II. First steps

Eccomi,
fetido verme grigiastro, nato dal ventre di un moscone gonfio di istinto autoconservativo e germi marci. Ancora lo ascolto ronzare mentre si allontana, quando già l’odore acre del terreno umido di pioggia inizia ad inondare le mie membra.

Fetido verme insignificante, strisciando  faticosamente mi avviluppo  in questo labirinto di morbose percezioni; abbandonato all’esistenza tra le ombre di un anonimo natale e il tenue bagliore di scarne speranze future, già rifuggo la vita, immenso orrore. Percepisco il lamento dei fiori: soffrono il peso del cielo.

Fetido verme suppurato, ascolto le urla del vento e il tremore del suolo, assediato da sciami di gocce lucenti; ascolto l’odore gelido dell’aria rarefatta e l’odioso impeto piovano, stridule lame di ghiaccio sulle mie carni nude, spasimi muti, eterno supplizio.

Maledico l’odio materno che mi mise al mondo e l’amore che non mi fu mai concesso; e intanto già la vita mi si offre tra le sue più dolci e macabre esalazioni.

La terra mi chiama, la prole è dannata: troverò riparo, o troverò la morte. Comincio a scavare, scavo e scavo ancora, contorcendomi visceralmente come un forsennato, facendo del mio corpo oblungo un esile uncino; ma presto mi fermo, stremato: trasudo dolore.

Il tempo scorre lentamente, laconico spettatore, ma scorre, e questo è quanto basta. Scorre quel tempo che domattina avrà avidamente divorato tutte le angosce, le fatiche e i folli deliri notturni; e della mia vana, patetica fuga, non rimarranno che gli avanzi, a far da pasto a luride carogne.

Vinto mi abbandono al tetro cielo, sedotto da questo funebre, estatico lamento.

II. First steps ultima modifica: 2013-03-26T09:07:47+00:00 da Daniele Zappatore

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