aver superato i cinquanta, che si lamentano perché il mondo non li capisce, come se ci fosse da capire qualcosa dalla tristezza di certi quarantenni. Così impegnati a ululare alla luna la loro tristezza, da non trovare il tempo per impegnarsi a combinare qualcosa di buono.
Sfogliò un po’ tutti i giornali che c’erano in sala d’attesa, fino a quel momento era stato molto bravo ad evitare ogni sguardo ed ogni battuta dei cinque millenari in sala. Quando uno dei vecchi, avrà avuto almeno settantacinque anni, provò a scambiare due parole con lui, dicendogli che se il tempo andava avanti così l’estate sarebbe stata molto calda, decise di ignorarlo beatamente e affidarsi alla sua immaginazione. Entrò così, nello studio del medico, un uomo armato che aprì la porta con una pedata. Sparò due colpi per terra per attirare l’attenzione e impaurire i presenti. Guardò in faccia i primi due vecchietti, marito e moglie, che stavano vicino alla porta di entrata, e sparò loro due colpi in testa. Prima a lui e poi a lei, i due corpi caddero a terra in pochi secondi. I fogli del pronto soccorso che teneva in mano la vecchia, caddero per tutto lo studio, sporchi di sangue schizzato dalle due teste fracassate. Si tenevano ancora per mano quando i loro corpi esangui toccarono il pavimento. Gli altri 3 vecchi iniziarono ad urlare e pregare. L’unico che trovò le forze per alzarsi, venne sbattuto sulla portafinestra con una gomitata, sbatté violentemente il naso e cadde per terra. Era morto e non era servito sparare. Gli altri due vennero fatti fuori in maniere diverse, il settantacinquenne, seduto vicino al tipo, provò a proferire parola e a far ragionare il killer, il quale lo zittì per sempre con una scarpata in piene ventre, dovette solo aspettare che il vecchio si inginocchiasse per la botta ai coglioni e un solo colpo forte e definitivo alla nuca pose fine alla chiacchierata e alla vita del pacificatore in erba. L’altro, che in realtà era una vecchia decrepita, venne impallinata con almeno sette, otto colpi su tutto il corpo. Rimase seduta, così com’era, sulla sedia nell’angolo della stanza. Comprensibilmente, da dentro lo studio del dottore si sentirono gli spari, che durarono in realtà pochi secondi, infatti appena il killer finì di sparare l’ultimo colpo, uscì dal suo studio il dottore. Affrontò il killer con una certa serietà, nel suo sguardo c’era una volontà di sfida e un impeto di supremazia. Quasi a rendere santa la propria professione. Il killer non gli diede modo di esprimere in qualche maniera tutta quella sicurezza, sparò due colpi in pieno volto. Il primo, squarciò al medico il labbro inferiore, mentre il secondo gli portò via l’occhio sinistro. Si ritrovò in ginocchio, con le mani al viso che provavano a tamponare i fiumi di sangue che gli rigavano il volto e la voce da checca isterica che piangeva. Fu finito con una scarica di una decina di colpi sul busto. Calò un silenzio inusuale per uno studio medico, il killer si voltò verso l’uomo, gli fece l’occhiolino e uscì chiudendo la porta con una certa delicatezza.
L’unico sopravvissuto rimase un attimo ad osservare la scena, pensò subito ad un cimitero a cielo aperto. Si alzò di scatto, entrò nello studio del medico facendo uno slalom tra i cadaveri. Si sedette al posto del dottore, s’accorse che la signora che era dentro dal medico in quel momento era seduta di fronte a lui ma era morta, diagnosticò, da provetto medico, un infarto. Prese il blocchetto del medico, fece la ricetta per la mamma copiandola da quella che aveva portato da casa dei suoi. Si alzò, ripose la sedia, spense educatamente tutte le luci, accostò la porta dell’ufficio. Stando attento a non pestare i cadaveri, attraversò la sala d’attesa, spense anche quella luce, chiuse la porta, come aveva fatto qualche minuto prima il killer e uscì.

Il prezzo della medicina ultima modifica: 2015-09-28T08:17:20+00:00 da Mauro Fornaro

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