Gocce 2/6

La luce infida di una giornata di pioggia filtrava attraverso le fessure dei battenti. Una musica lontana e moderna stonava con l’ordinato ticchettio della sveglia sul comodino di legno laccato. Otto e quindici. Tutto trasudava ordine in quella stanza.

Aprì gli occhi, il letto sembrava vuoto, il vecchio ci si infilava la sera con circospezione, con rispetto. Un letto perfettamente rifatto, un’icona del migliore dei mondi possibili.
Il vecchio era un pensionato, aveva lavorato, un tempo, molti risvegli e molti letti ben rifatti fa. Un posto. Poteva essere stato un contabile o un geometra. Qualcosa a che fare con l’ordine, le regole. Non ricordava. Aveva cominciato pochi mesi prima a dimenticare cose del genere. Quindici giorni dopo la prima volta, aveva scritto il primo appunto.

Significativo:
1° Maggio 2001, mi chiamo Gennaro Bonfanti, vivo in Via Malta 12, in una città di merda.

Lo faceva come primissima cosa ogni mattina, afferrava il bloc-notes bisunto dall’uso e andava a rileggersi l’ultimo appunto della sera prima. Aggiornava quella specie di diario dell’esistenza, come un “tutto il calcio minuto per minuto” del presente.
Bloc-notes ovunque, in ogni cassetto di ogni mobile di ogni stanza.

Il dottore aveva detto Alzheimer, il vecchio aveva stracciato il foglio intestato:
Visita medica. Geriatria. Stanza 7.
Dott. Morcelli. Mercoledì 5 Luglio 2001.
Vedi appunti 2 Luglio.
Poi lo aveva bruciato, ci si era acceso una Nazionale, fumava Nazionali come da appunti 3 Luglio e si era completamente scordato di Morcelli, di Alzheimer e di quella puzza di disinfettante su mura gialline.

Si avvicinò alla finestra con il blocco nuovo in mano, scrisse “Se fossi un pettirosso…”, continuò per molti secondi, poi si fermò, contò fino a 15 e prese il bloc-notes della sera prima, diceva “Hai il pigiama addosso, le pantofole sono sotto il letto, il vestito marrone di velluto è nell’armadio, il latte nel frigorifero (mobile giallo che fa rumore), le chiavi nella porta ecc. ecc”. Gli appunti finivano con “la latteria è in Via Argentina, Via Malta 100 metri a sin. e poi 50 passi”. Posò il blocco. Fece tutto quello che dicevano i fogli, poi si fermò vicino alla barbona, qualche metro prima, incerto sul da farsi, consultò le parole scritte, dicevano “Se fossi un pettirosso…”. Aveva sbagliato bloc-notes.

Se ne rammaricò, poi se ne dimenticò. Riprese a contare mentalmente.

 

 

Gocce 2/6 ultima modifica: 2012-02-20T09:36:30+00:00 da Manuel Galbiati

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